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Virginia Raggi, Raffaele Marra e il complottone contro Marcello De Vito

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Nel complottone contro Marcello De Vito irrompe Roberta Lombardi. Sabato la deputata pentastellata è stata ascoltata dai magistrati che indagano, dopo un esposto del senatore di Cuori Italiani Andrea Augello, sulla storia del seminterrato che divise Virginia Raggi e Marcello De Vito e ha sostenuto che dietro il dossier di Daniele Frongia, Enrico Stefàno e della sindaca contro di lui ci fosse nientemeno che Raffaele Marra.

Roberta Lombardi e il complottone contro Marcello De Vito

Sicuramente è un caso che la Lombardi sia andata in procura proprio nel giorno in cui si giornali si raccontava delle accuse di Virginia Raggi sulla sua baby sitter assunta alla Camera. Di certo la deputata ha riferito cose sapute da altri, visto che Il Fatto Quotidiano, unico a riportare la notizia in un articolo a firma di Marco Lillo (che aveva raccontato il primo scoop sulla storia) spiega che a parlare del ruolo di Marra nella storia è stato un collaboratore del M5S romano. Che ieri è stato ascoltato dalla procura, mentre domenica è stata la volta proprio di Marcello De Vito, oggi presidente dell’Assemblea Capitolina e all’epoca favorito per il ruolo di candidato sindaco dei grillini, ma poi superato alle urne sul blog di Grillo dalla Raggi. Ma torniamo a raccontare la storia dall’inizio. Tutto parte da un accesso agli atti effettuato dal consigliere il 19 marzo del 2015:  si avvale del potere concesso per legge ai consiglieri comunali per ottenere dagli uffici del comune notizie e informazioni riguardo una pratica di sanatoria edilizia su un seminterrato di un cittadino di nome F. B. il via Cardinal Pacca al quartiere Aurelio. Il 28 dicembre del 2015 i tre consiglieri organizzano una riunione con i consiglieri municipali in assenza di De Vito e lì lo accusano di aver compiuto “una serie di atti contrari alla buona amministrazione e un reato”. “I tre ex consiglieri –secondo quanto De Vito dirà ai suoi amici – affermavano che avrebbe compiuto il reato di abuso di ufficio in relazione ad una richiesta di accesso agli atti”. “Indubbiamente la cosa – secondo quanto de Vito confidava allora ai suoi amici – produceva l’esito sperato, molti consiglieri municipali si convincevano delle accuse e l’accusato non aveva modo di palesarne la totale falsità”.

Alla riunione e alle discussioni successive sulla rete partecipano quasi tutti i consiglieri municipali, alcuni dei quali ora sono saliti in Campidoglio. Uno di loro racconta a De Vito che Frongia avrebbe chiesto di puntare alle successive primarie esclusivamente sulla Raggi. De Vito non sa nulla. Fino al 7 gennaio 2016. Quel giorno con i tre consiglieri viene convocato a una riunione. Alla presenza di Carla Ruocco e Alessandro Di Battista (membri del direttorio), Roberta Lombardi, Paola Taverna e Massimo Enrico Baroni, e poi dei capi della comunicazione Rocco Casalino e Ilaria Loquenzi, i tre consiglieri comunali accusavano De Vito di abuso di ufficio per l’accesso agli atti del 19 marzo 2015 ed esibivano un parere legale. Daniele Frongia lo sventolava e non diceva a De Vito quale avvocato lo avesse scritto. De Vito usciva frastornato e alle 20 e 30 inviava una mail nella quale spiegava che l’accesso agli atti era frutto di una richiesta proveniente dal M5S della Regione Lazio e allegava la mail dell’avvocato Paolo Morricone, difensore anche di Virginia Raggi (ha scritto lui la diffida al Fatto sull’incarico della Asl di Civitavecchia) che spiegava tutto.
“CIAO A TUTTI, la vicenda scrive De Vito – è stata compiutamente ricostruita. L’accesso agli atti è stato correttamente richiesto per le motivazioni di cui alla mail di Paolo Morricone, nostro avvocato regionale che riporto di seguito (e che allego):
in riferimento alla richiesta di accesso agli atti relativo alla (… Ndr) specifico che questa è scaturita da una segnalazione di un privato (che aveva chiesto l’anonimato avendo paura di minacce) egli sosteneva che il proprietario dell’appartamento, poteva aver spinto qualcuno dell’amministrazione per farsi concedere l’agibilità dell’appartamento. La richiesta era necessaria in quanto dalla documentazione si sarebbe si sarebbe potuto vedere se esistevano i presupposti o meno per la concessione dell’abitabilità (…) per una eventuale successiva denuncia’.
E’ tutto molto avvilente, io quanto meno lo vivo cosi – proseguiva De Vito – la vicenda però è anche molto grave. Motivo per cui vi chiedo con gentilezza non solo di valutare ciò che si è verifìcato oggi nei miei confronti alla luce delle pesanti accuse che mi sono state mosse ma anche di considerare insieme le opportune azioni e modalità di gestione della vicenda che, lo ribadisco, è gravissima”.

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House of Cards all’Amatriciana

A gennaio Frongia invita De Vito a spiegare di nuovo la situazione; la riunione viene convocata il 18, davanti a una trentina di consiglieri municipali e regionali. Lì la polemica ufficialmente si chiude, anche se – racconta sempre Lillo – Paolo Taverna in una mail partita per sbaglio definisce quanto accaduto “uno squallido tribunale speciale” (E le gogne senza possibilità di difendersi prima del voto sulle espulsioni sul blog cosa sono invece?). La vicenda si chiude lì ma De Vito perde le Comunarie romane: nell’occasione Daniele Frongia si ritira dalla corsa a sindaco per favorire la Raggi, chiedendo poi il posto di capo di gabinetto per sé e ottenendolo prima della scoperta che non poteva averlo e della nomina a vicesindaco in seguito “revocata” da Beppe Grillo. De Vito domenica ha fornito una versione molto più vaga rispetto a quella della Lombardi: ha detto di sapere anche lui di quelle voci che giravano su Marra ma di non avere alcuna certezza sul suo ruolo. E, racconta sempre il Fatto, potrebbero essere chiamati anche i deputati presenti alla riunione chiave nella quale furono sollevate le accuse a De Vito: Alessandro Di Battista, Paola Taverna e Carla Ruocco. Mentre Frongia, alfiere della trasparenza che di questa storia non ha mai parlato pubblicamente, replica: “Non è vero niente. Marra non aveva nessun contatto con noi in quel periodo. E’ documentabile e l’accusa si può smontare facilmente. Non è vero nemmeno che io abbia sventolato un parere contro De Vito. Non c’è nessun esposto contro di noi. Querelo tutti”.