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E adesso Beppe Grillo vi spiega come ha raggiunto il NON Quorum

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«Il MoVimento 5 Stelle è sempre stato contrario alla logica del quorum. Per noi chi partecipa e si attiva conta e ha il diritto di prendere le decisioni. In ogni caso ha votato la maggioranza assoluta degli iscritti»: sono momenti di estrema esultanza quelli che il M5S sta regalando ai suoi iscritti. Momenti di giusta e degna felicità, a parte il dettaglio che oggi il quorum è brutto, il 20 luglio – quando si annunciò un voto sul regolamento poi abortito – si poteva persino interrompere la votazione prima del previsto se si fosse raggiunto il quorum del 75%. Ma d’altro canto il MoVimento è contro i quorum e quindi l’État c’est Lui.
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Beppe Grillo vi spiega come ha raggiunto il NON Quorum

L’avvocato Lorenzo Borré, legale degli espulsi di Roma e Milano, ha però notato un altro dettaglio interessante. Il nuovo regolamento del M5S votato dagli attivisti non solo non centra l’obiettivo del 75% dei votanti – che secondo il codice civile andava raggiunte – ma non raggiunge nemmeno la maggioranza assoluta degli aventi diritti al voto. Il blog del leader 5 Stelle invitava infatti la Rete a scegliere tra due opzioni di Regolamento: uno con espulsioni, l’altro con sospensione ‘a vita’ nei casi più gravi. “Nessuno dei due regolamenti – fa notare all’Adnkronos Borré – ha ottenuto il voto favorevole della maggioranza degli iscritti: siamo a 61.071 per uno e 21.535 per l’altro, a fronte di 135.023 aventi diritto. Quindi il regolamento più votato ha ottenuto un quorum inferiore al 50% e, di conseguenza, certamente inidoneo a modificare lo Statuto”. Cosa intende dire l’avvocato? Beppe Grillo ha annunciato che 87mila sono stati i partecipanti al voto e che il 70% di essi ha votato per una delle due opzioni di modifica. Ovvero circa 61mila persone. Il voto del 50% +1 degli iscritti ammonta a 67511. Non si arriva quindi al 50% + 1. Borré racconta poi di essere pronto a rappresentare alcuni iscritti in un’azione collettiva contro il regolamento votato oggi: una sorta di ‘class action’ per la quale “si stanno già raccogliendo fondi“. Un ricorso, spiega, può essere intentato subito: “Non è necessario aspettare di essere espulsi o sospesi per ricorrere: il nuovo Non Statuto si potrebbe impugnare già domani. Alcuni miei assistiti mi hanno già chiamato e stanno valutando il da farsi: il ricorso giudiziario resta l’extrema ratio per far valere i propri diritti visto che la mediazione di una convocazione assembleare per discutere e varare un nuovo Statuto e Regolamento a norma di legge è stata negata”.

Un’altra grande vittoria del M5S

Per l’avvocato, infatti, “al di là del quorum il vizio di procedura resta” e quello più evidente è quello che attiene “al merito della questione: sono state fatte votare, come la società di controllo conferma, due diverse versioni di regolamento e, contemporaneamente, la modifica al Non Statuto che doveva recepire una delle due versioni di regolamento, non sapendo però quale sarebbe stata votata”. In pratica sul voto al Non Statuto si tratterebbe del classico caso di un voto su un documento con “una norma in bianco”. In secondo luogo “resta il connubio storico e illegittimo tra le due diverse associazioni M5s: il regolamento approvato, ad esempio, prevede che i componenti del comitato di appello siano determinati da un consiglio direttivo che non è previsto dall’associazione del 2009 (quella che ha come soci gli attivisti iscritti) ma da quella del 2012” composta da tre persone: Grillo, suo nipote e il notaio. “A mio modo di vedere non è possibile che un’associazione indichi quali debbano essere i componenti di un organismo ad un’altra associazione. Capisco che può sembrare esagerato ma è come se il Pd dicesse a Forza Italia come deve nominare i suoi organismi” spiega il legale. Ma non sono solo le questioni che Grillo definisce “da codicilli” a preoccupare Borrè: pur in presenza di un alto numero di votanti, senza una delibera assembleare fatta di persone che discutono e approvano le loro regole “quello che ne è esce è un plebiscito. E’ la discussione – ricorda – che è il sale della democrazia partecipata. Tanto varrebbe dire, allora, che anche la riforma della Costituzione siccome viene votata dagli italiani è ‘partecipata’ da tutti i cittadini…”.