La macchina del funky

A Livorno un cortocircuito a 5 Stelle

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Il modello di Filippo Nogarin a Livorno è già in crisi. Dopo la bocciatura (formale) del bilancio sperimentale della città da parte del consiglio comunale con il voto decisivo del MoVimento 5 Stelle, tra posti ai fedelissimi e tasse più alte il sindaco grillino è in seria difficoltà. E anche se lui dice che non ha nessuna intenzione di dimettersi, i dubbi sulla sua azione, in città e in consiglio, si fanno sempre più grandi. Scrive oggi Marco Imarisio sul Corriere della Sera:

Le promesse di cambiamento si sono ridotte a una specie di spoil system fatto con tutta l’inesperienza della prima volta. Laddove c’era un esponente del Pd è però arrivato un simpatizzante dei Cinque Stelle, spesso un amico personale di Nogarin. È come se i Meet up che discutono molto e decidono poco sulle loro piattaforme si fossero intestati una forma di supplenza delle istituzioni. Sta nascendo la Comune di Livorno, ha scritto David Allegranti sul Foglio.
È vero che finora il tratto distintivo dell’opera di Nogarin consiste nel continuo appello alla buona volontà dei cittadini, chiamati a dare una mano per tenere pulite le aiuole, ma anche a vigilare sui rifiuti e sul trasporto pubblico. E questo nonostante una decisa impennata delle tasse locali.

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I problemi però non riguardano soltanto il Comune:

Ma il problema va oltre la paralisi e il dissidio con la Regione guidata dal Pd Enrico Rossi, che stufo di aspettare ha di fatto estromesso Nogarin dalla gestione di Darsena Europa, 5 anni di lavori per 650 milioni di euro per costruire 1500 metri di banchine e un’imboccatura più grande del porto, progetto dal quale dipende un bel pezzo del futuro di Livorno. Il problema è proprio nella difficile mutazione genetica alla quale sono chiamati Nogarin e il M5S di governo. «Se per governare devi applicare i dogmi del Movimento, diventa tutto più difficile» dice Marco Ruggeri, l’ex candidato sindaco del Pd ormai fuori dai giochi e tornato al suo lavoro di operaio.
La difficoltà nel prendere qualunque decisione è figlia del contrasto tra l’anima originaria di un movimento e il difficile compito di amministrare una città complicata. Il gruppo consiliare dei Cinque stelle resta fedele allo spirito degli inizi e teme di perdere l’anima, quindi vota contro la sua giunta. La creazione del «nemico interno» con annesso fuoco amico è quasi una necessità per tenere tutto insieme. Siamo tutti spettatori, della bonaccia livornese.