Cultura e scienze

Un altro grande successo per chi dà la caccia agli scienziati che studiano la Xylella

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Il Presidente del Consorzio Dop Terra D’Otranto Giovanni Melcarne ha denunciato la distruzione degli innesti in uno dei campi sperimentali dove viene studiata la Xylella fastidiosa e la capacità di alcune varietà di ulivo di resistere al batterio. Ieri mattina nel campo di proprietà del Dr. Melcarne a Presicce è stato scoperto che nei giorni scorsi ignoti hanno strappato dagli alberi alcuni innesti ben sviluppati. Melcarne ha definito il gesto “un crimine contro la scienza e contro il Salento” che rischia di compromettere il lavoro di sperimentazione avviato nell’aprile 2016.

La distruzione degli innesti nel campo sperimentale di Presicce

Il Presidente del Consorzio punta il dito anche contro la politica che ritene responsabile “di questo clima complottistico e anti-scientifico”. Il riferimento ovviamente è alle dichiarazioni in passato da molti politici pugliesi – tra cui il Presidente Michele Emiliano, l’ex ministro Adriana Poli Bortone e l’eurodeputata Rosa D’Amato – che negli anni scorsi hanno attaccato il lavoro dei ricercatori dell’Università di Bari, dell’Istituto agronomico del Mediterraneo (Iam) di Valenzano e il Centro di Ricerca, Sperimentazione e Formazione in Agricoltura Basile Caramia.

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Uno degli innesti strappati dal campo sperimentale [Fonte: Facebook.com]
Secondo Melcarne i comportamenti dei politici hanno alimentato il clima di sospetto nei confronti di chi studia la Xylella. Da quando è esplosa l’epidemia di Xylella la politica pugliese infatti non è stata in grado di arginare le teorie complottiste secondo le quali la Xylella sarebbe stata volutamente importata al fine di soppiantare gli ulivi pugliesi a favore di altre cultivar.

Ormai da quattro anni viviamo in un clima antiscientifico e di complottismo, pronto a precludere anche la possibilità di sopravvivenza del Salento olivicolo pur di portare a termine l’opera di distruzione del territorio. Principale artefice di questo clima, non vi è alcun dubbio, è la politica che in questi anni, con comportamenti poco istituzionali e privi di senso di responsabilità, si è di fatto schierata a favore dei negazionisti e dato in ‘pasto’ a questi ultimi il fior fiore delle proprie intelligenze scientifiche. Tutto questo al solo scopo di non perdere consensi. Poco importa poi se il Salento continua a morire.

Un atteggiamento che però rischia di danneggiare in modo irreparabile gli uliveti pugliesi. Nel campo sperimentale di Presicce – che si estende su 12,5 ettari – ad esempio sono stati realizzati circa cinquemila innesti con circa 270 cultivar, con lo scopo di validare scientificamente la tecnica di innesto di pianta resistente su pianta secolare affetta da Xylella. Si tratta di una sperimentazione integralmente finanziata da Melcarne e che si svolge grazie alla collaborazione a titolo gratuito del CNR-IPSP di Bari.
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Secondo il Presidente di Coldiretti Puglia Gianni Cantele «non aver avuto una linea univoca e responsabile sia sul fronte politico che sul fronte della ricerca, ma aver perso tempo e speranze dietro tesi complottiste, battaglie di retroguardia, mutevoli all’occorrenza e atteggiamenti schizofrenici, ha alimentato guerre intestine e atti di ingiustificabile aggressività e violenza». Il il Direttore di Coldiretti Puglia, Angelo Corsetti in Puglia «si continua a disattendere le prescrizioni comunitarie, pur sapendo che è attesa ad ore la decisione del comitato fitosanitario sul reimpianto, si viola la proprietà privata pur di fermare la ricerca, mentre gli olivicoltori salentini testimoniano quotidianamente il desiderio di restare olivicoltori, orgogliosi di esserlo da generazioni»

A cosa serve il progetto sperimentale del campo di Presicce

Avviato nell’aprile 2016 il progetto di ricerca si chiama “Xylella quick time tollerance” e ha lo scopo di individuare quali sono le cultivar in grado di resistere alla Xylella e al Complesso del disseccamento rapido dell’olivo (CoDiRO) che affligge gli uliveti salentini. La ricerca si svolge in quella che viene definita la “ground zero” dell’infezione da Xylella. Delle 270 varietà innestate 220 sono italiane (e 70 di queste sono pugliesi). La sperimentazione viene condotta innestando le piante sul piede di un ulivo già ammalato in modo tale da consentire l’eventuale propagazione del batterio e valutare la capacità dell’innesto di resistere all’infezione ed escludere alcune variabili nella comparsa dell’infezione come quelle legate all’età della pianta. Ad oggi questa sperimentazione è l’unico modo per testare una possibilità di salvare gli ulivi e l’olivicoltura salentina. Sempre Melcarne si è fatto promotore di una sperimentazione su 19 piante di olivo risultati immuni dalla Xylella.
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All’inizio di settembre la IV commissione consiliare del Consiglio Regionale della Puglia ha approvato il disegno di legge che adegua le disposizioni regionali per la gestione della batteriosi da Xylella fastidiosa alle norme europee in materia. In particolare, al fine di eradicare il patogeno che affligge gli ulivi pugliesi è il piano di eradicamento prevede “la rimozione immediata della pianta infetta, di tutte le piante notoriamente infette e delle piante che presentano sintomi della possibile infezione o sospettate di essere infette nel raggio di 100 metri, oltre all’abbattimento delle piante ospiti presenti, a prescindere dal loro stato di salute“.