Cultura e scienze

Travaglio lascia lo studio di Santoro

Ieri sera durante Servizio Pubblico è andato in onda l’ultimo confronto-scontro tra Michele Santoro e Marco Travaglio. Travaglio aveva polemizzato con Claudio Burlando, governatore della Liguria, ritenendolo “il simbolo” della cementificazione responsabile dei disastri di Genova. Ma il conduttore di Servizio Pubblico, Michele Santoro, aveva più volte richiamato il giornalista, soprattutto quando il governatore l’aveva chiamato in causa chiedendogli ironicamente consigli sulla gestione del sottosuolo e Travaglio aveva ricordato chi era stato eletto governatore tra i due. Poi uno dei ragazzi in studio invitati come Angeli del fango aveva interloquito con Travaglio ricordandogli che l’alluvione non si sarebbe fermata anche con i lavori del Bisagno e il giornalista gli aveva risposto di prendersela con il governatore e non con lui. All’ennesimo richiamo di Santoro, il vicedirettore del Fatto ha abbandonato lo studio.

Non è la prima volta che Santoro e Travaglio litigano. Uno degli scontri più virulenti si era avuto con Nicola Porro in studio qualche tempo fa:

Porro stuzzica Travaglio e questi reagisce duramente, innescando la tipica bagarre televisiva (con tutti che si urlano addosso). Porro contro Travaglio, Travaglio contro Porro; Santoro contro Travaglio. E poi ancora Belpietro contro Travaglio, Santoro contro Belpietro, Travaglio contro Belpietro, Santoro che urla: «Zitti tutti!». È un film già visto: il giornalista reclama il suo diritto a difendersi, il conduttore vuole continuare con la puntata. Ma questa volta si è passato il segno: la polemica tra i due giornalisti finisce sulle pagine del Fatto quotidiano.
Il 20 febbraio Marco Travaglio pubblica una lettera a Santoro in cui ventila il suo possibile abbandono alla trasmissione. «Una reputazione ce l’ho – si lamenta il giornalista – e vi sono affezionato, non posso più accettare che venga infangata ogni giovedì da simili gentiluomini». La risposta di Santoro arriva pochi giorni dopo e si può sintetizzare così: «Se te ne andassi resterei amareggiato, ma non sarebbe la prima volta che mi separo da un mio bravo collaboratore. Non possiamo passare un ora a parlare di Travaglio, perché toglieremmo il tempo alle nostre inchieste. Annozero è come una partita di calcio (falli compresi): si sa come inizia ma non come finisce». Non mancano peraltro gli accenni polemici: «Tu sei cambiato. Non so se ti accorgi che, quando a proposito di Annozero dici che è una questione di format, stai parlando come un membro della Commissione parlamentare di vigilanza»). Sulla stessa edizione del Fatto la controreplica di Travaglio: «Caro Michele siamo diversi sul modo di difendere la nostra onorabilità. Tu preferisci farlo in separata sede legale liquidando pubblicamente con una battuta ironica le calunnie che ti vengono rovesciate addosso. Io non nutro la tua stessa fiducia nel “pubblico” che saprebbe tutto e riuscirebbe da solo a distinguere ciò che è vero da ciò che è falso».