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12 Stati Ue contro la legge omofoba di Orban. Ma manca l’Italia

Gli esecutivi di dodici Paesi Ue hanno firmato una dichiarazione congiunta contro i provvedimenti dell’Ungheria, che discriminano le persone Lgbtq. Spicca l’assenza del governo italiano

“Esprimiamo la nostra profonda preoccupazione per l’adozione da parte del Parlamento ungherese di emendamenti che discriminano le persone Lgbtiq e violano il diritto alla liberta’ di espressione con il pretesto di proteggere i bambini”.

E’ il contenuto della dichiarazione congiunta formulata dai governi di 12 Paesi che sarà presto presentata in sede Ue, compatti nel condannare la nuova legge dell’Ungheria di Orban che vieta esplicitamente di parlare di omosessualità e transessualità ai minori di anni 18. Tra questi 12 Paesi, però, spicca una grande e grave assenza: quella dell’Italia. Il governo italiano non compare nella lista degli esecutivi coinvolti, al momento formata da Belgio, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Lituania, Lussemburgo, Paesi Bassi, Spagna e Svezia, a cui si potrebbe presto aggiungere la Lettonia.

Secondo i Paesi firmatari sussistono elementi discriminatori negli “emendamenti a una serie di leggi ungheresi (Protezione infanzia,
pubblicita’ aziendale, media, protezione della famiglia e istruzione pubblica) che introducono un divieto di ‘rappresentazione e promozione dell’identita’ di genere diversa
dal sesso alla nascita, il cambio di sesso e l’omosessualita” per i minori di 18 anni”.

Come riporta l’agenzia stampa AGI, “la lettera circolata durante il Consiglio affari generali che si è tenuto oggi a Lussemburgo attacca duramente la scelta di
Budapest che “rappresenta una forma flagrante di discriminazione basata sull’orientamento sessuale, sull’identita’ e sull’espressione di genere e quindi merita di essere condannata”. “L’inclusione, la dignita’ umana e l’uguaglianza sono valori fondamentali della nostra Unione europea e non possiamo scendere a compromessi su questi principi”, si legge ancora nella lettera. “Al di la’ delle discussioni in corso al Consiglio Affari generali, esortiamo la Commissione europea, in quanto custode dei Trattati, a utilizzare tutti gli strumenti a sua disposizione per garantire il pieno rispetto del diritto dell’Ue, anche deferendo la questione alla Corte di giustizia” concludono i ministri dei 12 Paesi firmatari, che presto potrebbero diventare 13. Tra questi, però, non c’è l’Italia.