Economia

Le incredibili fregnacce di Virginia Raggi sulle esportazioni italiane in Cina a Non è l’Arena

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Lo sapevate che fino all’altro ieri l’Italia non era in grado di vendere le proprie merci in Cina? Tutta colpa dei governi precedenti. Ma ora che il bisministro dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio ha spianato la strada per l’esportazione delle arance siciliane conquistando un mercato potenziale di 600 milioni di cinesi tutti pronti a gustarsi i prelibati agrumi italiani le cose sono cambiate. E lo ha capito subito la sindaca di Roma Virginia Raggi, da sempre molto attenta e preparata non solo sulle questioni che riguardano la Capitale ma anche sui grandi successi del MoVimento 5 Stelle. Successi che sa recitare a memoria, senza bisogno di suggerimenti.

Virginia Raggi non ha capito nulla delle storia delle arance in Cina

Ed infatti ieri ospite su La 7 di Non è l’Arena, il programma condotto da Massimo Giletti, la Raggi ha subito spiegato la portata storica dell’accordo: «Il nostro vicepresidente Di Maio è riuscito a fare qualcosa di storico: finalmente le nostre merci saranno esportate anche in Cina sulla famosa Via della Seta». Sorprendente vero? La sindaca della Capitale crede che fino al 2019 l’Italia non abbia mai avuto modo di vendere i suoi prodotti in Cina. Chissà come mai i governi precedenti non si sono accorti dell’immenso mercato cinese, forse perché avevano paura dei comunisti? Per fortuna che ora al governo ci sono quelli che non sono né di destra né di sinistra e che in nome del postideologico sono pronti a gettare il cuore oltre le barriere doganali.

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Non è chiaro se la Raggi creda davvero che fino a due giorni fa nessun prodotto italiano sia mai stato venduto in Cina o se piuttosto stia spudoratamente raccontando balle agli spettatori. Giletti assiste impassibile, anzi compiaciuto da sapere che grazie a Di Maio finalmente potremo ad esempio vendere le Ferrari in Cina. Chissà come hanno fatto a Maranello a venderle, forse di contrabbando? Eppure perfino lo storico accordo siglato da Di Maio per esportare le arance in Cina – via aereo, perché in nave lo si poteva già fare dal 2017 – non è frutto del lavoro del Governo del Cambiamento ma risale a gennaio del 2018 quando la Regione Siciliana aveva concluso l’iter per l’apertura del canale di commercializzazione degli agrumi siciliani in Cina che aveva aperto alla possibilità di esportare le arance anche per via aerea. «Noi riprendiamo un percorso storico che ovviamente serviva per gli scambi commerciali e iniziamo a dare una bidirezionalità a questi scambi», spiega la Raggi lasciando intendere che era dai tempi di Marco Polo che non vendevamo nemmeno uno spillo in Cina, anzi eravamo noi a “subire” l’aggressione commerciale cinese.

Il senso di Virginia Raggi per il commercio estero

Ma la Raggi va avanti come un treno e spiega che «I prodotti della Cina sono già in Italia, quello che è storico ed è fondamentale è che noi andiamo a conquistare nuovi mercati, noi dobbiamo dare risposte ai produttori». E cosa dice il governo, secondo la sindaca di Roma, ai produttori? «Questo è un modo con il quale i noi diciamo ai nostri produttori: “abbiamo aperto nuovi mercati“. C’è tutto un mondo, quello dei produttori, che oggettivamente soffre nel momento in cui si chiudono determinate aree di commercio». Qualcuno potrebbe chiedersi, o chiedere alla Raggi, quali nuovi mercati sono stati aperti. Lei risponderebbe qualcosa “ma la Cina naturalmente”. Ma non è così.

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Fonte: MISE

Non solo perché queste benedette arance sulle quali Di Maio ci sta facendo una testa così da novembre dell’anno scorso si potevano già vendere in Cina ma soprattutto perché il mercato cinese è già stato aperto. Da anni. Sul sito del MISE – il Ministero del Capo Politico del M5S – c’è una interessantissima scheda sull’interscambio commerciale Italia-Cina dalla quale si evince che la Raggi sta mentendo quando dice che finalmente le nostre merci saranno esportante anche in Cina come se questo non sia mai avvenuto prima. Incredibilmente Pechino non compra ortaggi e frutta ma macchinari speciali, abbigliamento e medicinali.

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Fonte: MISE

L’accordo con la Cina per esportare le arance via aereo non ha nulla a che fare con la Belt and Road initiative (la Nuova Via della Seta) in senso stretto visto che si tratta di due corridoi: uno marittimo e uno ferroviario e stradale. La Raggi però va oltre e spiega che vendere arance in Cina risolverà il problema dei produttori costretti a lasciare la frutta a marcire sugli alberi perché non conviene raccoglierla dal momento che il prezzo pagato agli agricoltori è troppo basso. La soluzione sarebbe quella di esportare quelle stesse arance via aereo (con costi notevolmente superiori) e venderle ad un prezzo molto alto in Cina (perché oltre ai costi di trasporto ci sono anche quelli doganali). Tutto per vendere arance in quello che è uno dei principali produttori di aranceaddirittura della varietà siciliana Tarocco. Non siamo ai livelli di vendere il ghiaccio del Monte Bianco agli Eschimesi ma poco ci manca. La tabella qui sopra mostra la posizione di Pechino e dell’Italia nella classifica dei principali esportatori mondiali di frutta e ortaggi. Sempre sul sito del MISE troviamo una scheda che ci fa ben comprendere il peso del mercato asiatico per l’esport italiano di frutta e ortaggi: praticamente nullo.

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Il nostro mercato principale è costituito dall’Unione Europea, in particolare dalla Germania, anche grazie agli accordi di libero scambio e alla moneta unica, ma meglio non farlo sapere ai sovranisti. La Raggi però ha anche un’altra interessante teoria commerciale: noi vendiamo arance in Cina e – sempre grazie al M5S – importiamo da Pechino «turisti danarosi» pronti a spendere e spandere nei negozi di Roma. Forse è per questo che la sindaca non sta facendo nulla per risolvere i problemi di ATAC e della Metro, i turisti danarosi cinesi usano tutti il Taxi.

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