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Alle elezioni in Russia Vladimir Putin ha tenuto botta (nonostante le proteste)

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Domenica 8 settembre si sono svolti alcuni importanti test elettorali in Russia, la nona nazione più popolosa al mondo. Sono stati rinnovati 13 consigli regionali su 85, 16 capi di gabinetto regionali, tre parlamentini regionali, e 22 centri amministrativi. Tra le oltre 5.000 elezioni si sono aggiunte quattro consultazioni parlamentari straordinarie, quella di Chabarovsk, nell’estremo est, quella di Novgorod, a sud di San Pietroburgo, quella nella regione centrale di Sverdlovsk, e a Orël, a circa 360 km a sud-sud ovest di Mosca. Solitamente le sfere inferiori della politica russa non godono di particolare copertura internazionale, ma le proteste che da metà luglio e fino alle scorse settimane hanno agitato la capitale Mosca e alcune importanti città russe, hanno contribuito a polarizzarne l’attenzione. La proteste, le più dure e significative dopo la Rivoluzione Bianca del biennio 2011-2013, sono nate a seguito dell’esclusione di quasi tutti politici di opposizione più oltranzisti (oltre 200), che secondo alcuni critici sarebbero stati epurati perché non affini al Presidente russo Vladimir Putin. Tra essi i leader delle manifestazioni Aleksej Navalnyj, che è anche finito in prigione, e Ljubov Sobol, madrina delle rivolte e fedele alleata di Navalny.


A Mosca forte calo di consensi per gli alleati di Putin al Mosgorduma

Il Partito di Vladimir Putin, Russia Unita, giudicata come un’«assenza molto evidente» dal Washington Post, formalmente non ha presentato nessun candidato, anche se molti suoi esponenti hanno deciso di partecipare come indipendenti. POLITICO, un quotidiano on line molto considerato in Europa, ha interpretato questa scelta come un «tentativo apparente di distanziarsi dal loro partito, percepito sempre più come impopolare a seguito di «un aumento [graduale, ndr] dell’età pensionabile nazionale e della crescente povertà», inasprita anche da un moderato aumento dell’Iva (dal 18 al 20 percento) e delle tariffe sui rifiuti nelle principali città (5 percento). Sia un tabloid russo, che la Bbc, hanno definito il partito Russia Unita ormai come «tossico», come dimostra il calo di undici punti percentuali rispetto al 2017 (dati VTsIOM). Nonostante ciò la galassia dei candidati affini a Putin ha conquistato 26 seggi su 45 alla Mosgorduma, la Duma di Mosca, finendo comunque sotto gli sfavillanti risultati del 2014, quando Russia Unita ottenne praticamente 38 scranni. Ad avvantaggiarsi di questa piccola débâcle sono stati gli esponenti del Partito Comunista, che hanno conquistato 13 seggi (8 in più del 2014), e il partito di centro sinistra Una Giusta Russia, che per la prima volta entra in assise con tre scranni, particolarmente importanti perché guadagnati in seggi non semplici da ottenere. Gli altri tre sarebbero andati al partito della “mela”, Jabloko, un partito liberale e filo occidentale nato durante la Perestroika. Tra essi Serghej Mitrokhin, l’unico candidato tra quelli esclusi dalla commissione elettorale che è stato riammesso dopo il ricorso al tribunale. In totale, quella che viene definita opposizione sistemica, apostrofandone così la non troppa ostilità a Putin, ha ottenuto 19 seggi. Il sindaco della città Sergei Sobyanin, la cui carica non era tra quelle da rinnovare, dovrà rinunciare in totale a nove esponenti in aula, alcuni di spicco, tra cui l’ex capo della Duma cittadina Alexei Shaposhnikov e il ras locale di Russia Unita Metelsky Andrey Nikolaevich, sconfitto da un comunista. Tra le sconfitte cocenti anche quella dell’accademica Valeria Kasamara, fortemente appoggiata dall’establishment di Putin ma battuta dal candidato “smart” Magomed Yandiev, e quella di Natalya Borisovna Pochinok, rettore della Russian State Social Study. Sobyanin ha commentato i primi risultati adducendo come l’assise sia diventata «politicamente più diversificata» e che il tutto sarà «a vantaggio del parlamento cittadino». Il leader dell’opposizione Alexei Navalny, che ora punta a incidere alle elezioni del Parlamento del 2021, ha commentato come «fantastico» l’esito delle urne, reputando come una piccola vittoria di tutti ogni singolo seggio perso da Russia Unita. Navalny, che nel 2011 ha fondato la Fondazione Anti-Corruzione, da mesi aveva lanciato l’appello per il «voto intelligente», esortando i russi a unire le forze contro lo status quo e puntare sul candidato più credibile e più forte in chiave anti-Putin, tralasciando motivazioni ideologiche. Per orientare gli elettori Navalny e Sobol hanno costruito persino un’app utile a individuare i candidati migliori. Ma non sempre le cose sono andate per il meglio. Republic, un quotidiano in lingua russa, ha fatto notare che nel caso dell’elezione a Chertanovo, nella periferia di Mosca, lo smart vote ha favorito il candidato sbagliato. Chi aveva più speranza di vincita era il giovane e telegenico Roman Yuneman, che tra le altre cose aveva espresso posizioni molto vicine alla politica di Navalny. Lì però è l’appoggio è andato al comunista Vladislav Zhukovsky, che è arrivato terzo, e che ha sottratto a Yuneman quella manciata di voti che gli avrebbero permesso la vittoria finale. Forte è stata l’astensione, attestata al 21.77 percento (contro il 20.97 del 2014), mentre la partecipazione è stata molto più alta (92.3 percento) nei tre distretti che hanno votato per la prima volta elettronicamente, non senza problemi e malfunzionamenti.

Votazioni in Russia, le elezioni suppletive della Duma di Stato e gli altri risultati

Le cose per Russia Unita, il partito nato per dare sostegno a Vladimir Putin e che ora è guidato dal premier Dmitry Medvedev, sono andate meglio nelle elezioni suppletive dei quattro seggi della Duma di Stato, la camera bassa del Parlamento russo, avvenute perché alcuni parlamentari sono morti o hanno ottenuto un altro incarico. Il partito del leader del Cremlino ha conquistato Sverdlovsk, Novgorod e Orël, ma non il seggio di Chabarovsk, finito ai Liberal Democratici (LDPR). Un’ulteriore elezione suppletiva si terrà nel 2020, quando a Kursk si voterà il successore di Viktor Karamyshev. Russia Unita, il partito nato nel 2001 per dar sostegno a Vladimir Putin, ha confermato una comoda vittoria al primo turno nelle 16 regioni dove governava, confermando che la crisi è circoscritta a Mosca. Ci sono state però pesanti denunce irregolarità e intimidazioni, soprattutto a San Pietroburgo, dove si è imposto il burocrate Alexander Beglov. Il neo più vistoso è stato a Chabarovsk, dove oltre al seggio nazionale il partito Liberal Democratico ha conquistato 32 seggi su 36 seggi. Sul risultato delle elezioni il portavoce di Putin Dmitry Peskov ha commentato «nel complesso, la campagna della Russia Unita in tutto il Paese ha avuto molto, molto successo» mentre su Mosca ha detto: «tutte le teorie degli esperti politici sul voto di protesta non sono state confermate». I numeri gli danno ragione, sia Putin che uno dei suoi delfini, Sobyanin, possono gioire. Ma facendo un’analisi più generale e tenendo conto anche delle politiche economiche generali, qualche segno di debolezza è emerso e in modo evidente.

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