Cultura e scienze

La rosicata degli elettori di Bolsonaro contro Roger Waters (somiglia a quella dei fan di Salvini)

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Sessista, omofobo, nostalgico della dittatura militare brasiliana (ma anche di quella cilena di Pinochet) Jair Bolsonaro si avvia a conquistare la presidenza del Brasile. C’è chi lo ha già soprannominato il Trump dei Tropici e chi lo ha definito neofascista. Tra questi c’è anche l’ex Pink Floyd Roger Waters che ieri sera si è esibito a San Paolo nella prima delle date del suo tour in Sud America.

La lista dei neofascisti in ascesa con il nome di Bolsonaro

Durante lo show sullo schermo alle spalle della band è stato proiettato un elenco dei leader neofascisti in ascesa. La lista comprende Donald Trump, Viktor Orbán, Marine Le Pen, il cancelliere austriaco Sebastian Kurz, l’ex leader dello UKIP Nigel Farage, l’ex primo ministro della Polonia Jarosław  Kaczyński (che però non è più in carica dal 2007), il presidente Russo Vladimir Putin (a fianco al nome compare un punto di domanda) ed infine il brasiliano Bolsonaro. Non è certo la prima volta che Waters fa politica durante i suoi concerti. Tra gli episodi più recenti la colossale scritta Trump eres un pendejo (Trump è uno stronzo) comparsa durante il concerto a Città del Messico lo scorso anno al quale fece seguito l’intenzione di far diventare il tour nordamericano una manifestazione anti Trump.

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Ieri a San Paolo del Brasile Waters – forse l’ultimo artista politicizzato rimasto sulla scena del rock and roll – non si è quindi fatto sfuggire l’occasione di invitare a resistere contro il neofascismo. Una scelta che però non è piaciuta a tutti i presenti che magari erano lì solamente per il singalong sui grandi classici della discografia dei Pink Floyd. Già allo stadio alcuni spettatori non hanno gradito le critiche e gli attacchi al probabile futuro presidente.

Ma è su Twitter che i fan e gli elettori di Bolsonaro si sono scatenati. C’è chi si chiede come mai l’industria dell’intrattenimento statunitense ha così interesse nel “promuovere il comunismo in Brasile”. Peccato che Waters sia inglese e che non sia comunista e che durante il concerto non si sia parlato di comunismo.

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Altri invece definiscono Waters “comunocapitalista” ovvero quelli che da noi verrebbero definiti “comunisti col Rolex”. Quelli ricchi che però si sentono in colpa perché sono ricchi e quindi se la prendono con i poveri neofascisti.

Roger Waters ki ti paka?

Si dirà che tutto il mondo è paese che i sostenitori di Bolsonaro assomigliano proprio ai salviniani che protestavano perché i Pearl Jam a Roma avevano osato criticare la politica anti-migranti del ministro dell’Interno Salvini. Ed è proprio così, i populisti si somigliano a qualsiasi latitudine. C’è quello che si sente offeso e fa notare la mancanza di rispetto nei confronti dei quasi cinquanta milioni di elettori di Bolsonaro e invita Waters a tornarsene a casa sua.

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Un’altra utente si dice delusa da Roger Waters perché ha fatto proiettare sul palco della Allianz Arena una schermata un elenco di fascisti dove c’era anche il nome di Bolsonaro.

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Verso la fine dello show Waters ha fatto proiettare un cartello con l’hashtag #EleNão (lui no) che è stato lanciato dal gruppo “Mulheres Unidas contra Bolsonaro” (Donne unite contro Bolsonaro) per criticare le affermazioni sessiste, maschiliste e omofobe del candidato del PSL.

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Anche questa scelta non è piaciuta ai tanti sostenitori di Bolsonaro presenti nell’arena paulista.

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Esattamente come succede in Italia c’è chi ha chiesto se per caso il concerto di Waters è finanziato coi soldi pubblici (Lei Rounet) oppure se è solo in cerca dei proverbiali cinque minuti di celebrità. Forse l’autrice del tweet non ha ben chiaro chi sia Waters e come non abbia certo bisogno di mettere Bolsonaro su una lista per “diventare famoso” visto che lo è già da cinquant’anni. Ma questo la dice lunga sui metodi usati per screditare chi esprime un’opinione diversa.

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Nel frattempo sulla pagina Facebook di Waters tra i molti che ringraziano per il sostegno al movimento #EleNão spuntano anche i messaggi dei supporter di Bolsonaro che dicono “no al comunismo”.

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Per fortuna c’è anche chi prende la cosa con più ironia e in tutta risposta posta una foto del “rivale” di Waters David Gilmour con il logo della campagna presidenziale di Bolsonaro.

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