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Calenda vuole il “governo di transizione” con PD, M5S e Lega

carlo calenda virginia raggi

Carlo Calenda si è appena iscritto al Partito Democratico ed è già diventato una “risorsa” partecipando alla sua prima direzione qualche giorno fa. Oggi, in un’intervista rilasciata a Claudio Tito di Repubblica, propone una svolta governista al suo nuovo partito. Secondo il ministro dello Sviluppo di Gentiloni il Partito Democratico non deve auspicare un governo Salvini-Di Maio ma diventare promotore di un esecutivo tecnico e di transizione, che cambi la legge elettorale e tagli i costi della politica per riportare di nuovo il paese al voto:

«Il Pd dovrebbe proporre la costituzione di un Governo di transizione sostenuto da tutte le forze politiche e parallelamente la formazione di una commissione bicamerale sulle riforme istituzionali che risolva tre questioni fondamentali: la possibilità di formare esecutivi stabili in un sistema politico tripolare, il rapporto tra autonomia delle regioni e interesse nazionale, i tagli ai costi della politica e soprattutto la trasparenza nella gestione dei partiti. Una Commissione la cui Presidenza possa essere del Movimento 5S che rappresenta oggi il primo partito e potrebbe proporre alle altre forze la sua idea sulla terza repubblica».

Mi scusi, ma mi pare che lei la faccia troppo facile. Il suo partito, il Pd, ha tenuto tutt’altra linea fino ad ora. Nessuna alleanza.
«Ma noi non dobbiamo accettare alleanze. Se mi parlassero di un accrocchio politico, anche io direi no. Ma a questo punto non può dire soltanto “opposizione e basta”. Va rovesciata la prospettiva».

Lei dice “a questo punto”. A quale punto si riferisce?
«Si è capito che nessuno ha vinto le elezioni e i tentativi di costruire un governo politico tra Lega e M5S mostrano tutta la fragilità di questo progetto. È viceversa chiaro che il Pd ha perso le elezioni e che non può partecipare ad un governo politico con i grillini o la destra senza tradire se stesso e i propri elettori. Noi allora non possiamo rinchiuderci nel recinto delle nostre infinite polemiche interne su Assemblee, primarie e caminetti o nel “tanto peggio tanto meglio” arrivando ad auspicare un Governo Salvini-Di Maio».

carlo calenda pd antirenzi

Calenda immagina un sistema elettorale maggioritario con doppio turno, senza spiegare se il voto di ballottaggio servirebbe a premiare la coalizione vincente o a tornare al voto in ogni collegio per la scelta tra i due migliori piazzati.

Renzi, che un peso nel partito ce l’ha ancora, non ne vuol sentire nemmeno parlare. Preferisce che si certifichi prima l’insuccesso di Lega e M5S.
«Ripeto: quel governo sarebbe una iattura. E io non chiedo un governo politico. Su questo sono assolutamente d’accordo con Renzi. Dobbiamo però fare una proposta. Per uscire da questo vicolo cieco e anche per aprire in modo ordinato e sicuro la terza Repubblica».

Scusi, ma sulle riforme costituzionali mi pare che il Pd si sia già scornato. Servirebbe una transizione davvero lunga.
«Lo so. Ma possiamo rinunciare? So bene che ci servirebbero almeno due anni. Ma solo così si uscirebbe dalla Seconda Repubblica».

Con questo tripolarismo quale legge elettorale può garantire la stabilità?
«Il doppio turno maggioritario con, appunto, una riforma costituzionale».

Lei saprebbe anche a chi affidare la presidenza del consiglio di questo governo?
«No, non lo so. In questo momento bisogna in primo luogo verificare se c’è la disponibilità a una prospettiva più larga rispetto a quella di cui si discute in questi giorni».

Qualcuno dirà che lei si candida alla guida di questo esecutivo.
«Se avessi questa idea, non farei questa intervista. Rimarrei in silenzio».

EDIT: In nome del motto “Se non è zuppa è pan bagnato”, Carlo Calenda smentisce (?) così il titolo di Repubblica:

carlo calenda

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