Rassegna Stampa

“Arbitra Maria Sole”, cosa non va nel titolo della Gazzetta dello Sport su Ferrieri Caputi

Maria Sole Ferrieri Caputi è la prima donna ad arbitrare una squadra di Serie A. Ma non per questo è giustificabile riferirsi a lei usando soltanto il nome

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Si dirà che è stata una scelta dettata da questioni di spazio. Oppure che messa in questo modo rendeva immediato il concetto. Ma il titolo che ieri la Gazzetta dello Sport ha utilizzato per rivolgersi a Maria Sole Ferrieri Caputi, prima donna ad arbitrare una squadra di Serie A in Cagliari-Cittadella di Coppa Italia di mercoledì 15 dicembre, di certo non le rende onore. “Il Cagliari sorride, vince dopo due mesi. Arbitra Maria Sole e annulla tre reti”, è il titolo sul pezzo riepilogativo della gara, uscito sull’edizione cartacea di ieri. Il problema salta all’occhio immediatamente: manca il cognome.

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Il discorso è sempre lo stesso: quante volte, nella stessa circostanza, si sarebbe visto un titolo fatto allo stesso modo con un arbitro uomo? La risposta è mai. La tendenza a ridurre al solo nome donne che ricoprono ruoli che convenzionalmente (ed erroneamente) vengono associati a uomini è una cattiva abitudine che non ha giustificazioni: si poteva trovare un modo diverso di dirlo, ma in un titolo, che è la cosa che più risalta in una pagina di giornale, bisogna prestarci maggior attenzione. Sull’edizione web dell’articolo, dove c’è maggiore flessibilità per quanto riguarda la lunghezza del titolo, il problema non si è posto. Così come nell’edizione odierna del giornale, in cui viene presentato un colloquio con la donna titolando con il suo cognome in piccolo in alto e soltanto il nome a caratteri cubitali: una “soluzione” di ripiego che sembra più un ricascarci che una toppa.

Ferrieri Caputi, intervistata dal Corriere della Sera – stavolta con titolo “Ferrieri la pioniera”, con accento sul cognome – ha commentato la partita: “Non è stato diverso dal solito. Un po’ di emozione prima, perché cambia il contorno, ma dentro al campo è tutto uguale. Ci tenevo a fare bene perché sapevo che stavo rappresentano un movimento intero, quello delle donne che arbitrano a tutti i livelli. Io sono solo la punta dell’iceberg di un mondo che sta crescendo. Sono soddisfatta, ma ho ancora tanto da imparare”.

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