Economia

Gli 830mila ancora senza Cassa Integrazione

Lo dicono i numeri Inps aggiornati al 4 giugno, frutto della differenza tra 7,6 milioni di lavoratori pagati su 8,4 milioni beneficiari potenziali. La stessa Inps parla però di “soli” 420 mila lavoratori in attesa – senza spiegare come li calcola – la metà circa: gli unici di cui conosce le coordinate bancarie

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La Cassa Integrazione Guadagni è ancora un miraggio per 830mila persone.  Spiega oggi Repubblica che lo dicono i numeri Inps aggiornati al 4 giugno, frutto della differenza tra 7,6 milioni di lavoratori pagati su 8,4 milioni beneficiari potenziali. La stessa Inps parla però di “soli” 420 mila lavoratori in attesa – senza spiegare come li calcola – la metà circa: gli unici di cui conosce le coordinate bancarie. Per gli altri – si giustifica – citofonare alle imprese che non hanno inviato l’ormai mitico SR41: il documento con l’Iban dei lavoratori.

Ma anche considerando chi è in regola con l’SR41 i conti non tornano: solo 3,3 milioni di lavoratori sono stati pagati da Inps su 4,8 milioni. La differenza fa 1,4 milioni, escludendo le domande annullate (circa 110 mila). «Attenzione però, perché dentro questa cifra ci sono molti doppioni», avverte Marialuisa Gnecchi, vicepresidente dell’Inps. «Ogni azienda può avere inviato anche più di un SR41. Ad esempio, la regione Piemonte per la cassa in deroga ha obbligato le imprese a fare due domande per gli stessi lavoratori: una per le prime 5 settimane e una per le altre 4». Fosse anche così e considerando che gli esperti Inps calcolano in un 15% questi doppioni, si arriva a circa 1 milione di lavoratori senza Cig: ben più dei 420 mila segnalati dalla stessa Inps.

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Cassa Integrazione: chi l’ha ricevuta e chi no (La Repubblica, 7 giugno 2020)

E c’è un altro problema. Il decreto Rilancio ha stanziato altri 16,4 miliardi che vanno a finanziare 9 settimane dopo le prime 9 del Cura Italia, così da coprire il periodo tra 23 febbraio e 31 ottobre, per un totale di 21,5 miliardi. Risorse che rischiano di non bastare, avverte l’Ufficio parlamentare di bilancio: «Le stime del governo sono molto incerte». Nel mirino l’ipotesi di un utilizzo medio – il cosiddetto tiraggio – tra le 9 e 11 settimane su 18 totali e al 50% delle ore. Ottimistico, sembra dire l’Upb. Non tutte le imprese – compresi i piccoli bar o esercenti con un solo dipendente – hanno riaperto. Molti l’hanno fatto, ma a tempo ridotto. E magari richiuderanno, quando la stagione estiva mostrerà la corda. Senza contare che il decreto Cura Italia porta già in dote un “buco” di circa 3 miliardi.

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