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La storia del brexiter che si lamenta perché con la Brexit fa la coda all’aeroporto

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Brexit: quattordici giorni dopo. Il 31 gennaio il Regno Unito è ufficialmente uscito dall’Unione Europea completando il travagliato percorso iniziato con il referendum sulla Brexit del 2016. Grandi gioie e festeggiamenti oltre Manica, allo scoccare della mezzanotte di due settimane fa. Il popolo britannico ha liberamente scelto la Brexit, i suoi governanti lo hanno accompagnato alla porta tra mille difficoltà. E adesso inizia il bello.

Lo spettacolo dei brexiters che si accorgono dei problemi della Brexit

Perché nonostante anche dalle nostre parti si dipinga l’Unione Europea come un gigantesco Moloch di burocrati, una matrigna severa e avara oppure la fiera del relativismo e del multiculturalismo la realtà delle cose è che la UE è la cosa migliore che è capitata al nostro continente negli ultimi settant’anni. Poteva e può essere fatta meglio, ma dopo sette decenni la vita fuori dalla UE è molto più difficile. E se lo sarà per il Regno Unito, che è sempre stato un membro sui generis della Comunità Europea e che non ha mai adottato la moneta comune figuriamoci per gli altri.

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Il tutto senza considerare che il Regno Unito ha un vantaggio che noi continentali non abbiamo: è un’isola e il controllo delle frontiere è senza dubbio più semplice. Ma anche per i sudditi della Corona la Brexit la cosa non sarà indolore. Oggi su Twitter è comparso il tweet di un brexiter che si lamentava delle code e delle attese all’aeroporto di Schipol (Olanda) per il controllo dei passaporti dicendo che “non è questa la Brexit per cui ho votato”. Il senso del tweet è che ora che il Regno Unito è uscito dalla UE i suoi cittadini dovranno fare la coda per il controllo dei documenti dedicata ai cittadini extracomunitari. C’è chi ritiene si tratti di un account-parodia del “brexiter tipo” oppure di un vero brexiter che dimostrando di non averci capito nulla scambia una coda al controllo passaporti per una cosa legata alla brexit. L’Independent però riferisce che un portavoce dell’aeroporto di Schipol ha detto che le lungaggini ai controlli dei documenti di ieri erano dovute al fatto che il personale e lo staff sta facendo un aggiornamento sulle nuove regole doganali. Che però non sono ancora in vigore. 

Il periodo di transizione: ovvero la Brexit ancora non c’è

La ragione è semplice: dal 31 gennaio 2021 al 31 dicembre 2020 è in vigore il periodo di transizione. Vale a dire che fino allo scoccare del 2021 le cose rimarranno più o meno invariate e i cittadini britannici potranno continuare a viaggiare verso i paesi dell’area Schengen (il Regno Unito non ne faceva parte nemmeno prima) con il loro passaporto. L’area Schengen è quella zona di “Europa senza confini” all’interno della quale persone, merci, servizi e capitali possono circolare liberamente.

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Chi è stato in Regno Unito prima che la Brexit entrasse in vigore quindi non vedrà particolari cambiamenti, questo perché fino alla fine del 2020 le attuali regole sulla circolazione delle persone e sugli affari tra UK e UE, rimarranno invariate. In buona sostanza il diritto Ue continuerà ad applicarsi al Regno Unito e al suo interno e l’Ue tratterà il Regno Unito alla stregua di uno Stato membro, salvo per la partecipazione alle istituzioni e alle strutture di governance dell’Ue (infatti gli europarlamentari britannici hanno già detto addio al Parlamento di Strasburgo). Al termine del periodo di transizione invece per andare in Regno Unito dalla UE servirà il passaporto (e probabilmente qualche forma di visto).

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Quello che succederà dopo il 31 dicembre di quest’anno invece è abbastanza semplice: tutto questo finirà. Ed infatti il Governo britannico ha già annunciato il 10 febbraio l’intenzione di implementare controlli doganali sulle merci di provenienza europea al confine al termine del periodo di transizione. La BBC scrive che a causa di questi controlli (che ora non ci sono) ci saranno inevitabili problemi. Non solo per quanto riguarda i prezzi – il Regno Unito dovrà negoziare degli accordi commerciali e potrà imporre dei dazi sulle importazioni – ma anche sulla disponibilità dei prodotti made in EU sugli scaffali dei negozi e dei supermercati inglesi. Questo, più tutta una serie di adempimenti burocratici che dovranno essere espletati da ambo le parti, si tradurrà in un evitabile aumento dei costi per tutti coloro che commerciano con da e con il Regno Unito verso l’Unione Europea. Ma, come dicono i fedeli sudditi di Sua Maestà, Brexit means Brexit.

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