Opinioni

Lo stadio della Roma, la Giunta Raggi e la scadenza del 28 agosto

“Ieri sono scaduti i 90 giorni che la Legge 241/1990 assegna a Roma Capitale per la verifica del dossier sullo stadio della Roma, consistente nel controllo della rispondenza tra la progettazione definitiva e il deliberato dell’Assemblea Capitolina. Nell’ultima seduta della Commissione Urbanistica l’Assessore Berdini si era affrettato a rassicurare tutti sul fatto che entro 10 giorni i documenti sullo stadio sarebbero stati trasmessi in Regione. Inutile aggiungere che anche quel termine è trascorso inutilmente. Siamo certi che le nostre speranze, insieme a quelle dell’Assessore Berdini, e del Vicesindaco Frongia non saranno deluse e che oggi il fantomatico plico partirà finalmente per gli uffici competenti della Regione Lazio”, dichiara in una nota il Consigliere Capitolino e membro della Commissione Urbanistica di Roma Capitale Ignazio Cozzoli. Di cosa sta parlando Cozzoli?
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Cozzoli sta parlando del progetto che il Comune avrebbe dovuto inviare entro il 28 agosto e di cui si è cominciato a parlare un mese fa, in base alla legge su processo amministrativo, la 241/90.

«Che in modo molto chiaro disciplina qualunque istanza venga presentata alla pubblica amministrazione. In sostanza, spiegano gli esperti di diritto amministrativo, il Campidoglio potrebbe già essere considerato in ritardo di un mese. La norma dice che il Comune ha (avrebbe) 30 giorni per rispondere. Un limite portato a 90 in caso di “particolare complessità” dell’istanza presentata.
Dando per buona la complessità del tema – cosa, peraltro, tutta da dimostrare – i 90 giorni scadono il 28 agosto. E oggi siamo, appunto, a due terzi del tempo concesso. Sbrigarsi, dovrebbe divenire la parola d’ordine: scaduto il termine, il rischio (tutt’altro che remoto) è che il 29 agosto parta l’istanza al Tar. E, tra l’altro, qualunque somma il Comune fosse condannato a pagare, la Corte dei Conti potrebbe imputarla come danno erariale e farla pagare in prima persona ai funzionari capitolini che hanno oggi in mano il dossier».

Proprio di questo parlò il direttore generale dell’A.S. Roma Mauro Baldissoni nella metà del giugno scorso: «l’iter autorizzativo politico è esaurito, come lo sarebbe il candidato che volesse riaprirlo perché correrebbe il rischio di esporre il Comune ad azioni risarcitorie», sostenne Baldissoni, salvo ammorbidire i toni il giorno successivo: “Non intendevo dire, come non ho detto, che è Virginia Raggi ad essere esaurita, né minacciare cause, ma appunto ribadire che siamo giunti ad una fase autorizzatoria amministrativa e non più politica e spiegare le conseguenze tecniche e giuridiche di un eventuale annullamento del progetto -proseguiva il dirigente giallorosso-. Ed è proprio per questa ragione, come già evidenziato nell’incontro, che non abbiamo ritenuto di dover incontrare i candidati alla poltrona di sindaco, ma che saremo felici di spiegare il progetto a chiunque di loro verrà eletto, certi che abbraccerà un’iniziativa così qualificata e importante per l’intera città”.

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