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L’allerta dell’ISS sulla cannabis e le sigarette elettroniche

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L’allerta è partito congiuntamente a dicembre dall’Istituto Superiore di Sanità e dal Dipartimento anti-droghe del governo: «In e-liquidi venduti recentemente come Cbd (cannabidiolo) nel Regno Unito – scrive oggi Il Giornale – sono stati trovati i cannabinoidi sintetici». «Prodotti adulterati simili sono stati segnalati negli Stati Uniti». Nello Utah in due mesi, addirittura «52 casi di avvelenamento». E – prosegue la lettera – attualmente non esiste un antidoto.  Il professor Carlo Locatelli, direttore del Centro antiveleni di Pavia e tossicologo, uno degli esperti che hanno lavorato alla supervisione scientifica dell’allerta, spiega: «Le sigarette elettroniche hanno avuto un grande mercato, con vari tipi di prodotti da fumare. Normalmente dovrebbero avere nicotina in un certo quantitativo, più o meno forte, poi altri componenti, che danno la sensazione del fumo in gola,per“accontentare” il fumatore. Ora, succede che le sigarette elettroniche vengano utilizzate per fumare altro, perché sono un piccolo braciere, che in realtà non brucia ma vaporizza principi che possono essere fumati,inalati. E ci può essere gente che va in giro con questo oggetto e poi magari ha dentro una droga potentissima».

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Il documento dell’ISS (Il Giornale, 12 gennaio 2019)

«Dunque, si sono verificati questi cluster di casi,dovuti ad alcuni prodotti venduti come cannabidiolo, uno dei due componenti della marijuana, quello che dovrebbe fare meno effetti, e controbilanciare il tetraidrocannabinolo, che è la sostanza che dà dipendenza e abuso». «Questi prodotti- prosegue Locatelli sono in realtà risultati contaminati con cannabinoidi sintetici, un gruppo di molecole che sono il 50% di quelle in circolazione nel mondo come nuove sostanze psicoattive». Si tratta di sostanze un tempo sintetizzate per produrre molecole che andassero ad agire con alcune proprietà particolari sui destinatari. Ma in realtà non sono mai state usate.

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