Fatti

Bossi non può parlare a Pontida. Glielo vieta Salvini

bossi corna zaia

Matteo Salvini ha deciso che Umberto Bossi non avrebbe parlato oggi a Pontida e così è stato. Ma il Senatùr non è riuscito a trattenersi e ha tirato fuori un po’ di numeri dei suoi. «Salvini mi ha detto che non voleva farmi fischiare. Ma è un segnale che devo andarmene via», ha detto lo stesso Bossi all’uscita di un ristorante nella cittadina dove la Lega festeggia il suo raduno annuale. Matteo Salvini “racconta delle balle”. Si è sentito tradito? “Io non mi sono mai aspettato niente da Salvini, non mi ha aspetto niente da chi ha tradito il Nord”. Il processo che ha portato al sequestro dei conti della Lega “è una cosa che non ha senso”. A chi gli chiedeva se si sentisse responsabile, “Ma che cosa dite? Io non ho preso i soldi, è un processo ordito dai servizi segreti”.

Bossi non può parlare a Pontida. Glielo vieta Salvini

Nessuno lo dice apertamente, ma dietro il silenzio imposto a Bossi c’è il sequestro preventivo dei conti della Lega disposto dal tribunale di Genova. E il fatto che il Senatùr abbia tirato in ballo addirittura i servizi segreti per giustificare la situazione disperata ma non seria in cui si è infilata la Lega (il segretario, per pareggiare i conti, ha incolpato i fasciocomunisti) dà l’idea di quanto la situazione sia disperata ma non seria. L’unico momento in cui Bossi è stato tirato in ballo è stato quando il segretario Matteo Salvini ha terminato il suo intervento ringraziando i suoi predecessori, senza citarlo apertamente. “Ho imparato molto da chi è venuto prima di me – ha detto Salvini -. Se siamo qua oggi è perché la Lega ha radici profonde, e ringrazio chi prima di me ha avuto onere e onore di essere segretario di questo meraviglioso movimento”. “Dalle Alpi alla Sicilia riprendiamo in mano il nostro paese”, ha chiesto il segretario ai militanti, prima di lasciare il palco e concedersi un ultimo bagno di folla.
lega ladrona conti correnti bloccati
In compenso Salvini si è beccato la critica velata di Maroni (“La decisione è stata presa dal segretario Matteo Salvini, ma per me Bossi a Pontida ha sempre diritto di parola perché Pontida è Bossi”) e quella più aperta del suo avversario al congresso, l’assessore lombardo all’Agricoltura Gianni Fava: “È un errore, anche mediatico. Nessun movimento politico cancella la propria storia, non far fare a Bossi nemmeno un saluto è sbagliato. Se oggi siamo qua è grazie a lui”.