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Bruno Rota torna all'attacco di Enrico Stefàno e del M5S Roma

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In uno status visibile soltanto ai suoi amici ieri Bruno Rota è tornato a polemizzare con Enrico Stefano e con il M5S per la vicenda delle segnalazioni dopo la pubblicazione da parte di quest’ultimo di uno dei messaggi inviati all’epoca all’ormai ex direttore generale dell’ATAC.

Bruno Rota torna all’attacco di Enrico Stefàno

Rota dice che il messaggio pubblicato “è sufficiente a dimostrare che dicevo bene nel riferire del suo interesse alle soluzioni della società Conduent Italia che si occupa di bigliettazione. Rimasi a suo tempo stupito e continuo a ritenere assai anomale che un consigliere comunale incontri potenziali fornitori delle aziende comunali. L’ho sempre ritenuto, lo continuo a ritenere ora e non solo perché Stefàno milita nel M5S. Comunque se è lecito pubblicare sms, messaggi, mail… ritengo si possa fare per tutti. Anche per le cariche istituzionali. Allora presto ci divertiremo davvero tanto. Anche prima di vederci in tribunale”.

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Lo status di Bruno Rota pubblicato ieri su Facebook

E subito dopo telefona a In Onda, dove sta parlando Alfonso Bonafede, per mettere in atto concretamente le minacce dello status. Prima Rota spiega che la parola “delinquenti” lui l’ha attribuito a coloro che “hanno fatto sparire la mia lettera di dimissioni e ha provato a raccontare alla gente che io sono stato silurato”: chiaro il riferimento all’ATAC, che aveva fatto circolare in una nota l’annuncio del ritiro delle deleghe.

Stefàno, Rota e la bigliettazione

Poi Rota smentisce di aver attribuito premi ai dirigenti: “I premi ai dirigenti nel 2017 non sono stati attribuiti. C’è gente che va in giro a raccontare fandonie”, sostiene, riferendosi a un sindacalista che durante un servizio aveva raccontato la storia. Su Stefàno prima Rota precisa di non aver parlato di raccomandazioni: “Il consigliere Stefàno l’ultimo mio giorno in ATAC con grande coraggio e sprezzo del pericolo ha detto che avrei dovuto occuparmi di più di bigliettazioni. Siccome mi rompeva le scatole da parecchie settimane sulla bigliettazione, ho fatto un post per ricordare a Stefàno che era fortemente interessato alle soluzioni della società Conduent. Dopo tre giorni di mutismo lui ha pubblicato il messaggino”.

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La risposta di Bruno Rota sullo status di Enrico Stefano

E ribadisce il punto: “Che un consigliere comunale incontri i potenziali fornitori dell’azienda lo trovo anomalo. Io ho lavorato per tante settimane senza neanche tornare a Milano per mettere in piedi questo progetto di concordato preventivo. Fino a 10 giorni fa erano tutti d’accordo. Quando ho percepito che non era così, mi sono dimesso. L’unico modo per evitare il fallimento è il concordato preventivo. L’ultimo giorno Raggi mi ha convocato in Campidoglio e poi non l’ho trovata a salutarmi. Se la sindaca ha cambiato idea lo spiegherà ai romani”.

Il concordato preventivo per ATAC

E quindi Rota spiega che su un progetto come il concordato ci vuole un consenso diffuso. “Non c’era più, per questo me ne sono andato. Quello che non si poteva fare era continuare a raccontare montagne di balle su nuovi mezzi e investimenti quando l’azienda non poteva pagare i fornitori”.

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Lo status di risposta di Enrico Stefàno a Bruno Rota

Infine nell’ultimo intervento Rota spiega che in sei anni a Milano non ha mai incontrato Conduent e ribadisce di aver trovato anomalo che la incontrassero i consiglieri comunali prima ancora che si facessero le gare. “Vediamo se Stefàno me ne ha mandato uno o me ne ha mandati cinque”, ribadisce Rota. “A parte che del concordato si parla da due mesi, io ho avuto l’impressione che non ci sia la comprensione dell’urgenza. Ogni giorno che si perde si possono fare errori e disastri”.