Opinioni

Via i tetti agli stipendi dei dipendenti della Camera dal 2018

Via il tetto agli stipendi per i dipendenti della Camera: e così un barbiere dal 2018 potrà tornare a guadagnare la miserabile somma di 136mila euro lordi. I duemila dipendenti di Camera e Senato negli ultimi tre anni hanno subito una decurtazione dei loro compensi vista la fase di vacche magre. Ma l’accordo scade il 31 dicembre del 2017 e non c’è aria di proroga: per questo ci si aspetta un nuovo aumento dei costi per il personale a breve.  Alla fine del 2014, dopo che era scattata la soglia di 240.000 euro per i compensi dei dirigenti dello Stato, le presidenze di Camera e Senato definirono dei tetti ad hoc( il Parlamento è in regime di autodichìa, cioè decide per proprio conto le regole interne anche economiche) per i cinque livelli interni dei dipendenti delle Camere.

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I tetti agli stipendi dei dipendenti della Camera (Il Messaggero, 9 agosto 2017)

Nel 2015 la voce stipendi ha assorbito 240 milioni (contributi compresi) ed è scesa a quota 225 l’anno scorso. Per il 2017 sono stati stanziati 210 milioni. Spiega Diodato Pirone sul Messaggero:

I tetti previsti (che escludevano le indennità e dunque in realtà consentivano di guadagnare di più della soglia “ufficiale”) come detto sono cinque. Uno è unico e riguarda i consiglieri di entrambi i rami del Parlamento: 240mila euro, in media 105mila euro in meno rispetto alle precedenti retribuzioni massime). Gli altri tetti sono differenziati. Alla Camera per documentaristi, ragionieri e tecnici è previsto un limite di 166mila euro (-70mila), 115 mila per i segretari (-41mila), 106mila per i collaboratori tecnici (-46mila), 99mila euro per operatori tecinci e assistenti (-37mila). Al Senato è stabilito un tetto di 172mila per gli stenografi (- 84 mila rispetto agli stipendi massimi), di 166mila per i segretari (-62mila), di 115mila per i coadiutori (56mila) e 99mila per gli assistenti(-43mila).

Ora, visto che anche in tribunale si è sentenziato che i tetti erano validi in quanto provvisori, bisognerà tornare indietro. Con tanti saluti all’antipolitica