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Una morte da eroe per Ignazio Marino?

«Mi sembra che più che tra Marino e il PD, si sia rotto il rapporto tra l’amministrazione e la città»: così un imbarazzatissimo Matteo Renzi qualche giorno fa rispondeva a Fabio Fazio che durante “Che tempo che fa” gli chiedeva del destino della Capitale dopo le dimissioni di Ignazio Marino. Sarà. Intanto però i rapporti all’interno del Partito Democratico romano non sembrano così sani. È bastata infatti la battuta sui venti giorni durante la conferenza stampa dell’ex primo cittadino per scatenare il caos tra i consiglieri eletti in Campidoglio tanto da costringere all’intervento di Der Kommissar Matteo Orfini.

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La tabella riepilogativa del Corriere della Sera sugli scontrini contestati a Ignazio Marino (8 ottobre 2015)

A Roma la situazione è disperata, ma non seria

Il Partito Democratico scosso nelle fondamenta da Mafia Capitale a Roma avrebbe avuto bisogno di un profondo ripensamento. Anzi, era questo il ruolo disegnato per il commissario Orfini, mandato per fare pulizia all’interno del PD in città. La pulizia nei circoli è stata fatta. Ma a quanto pare non ci sarà molto da penare per trovare i nuovi candidati, visto che Orfini avrebbe promesso ai vecchi di ricandidarli in cambio delle dimissioni. A raccontare la vicenda ci ha pensato stamattina il Messaggero nella cronaca di Roma:

Sono le 18, la riunione dura da troppo, c’è stato già un giro del tavolo,al Nazareno. Matteo Orfini guarda negli occhi i consiglieri comunali e dice loro: «Non si torna indietro, l’esperienza è finita». Con una postilla per i consiglieri comunali: «Guardiamo avanti, pensiamo a scrivere il programma e poi chi vorrà sarà ricandidato». Un messaggio chiaro per convincere anche quella parte di dem che teme “l’effetto Zingaretti”: dopo le dimissioni della governatrice Polverini (per i rimborsi) il Pd non ripresentò nemmeno uno dei consiglieri regionali uscenti per dare un segnale di discontinuità. Cosa che potrebbe accadere anche alle prossime elezioni, che a differenza di quelle per la Pisana, si prospettano molto in salita. Orfini nel dubbio di queste ore è stato netto: via Marino, poi sarete tutti di nuovo in pista. Sono ore particolari. Sel e la lista civica di Marino, da sponde opposte, fanno capire no, non è finita. E che ci sono spazi almeno per una verifica politica in Aula. Marino intanto è nelbunker,in Campidoglio.

Tutto chiaro? Bene, perché invece il Fatto Quotidiano ha riportato una conclusione del tutto diversa della riunione, nella quale invece i consiglieri Dem si sarebbero ribellati a Marino per una questione di coerenza:

Ora che la vicenda degli scontrini sembra sgonfiarsi, visto che dalla Procura non arrivano novità, la fronda dei consiglieri dubbiosi s’è andata ingrossando. È addirittura il capogruppo, Fabrizio Panecaldo, a prendere la parola: “Non possiamo mettere Marino sullo stesso livello di Alemanno”. Altri sbottano: “Piuttosto che sfiduciarlo, mi dimetto”. Ma i gesti di un singolo –tutti da confermare –a Orfini non interessano: vuole un’azionedigruppo, l’unica che può davvero costringere il sindaco al passo indietro definitivo. La truppa dei 19 non ci pensa proprio. “Sarebbe un suicidio politico: che facciamo, ci mettiamo a votare con i Cinque Stelle, con Fratelli d’Italia, con i fascisti?”.

C’è chi fa i conti. A non seguire la linea del partito sarebbero comunque pochi, tanto che Marino in Consiglio potrebbe contare solo su 11 consiglieri su 48: gliene mancano 14 per avere la maggioranza in caso di ripensamento. Già, ripensamento. Perché, scrive l’ANSA, l’ultimo coup de théâtre a cui sta lavorando il sindaco marziano potrebbe andare in scena in Aula Giulio Cesare. Marino starebbe pensando di presentarsi in assemblea capitolina e portare lì la crisi politica aperta di fatto dal Pd. A riaprire lo scenario e il dibattito sono arrivate le dichiarazioni dell’assessore e fedelissima del sindaco, Alessandra Cattoi, che ha confermato che Marino sta riflettendo e farà le opportune verifiche sulla possibilità di chiedere la fiducia in Aula. “Che la crisi non crisi non riguardi le spese di rappresentanza mi sembra un fatto rilevante. Ed è importante per il sindaco, che è stato eletto dai cittadini, che questi non devono avere dubbi sul fatto che il sindaco ha speso dei soldi pubblici solo per fini pubblici e non privati. Fino a una settimana fa, attraverso la ricostruzione mediatica, molti pensavano che il sindaco era stato indotto a dare le dimissioni per motivi relativi alle sue spese di rappresentanza. Così non è. Il Pd ha detto, infatti, che non c’è una fiducia, quindi, vuol dire che è una crisi politica. Allora spostiamo il tema sulla politica, come deve essere, perché un sindaco è giusto che lasci la sua posizione solo per fatti gravissimi che attengono alla politica e non a stupidaggini come gli scontrini”.  In effetti una resa dei conti in aula, o peggio una conta, rischierebbe di lacerare ulteriormente il partito.

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Il sondaggio EMG per il Tg di La7 sulle intenzioni di voto alle elezioni per il Comune di Roma

Una morte da eroe per Ignazio Marino?

Ma  dai consiglieri dem arriva alle agenzie di stampa un’interpretazione diametralmente opposta: Marino – sostengono – vuole presentarsi in Assemblea capitolina con il solo scopo di farsi sfiduciare per poter addossare al partito la responsabilità politica della crisi. Ieri i componenti del gruppo Pd in Campidoglio ne hanno discusso al Nazareno con il presidente Matteo Orfini e la linea, avallata a quanto pare anche dal premier Matteo Renzi, è chiara: bisogna fare di tutto, senza escludere un’opera di persuasione nei confronti del sindaco, per evitare una conta in aula; ma se non ci si riuscisse, i consiglieri dem sono pronti anche a dimettersi in massa.  E qualora Marino volesse forzare la mano con un voto d’aula, “useremo tutte le armi disponibili per evitare che vada avanti questa esperienza”, assicura un consigliere democratico all’AGI, alludendo appunto alle dimissioni o a una via più ‘soft’ come quella di non assicurare il numero legale per consentire lo svolgimento della seduta. Il segnale sembra quindi molto chiaro. Se il sindaco medita una mossa a sorpresa, i consiglieri sono pronti a stopparla usando il regolamento o dando le dimissioni. Evitando così lo stillicidio del dibattito in aula ed evitando di prendersi così pubblicamente la responsabilità di cacciare il sindaco che vogliono mandare via. Intanto però a Roma c’è un’altra questione imbarazzante per il PD. I membri della direzione stamattina si sono visti recapitare nella casella di posta elettronica una email per votare sul prolungamento dell’incarico di commissario per Orfini. Semplicemente rispondendo alla mail i membri della direzione del Pd avrebbero esprimersi sul prolungamento del commissariamento di Roma e sull’azzeramento dell’assemblea e della direzione romana.  Nessuna riunione della Direzione. Ma una consultazione telematica. “Inaccettabile. Con tutto quello che è successo negli ultimi mesi a Roma, ci chiedono un sì o un no con una mail? Crediamo ci sia bisogno di discutere di qualcosa e non solo di votare per via telematica. O meglio, ratificare via mail una decisione già presa…”, sbottano nella minoranza Pd. A far uscire allo scoperto l’insofferenza della minoranza è stato Nico Stumpo. Per questo lui e gli altri membri della minoranza in Direzione voteranno contro. “Credo che rispetto alle grandi sfide che ci aspettano a Roma e che hanno indubbia valenza nazionale, non abbia più senso la logica dell’uomo solo al comando Serve una modalità collegiale nelle scelte”. E l’uomo solo al comando che dice? Renzi nelle scorse 24 ore non ha detto una parola sulla questione, così come durante l’intervista di Fazio è riuscito a parlare di Roma senza nominare mai il sindaco Marino. Dando la colpa genericamente all’amministrazione, nella quale però i renziani abbondavano (e allora come mai è andata così male?). E anche oggi ci prendiamo una responsabilità domani.
Edit: anche a Otto e Mezzo Renzi ha evitato di parlare di Marino:

“Dovete chiederlo a Marino, come faccio a dire cosa farà Marino…”. Lo ha detto il premier Matteo Renzi a Otto e mezzo, rispondendo a una domanda sulla possibile revoca delle dimissioni da parte del sindaco di Roma.