Cultura e scienze

Coronavirus: il bambino morto con i sintomi della malattia di Kawasaki a Marsiglia

A Marsiglia, dove solitamente si registrano solo tre casi all’anno con questa malattia, sono già cinque i bambini che sono stati ricoverati nell’ospedale La Timone dall’inizio della pandemia di Coronavirus. Lo studio dell’ospedale di Bergamo pubblicato su The Lancet

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Un bambino di 9 anni, ricoverato all’ospedale di Marsiglia, nel Sud della Francia, è morto dopo aver presentato i sintomi della malattia di Kawasaki, che secondo alcune ricerche sarebbero legati al nuovo Coronavirus SARS-COV-2 e a COVID-19. Lo riporta BfmTv. Si tratta del primo decesso nel Paese con questa patologia. A Marsiglia, dove solitamente si registrano solo tre casi all’anno con questa malattia, sono già cinque i bambini che sono stati ricoverati nell’ospedale La Timone dall’inizio della pandemia di Coronavirus per questa patologia che causa l’infiammazione delle pareti dei vasi sangue. A livello nazionale, i casi riscontrati sono saliti a 125 dal primo marzo, di questi il 52% aveva il Covid-19.

Coronavirus: il bambino morto con i sintomi della malattia di Kawasaki a Marsiglia

Il professor Fabrice Michel, primario di rianimazione pediatrica, ritiene che il bambino sia morto per “danno neurologico correlato all’arresto cardiaco” e che avesse “una sierologia che dimostrava di essere stato in contatto” con il coronavirus, ma non aveva sviluppato la sindrome del Covid-19. “Sarò necessario esaminare la sua cartella clinica, al fine di capire se non avesse una patologia preesistente”, ha sottolineato il primario. Residente a Marsiglia, aveva “subito un malore grave con arresto cardiaco” a casa prima di essere trasportato in ospedale. Ha ricevuto “cure qui per sette giorni” ed è morto sabato.  Intanto ieri è stato pubblicato sulla rivista scientifica The Lancet lo studio condotto dalla Pediatria dell’Ospedale di Bergamo sul legame tra COVID-19 e la malattia di Kawasaki. Lo studio analizza 10 casi di bambini con sintomi simili alla malattia di Kawasaki arrivati al Papa Giovanni XXIII tra il 1° marzo e il 20 aprile 2020.

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Foto da Twitter

Nei 5 anni precedenti questa malattia era stata diagnosticata a soli 19 bambini. Un aumento dei casi pari a 30 volte, anche se i ricercatori avvertano che è difficile trarre conclusioni definitive con numeri così piccoli. Otto dei 10 bambini sono risultati positivi al virus SARS-coronavirus-2 (SARS-CoV-2). Tutti i bambini dello studio sono sopravvissuti, ma quelli che si sono ammalati durante la pandemia hanno mostrato sintomi più gravi di quelli diagnosticati nei cinque anni precedenti. La malattia di Kawasaki è una condizione rara che colpisce in genere i bambini di età inferiore ai cinque anni e che causa l’infiammazione dei vasi sanguigni di medio calibro. I sintomi tipici includono febbre ed eruzione cutanea, occhi rossi, labbra o bocca secche, arrossamenti sul palmo delle mani e sulla pianta dei piedi e rigonfiamento di linfonodi. In genere, circa un quarto dei bambini affetti presenta complicazioni a livello delle arterie coronarie, ma la condizione si risolve rapidamente e praticamente in tutti i bambini, se trattata in modo appropriato in ospedale. Non è noto cosa scateni la malattia, ma si ritiene che si tratti di una reazione immunologica anormale successiva ad un’infezione.

Lo studio dell’ospedale di Bergamo sulla malattia di Kawasaki

I pediatri del Papa Giovanni hanno effettuato uno studio retrospettivo su tutti i 29 bambini ricoverati con sintomi della malattia di Kawasaki dal 1 ° gennaio 2015 al 20 aprile 2020. Prima del marzo 2020 l’ospedale curava un caso di malattia di Kawasaki ogni tre mesi. Durante i mesi di marzo e aprile 2020, dopo l’insorgenza dell’epidemia di COVID-19, i bambini trattati sono stati 10, e ad oggi sono aumentati a 20. L’aumento non è spiegato da una crescita dei ricoveri ospedalieri, poiché il numero di pazienti ricoverati nei mesi di marzo e aprile 2020 è stato sei volte
inferiore rispetto a prima che il virus fosse stato segnalato per la prima volta nell’area. I bambini che presentavano sintomi dopo il marzo 2020 avevano in media qualche anno di più (età
media 7,5 anni) rispetto al gruppo diagnosticato nei precedenti cinque anni (età media 3 anni). Inoltre manifestavano sintomi più gravi rispetto ai casi passati, con oltre la metà (60%, 6/10 casi) con complicanze cardiache, rispetto al solo 10% di quelli trattati prima della pandemia (2/19 casi). La metà dei bambini (5/10) presentava segni di sindrome da shock tossico, mentre nessuno dei bambini trattati prima del marzo 2020 aveva questa complicanza. L’80% dei bambini (8/10) ha richiesto un trattamento aggiuntivo con steroidi, rispetto al 16% di quelli del gruppo storico (4/19).

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I medici bergamaschi sostengono che, nel loro insieme, i loro risultati rappresentano un reale incremento dell’incidenza della malattia di Kawasaki associata all’epidemia da SARS-CoV-2. Tuttavia riportano che tale associazione va confermata in studi più ampi. Lorenzo D’Antiga, direttore della Pediatria del Papa Giovanni XXIII di Bergamo, ha dichiarato: “Ormai molti centri iniziano a riportare casi di bambini che arrivano in ospedale con segni di malattia di Kawasaki in altre aree colpite duramente dal COVID -19, tra cui New York e l’Inghilterra sud-orientale. Il nostro studio fornisce la prima chiara evidenza di un legame tra l’infezione da SARS-CoV-2 e questa condizione infiammatoria e speriamo che possa aiutare i medici di tutto il mondo a riconoscere e trattare prontamente questi pazienti, mentre proviamo a fare i conti con questo virus sconosciuto”

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