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Virginia Raggi sugli avvisi di garanzia è garantista, tanto decide Grillo

Il Movimento 5 Stelle è il partito dell’onestà, della trasparenza e della coerenza. Per questo i vertici del partito pretendono – giustamente – che i candidati siano incensurati e al di sopra di ogni sospetto. Può succedere però. e di recente è accaduto spesso, che anche gli integerrimi esponenti a Cinque Stelle abbiano ricevuto un avviso di garanzia. Ma mentre quando arriva agli altri, anzi, quando nemmeno arriva (vedi il caso del Ministro Guidi) i Cinque stelle pretendono dimissioni immediate quando tocca a loro si prendono il tempo per “studiare bene le carte” e valutare i pro e i contro e a deferire la decisione agli organi interni che sono stranamente molto svogliati.

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Lo status di Virginia Raggi che presenta lo staff di eletti

Le supercazzole di Virginia Raggi su avvisi di garanzia e dimissioni

È bene metterlo in chiaro, un avviso di garanzia non è una condanna, e se è vero come è vero che nel nostro ordinamento giudiziario si è innocenti fino al terzo grado di giudizio essere garantisti in queste situazioni non è certo una colpa. Certo, il fatto che i Cinque Stelle si siano fatti fregare da Renzi e si trovino esattamente sulle stesse posizioni del Presidente del Consiglio fa un po’ sorridere. Ma la politica è così. Rispetto alla questione degli avvisi di garanzia la candidata sindaco pentastella a Roma Virginia Raggi durante questa campagna elettorale è riuscita nella non facile impresa di non dare mai una risposta chiara. Il 19 aprile all’Aria che tira di Myrta Merlino la Raggi disse: «se capitasse a me un assessore con un avviso di garanzia? Valutiamo, se l’avviso di garanzia è pesante, se c’è qualcosa di grave…valutiamo caso per caso. È una domanda mi sembra un po’ generica» rifiutandosi di commentare il caso di Livorno. Un simile concetto è stato ribadito il 12 maggio, quando la Raggi, intervenendo a CorriereLive parlò del rispetto dei principi del Movimento e del pericolo che gli avvisi di garanzia vengano usati per attaccare il partito «riteniamo giusto e corretto che a seguito di un avviso di garanzia vengano capite le motivazioni che sono alla base e poi, sulla base di queste, quando ci sono contrarietà ai principi del movimento, è giusto dimettersi. Ma gli avvisi di garanzia non devono essere utilizzati come manganelli». La candidato sindaco aveva aggiunto che «l’onestà deve essere il faro, ma questo non deve essere utilizzato strumentalmente per colpire una forza politica come la nostra che sta tentando di riportare legalità. Siamo onesti ma non siamo sciocchi. Abbiamo massima fiducia nella magistratura, vogliamo la massima trasparenza, ma valutiamo caso per caso». Durante il – noioso – confronto con Roberto Giachetti andato in onda ieri su Sky la Raggi è tornata sulla questione spiegando che per il Movimento

Noi abbiamo sempre detto che la coerenza è fondamentale. Quando noi diciamo che all’interno delle istituzioni non ci devono essere persone condannate lo diciamo con cognizione di causa. Quando c’è un avviso di garanzia il sindaco deve sentire i suoi cittadini. Il sito del Comune di Roma prevede un accesso nominativo: si può prevedere tanto quello quanto il blog di Grillo

Cosa vuol dire nel concreto? La parte riguardante l’accesso nominativo al sito del Comune di Roma è una supercazzola che non significa nulla. Il riferimento alla decisione da prendere sul blog di Grillo apre scenari diversi, a decidere lì non sarebbero i cittadini romani ma solo gli iscritti certificati del Movimento, un numero decisamente scarsamente rappresentativo non solo della cittadinanza della Capitale ma pure degli elettori che hanno scelto di dare fiducia alla Raggi alla prima tornata delle amministrative.
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Chi decide davvero le espulsioni nel Movimeno

C’è da dire che a fine maggio la Raggi era di tutt’altro parere e all’Espresso aveva dichiarato che se Beppe Grillo glielo chiedesse lei sarebbe pronta a dimettersi.  A Ballarò però la Raggi aveva detto che se avesse ricevuto un avviso di garanzia la questione sarebbe stata posta – e decisa – dai romani e non da Grillo. La Raggi disse che i romani chiederebbero a Grillo di cacciarla e lui agirebbe in osservanza della volontà popolare, ma non c’è attualmente nessuno strumento nel M5S che consenta agli abitanti di un territorio (e non agli attivisti 5S) di esprimersi riguardo un eletto dei 5 Stelle. Ecco quindi che più che “i romani”, saranno nel caso “gli attivisti” a chiedere le dimissioni della Raggi a Beppe che di rimando le chiederebbe a lei. O, più probabilmente, nel caso che la Raggi ricevesse un avviso di garanzia sarebbe il garante a muoversi spontaneamente (come è accaduto per Pizzarotti) in seguito a notizie di stampa. A decidere di avviare il procedimento di espulsione,stando al regolamento pubblicato da Grillo a dicembre 2014, è il capo politico del Movimento. Ora a parte alcune dichiarazioni deliranti secondo le quali Grillo non sarebbe il capo politico del partito ma solo il “Garante” del regolamento è evidente come suddetto regolamento preveda l’esistenza di un capo, e in mancanza di altri questi non può che essere che Grillo stesso. Altrimenti non avrebbe molto senso quanto si legge nel regolamento:

il capo politico del MoVimento 5 Stelle, su segnalazione comunque ricevuta:
i) dispone la sospensione dell’iscritto, dandone comunicazione al gestore del sito, il quale provvede alla disabilitazione dell’utenza di accesso;
ii) contesta all’interessato la violazione con comunicazione a mezzo e-mail, assegnandogli un termine di dieci giorni per la presentazione di eventuali controdeduzioni.

È infatti sempre questo misterioso capo politico a disporre dell’espulsione dell’iscritto

Decorso tale termine, il capo politico del MoVimento 5 Stelle, se non sono pervenute controdeduzioni ovvero ritiene non accoglibili le controdeduzioni presentate, dispone l’espulsione dell’iscritto, dandone comunicazione all’interessato con comunicazione a mezzo e-mail.
Entro i dieci giorni successivi, l’interessato può proporre ricorso contro l’espulsione, a mezzo e-mail da inviare al link www.beppegrillo.it/movimento/regolamento/9.html. Il ricorso viene esaminato dal comitato d’appello entro il mese successivo.

C’è però un comitato dei garanti che, volendo, ha la possibilità di difendere l’iscritto colpito da scomunica e ad andare contro lo stesso volere del capo politico. A far parte del comitato d’appello non sono i cinque fedelissimi nominati da Grillo a far parte del Direttorio ma altri tre due dei quali scelti dopo una votazione tra una lista di cinque decisa dal consiglio direttivo dell’associazione, quindi da Grillo stesso. E uno scelto direttamente dal consiglio direttivo dell’associazione, quindi da Grillo stesso. In sostanza l’organo di garanzia che secondo il Regolamento dovrebbe garantire gli iscritti colpiti da provvedimento di espulsione da parte di Grillo sono nominati da Grillo. I tre sono Roberta Lombardi, Vito Crimi e Giancarlo Cancelleri. Guarda caso la Lombardi è anche nello staff di badanti con cui il Movimento vuole blindare Virginia Raggi.

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L’estratto del documento del M5S dove viene menzionato il pagamento della penale da 150mila euro

Ma se non bastasse c’è anche la questione del  Codice di comportamento per i candidati ed eletti del Movimento 5 Stelle alle elezioni amministrative di Roma 2016 secondo il quale il candidato che dovesse disattendere e tradire i principi del Codie di comportamento si impegna alle dimissioni dalla carica ricoperta e verrà punito con il ritiro dell’uso del simbolo, l’espllsione dal M5S e il pagamento di una penale di almeno 150 mila euro in relazione al grave danno d’immagine subito dal Movimento.
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Anche per quanto riguarda il “decideranno i romani” la dichiarazione della Raggi cozza con un’altra clausola del codice di comportamento quella che prevede che a chiedere (non decidere) se il Sindaco, gli Assessori o i consiglieri devono rassegnare le dimissioni saranno almeno 500 iscritti al Movimento 5 Stelle alla data del 31/12/2014 residenti a Roma e nelle zone sotto la competenza territoriale di Roma Capitale. In alternativa sarà sufficiente la maggioranza degli iscritti residenti a Roma al 30/06/2015 (che evidente valgono meno dei 500) per approvare la proposta di dimissioni o revoca del mandato (proposta presentata dal Garante). Ma il punto è chi decide che gli iscritti (e non i romani come ha detto ieri la Raggi) possono decidere o meno, ovvero dà loro la possibilità di esprimersi a proposito delle dimissioni? Il Garante del Movimento, ovvero Beppe Grillo il quale dispone la sospensione su segnalazione degli iscritti (il che vuol dire che può anche ignorarla). Ed è sempre il capo politico a decidere l’espulsione.