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“Cittadinanza italiana postuma per Adelina Sejdini”, l’appello delle amiche a Mattarella

L’associazione “Vittime di violenza – IO NO”, che aveva dato sostegno a Adelina Sejdini, chiede ora che la donna venga riconosciuta cittadina italiana dopo essersi suicidata lo scorso 9 novembre a Roma

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Adelina Sejdini è morta lo scorso 9 novembre, lanciandosi dal Ponte Garibaldi di Roma. Malata di cancro, portata in Italia da giovane dall’Albania per essere sfruttata nel racket della prostituzione, ha fatto arrestare i suoi aguzzini con le sue testimonianze. Chiedeva ancora soltanto una cosa alla vita: la cittadinanza italiana, per non finire in fondo alle graduatorie per l’assegnazione delle case popolari e per poter, da invalida al 100%, fare domanda per pensione anticipata secondo la legge 104.

“Cittadinanza italiana postuma per Adelina Sejdini”, l’appello delle amiche a Mattarella

“Abbiamo lottato come lupi, ma non ci siamo riusciti”, dice in un’intervista a Fanpage Marina Brasiello, presidente dell’Associazione Vittime di violenza – IO NO e, soprattutto, amica di Adelina. “Era sola – prosegue – ha dato la vita per lo Stato italiano e le istituzioni l’hanno abbandonata. L’unica cosa che chiedeva era la cittadinanza italiana. Vogliamo e pretendiamo dalla prima carica italiana che sia pagato il funerale e che sulla bara ci sia quel foglio”. Un appello a Sergio Mattarella, come già aveva provato a farne Sejdini stessa, dal suo letto di ospedale, con diverse lettere inviate al Quirinale e al ministero dell’Interno. Nel 2019 ricevette rassicurazioni: “Ci occuperemo del suo caso”. Poi, il silenzio.

“Adelina, che ha dato la vita per l’Italia – prosegue Brasiello – è stata lasciata sola dalle istituzioni. Un prete le aveva dato una stanza, noi le pagavamo il taxi per andare a fare la chemioterapia perché non poteva muoversi. Ha sgominato con la sua determinazione la banda che gestiva il racket della prostituzione, era giusto che avesse almeno il riconoscimento della cittadinanza italiana”. Nel suo permesso di soggiorno era stata indicata come cittadina albanese, percepiva un assegno mensile di 285 euro. La frustrazione l’aveva portata addirittura a darsi fuoco davanti al Viminale lo scoro 28 ottobre.

L’Associazione e tutte le donne che in questi anni hanno sostenuto Adelina hanno scritto a Sergio Mattarella per farle ottenere la cittadinanza postuma. Il prossimo 20 novembre, invece, è stata organizzata una commemorazione a Ponte Garibaldi, dove Adelina è morta.