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Barcellona-Las Palmas, la partita che non si doveva giocare

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Alla fine il Barcellona vince 3 a 0 la partita che non si doveva giocare per le violenze durante il referendum in Catalogna. Ma il match è diventato il modo per enucleare la spaccatura all’interno della squadra e della dirigenza. I blaugrana avevano chiesto di sospendere la partita ma la federazione spagnola era stata chiarissima: la società rischiava una penalizzazione di sei punti e la partita persa a tavolino. Alla fine la partita si gioca ma a porte chiuse per problemi di ordine pubblico. Nel gigantesco Camp Nou l’atmosfera è surreale. Sul tabellone del Barça compariva l’immagine di un’urna e la scritta «Democracia», sugli spalti c’era un vuoto abissale attorno alla scritta-motto di sempre «Mes que un club»,più di un club. I tifosi, in maggioranza stranieri perché i catalani ieri avevano altro da fare, si aggiravano sconsolati all’esterno.

Il Las Palmas provocatoriamente ha chiesto (e ottenuto) di giocare con una bandiera spagnola cucita sulle maglie. Non giocare avrebbe comportato la sconfitta a tavolino e 3 punti di penalizzazione. Il Barça poteva sbattere i 6 punti in faccia alla Spagna e abbracciare idealmente le centinaia di persone ferite mentre cercavano di andare a votare. Quello era il gesto che s iaspettava chi ha sempre visto il Barça come «l’esercito disarmato della Catalogna», secondo la definizione di Manuel Vázquez Montalbán.


Invece alla fine le radio catalane la cronaca della partita non l’hanno trasmessa, Bartomeu si è presentato in tv per dire che le porte chiuse non erano per l’ordine pubblico ma per esprimere dissenso rispetto al governo spagnolo. Non è bastato: un suo vice e il responsabile medico della squadra si sono dimessi. Il Barcellona è tornato ad essere solo un club.