Opinioni

I vaccini ci hanno salvati

Il lungo viaggio in compagnia del coronavirus SARS-CoV-2 è stato caratterizzato da un cambiamento continuo del quadro sintomatologico dall’inizio del 2020 ad oggi. La malattia COVID è stata effettivamente diversa nelle varie ondate succedutesi, anche per i quadri estremi, ospedalizzati e addirittura ricoverati in Terapia Intensiva, con un elevato tasso di mortalità. Tali cambiamenti sono in parte corrisposti alle mutazioni genetiche delle varianti della bestia, che, progressivamente, hanno sentito il bisogno di conoscerci e confrontarsi con i nostri sistemi immunitari.

L’avvento della variante Omicron-2, attualmente prevalente anche nel nostro Paese, ci ha consentito di provare l’efficacia della campagna vaccinale: il Case Fatality Ratio (CFR, un ottimo indicatore epidemiologico, che indica in termini percentuali il rapporto tra le persone decedute e quelle contagiate) è passato dal 10-20% della prima ondata all’attuale 0.2%. Che cosa significa? Significa che all’inizio morivano 10-20 persone su 1000 contagiati, mentre attualmente ne muoiono 2. Questo ci porta a due deduzioni che meritano di essere attentamente considerate: la prima è che il COVID non è stato ed ancora non è paragonabile ad un’influenza, per cui muore una persona su 1000 contagiati (CFR 0,1%); la seconda, personalmente indiscutibile, è che i vaccini hanno funzionato egregiamente, allenando la maggior parte dei sistemi immunitari a combattere ad armi pari con il cavaliere nero e addirittura a sconfiggerlo subendo poche ferite. Infatti la sintomatologia prevalente assomiglia molto alla sindrome influenzale, anche se il ricorso alle cure ospedaliere continua ad essere superiore all’usuale.

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foto ipp pool clemente marmorino

Insieme alla maggioranza della popolazione, noi sanitari abbiamo trascorso mesi a ricevere insulti e minacce, basati sulla supposizione che i vaccini non fossero l’unico mezzo per contenere la tragedia in atto, che facessimo tutti parte di un sistema di potere che tritava le libertà dei pochi illuminati, ed anzi che la tragedia stessa non esistesse realmente. Di inventiva ce ne sarebbe voluta parecchia già solo per immaginare il migliore dei quadri visti e vissuti. I nostri occhi, in realtà, hanno visto soffrire e morire troppe persone, famiglie decimate se non annientate, il dolore di chi rimane. Abbiamo salutato entusiasticamente la maggior parte dei suggerimenti terapeutici giunti da ogni parte del mondo, per poi verificare sul campo che i risultati attesi erano purtroppo deludenti.

La nascita del vaccino è stata in realtà un grande successo del progresso scientifico dell’umanità: ad inizio 2021 abbiamo avuto a disposizione un po’ di alternative vaccinali, non perchè gli scienziati avessero saltato le tappe sperimentali, ma perchè finalmente non hanno più la necessità della disponibilità materiale del virus da sconfiggere, avendone invece a disposizione la sequenza genetica, la carta d’identità del SARS-CoV-2. Il sequenziamento è stato rapido, grazie alle nuove tecnologie, da poco prima impiegate anche per altri virus, rendendo ad esempio disponibile la sequenza genetica di tutti i virus influenzali. Inoltre, la prima epidemia di SARS risale al 2003, a causa della quale ottenni, da giovane medico, un contratto libero-professionale all’Ospedale Santo Spirito in Sassia di Roma, l’ospedale più antico del mondo e che mi rimane tuttora nel cuore.

Tornando ai giorni nostri, anche la facilità nel trovare volontari da includere nelle sperimentazioni ha abbreviato l’iter, consentendo alla maggior parte della popolazione di ricevere un ciclo vaccinale completo e con esso la migliore sicurezza possibile di non dover ricorrere alle cure ospedaliere o, ancora peggio, delle Terapie Intensive, dove quadri patologici estremi non consentono più ai sanitari di compiere miracoli per la sopravvivenza dei loro pazienti, nonostante le enormi competenze acquisite e le particolari fatiche sopportate in questi anni. È stato proprio questo vaccino a far crollare la letalità del virus, nonostante il numero ancora elevato dei contagi. Una vittoria della scienza, come tante nel corso della storia, che ci consente di guardare al futuro con maggiore ottimismo e con la consapevolezza che la selezione naturale avrà vita dura con l’uomo.