La macchina del funky

«Di Battista potrebbe non candidarsi nel 2018 per essere il “capo politico” del futuro»

alessandro di battista

Luca De Carolis sul Fatto Quotidiano di oggi racconta un retroscena su pensieri e parole di Alessandro Di Battista, ieri intervenuto via video a Italia 5 Stelle per spiegare la scelta di non candidarsi (ieri non era presente a Rimini per la nascita del figlio Andrea):

In platea diversi volti raccontano già la nostalgia, per quella candidatura non obbligata. Mentre Di Battista precisa, ancora: “Libero posso dare di più, e questa è la pura verità, altro che ticket con Di Maio”. Ecco, “Luigi”, come lo chiama lui. Di Battista invita ad appoggiarlo: “Ho fiducia in lui, dobbiamo sostenerlo perché lo attaccheranno”. Però sono diversi, il candidato premier e quello che poteva esserlo. “Io non sarò mai moderato, moderati si muore, ci vuole intransigenza” scandisce.
E chissà cosa avrà pensato il Di Maio che pochi giorni fa, davanti agli imprenditori riuniti a Cernobbio, ha smussato tutto lo smussabile. D’altronde Di Battista ha anche consigli da dare. Sulla comunicazione (“Renzi non va più nominato, politicamente è morto”). E soprattutto sugli equilibri interni, visto che accenna all’esigenza di recuperare anche “quelli che stanno un po’più indietro”. Bisogna ricucire con i parlamentari più agitati, fa capire, lui che il pontiere lo ha fatto in questi giorni, parlando a lungo con gli ortodossi. E non solo. “Ad oggi, tanti parlamentari che non si sono schierati come riferimento hanno lui”, ragiona un parlamentare di rango.

alessandro di battista 1
Il Fatto spiega che Di Battista è anche un contrappeso: ha sdoganato la candidatura di Roberta Lombardi alla Regione Lazio, nonostante la deputata avesse molti scontri interni con i vertici da farsi perdonare e nonostante i dissapori con Virginia Raggi. Ecco perché l’idea finale potrebbe essere un’altra:

PERÒ PENSA anche ad altro. Alla compagna, e al figlio che sta arrivando, per cui si commuove nel video. Così, lo sta dicendo ai suoi colleghi più vicini: “Penso di non ricandidarmi, potrei fare anche altre cose”. Per esempio altri libri, visto che il primo, A testa in su, ha venduto tantissimo. Una prospettiva che preoccupa già i vertici. E che apre scenari a medio termine. Perché un Di Battista fermo a guardare sarebbe un’incognita. Anche e innanzitutto per il M5S, fermo alla regola dei due mandati.
Il secondo Di Maio se lo giocherà ora. E la scommessa è di quelle complicate. A legislatura finita, magari anche in fretta se le elezioni non dessero un vero vincitore, il Di Battista rimasto ai box sarebbe pronto. Un Coriolano che potrebbe riprendere “a fare il culo al sistema, andando in giro con una moto”, come si è autocelebrato ieri. E a farlo lui, il discorso per Palazzo Chigi. Ora intanto c’è un altro film, quello con Di Maio candidato: anche per mancati rivali.