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Stadio della Roma, perché la storia del rischio idrogeologico non sta in piedi

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Oggi sarà un giorno importante per lo Stadio della Roma a Tor di Valle: il Comune e l’assessore all’urbanistica Paolo Berdini chiederanno di rinviare di un mese la Conferenza dei Servizi per provare a varare la variante urbanistica sulla quale nel M5S non c’è accordo politico. Berdini si dice sicuro che la conferenza dei servizi la concederà, ma per l’ok serve il giudizio positivo di tutti e cinque i soggetti coinvolti. Soprattutto: il Comune per ottenerla dovrà scoprire le carte, visto che mentre la linea dell’assessore è quella di riuscire a fermare il progetto – e in questo è appoggiato dal tavolo urbanistica del M5S romano – mentre la sindaca Virginia Raggi, il vicesindaco Paolo Bergamo, il resto della Giunta e alcuni consiglieri sono per un taglio del 20% delle cubature. Se il Comune vorrà il rinvio, dovrà espressamente spiegare che lo vuole per varare una variante con il taglio delle cubature; se non altro perché a rigor di logica se il comune avesse voluto bloccare tutto avrebbe potuto farlo nei sette mesi precedenti o può farlo ancora ritirando il pubblico interesse per lo stadio (e prendendosi in risposta una serie di ricorsi al TAR con risarcimento danni, conseguenti accuse di danno erariale e altre sciocchezzuole varie che, visto il clima tra la giunta Raggi e i magistrati, non sembra essere la mossa più intelligente in questo periodo). Ma ciascuno è libero di suicidarsi come meglio crede.

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Lo stadio della Roma e il rischio idrogeologico (Il Messaggero, 31 gennaio 2017)

Più interessante è invece segnalare la storia di una lettera che il dipartimento all’urbanistica del Comune avrebbe inviato alla Regione Lazio in cui si sostiene che l’area di Tor di Valle è «pericolosa» a livello idrogeologico (tradotto: c’è il rischio inondazioni) ecco perché il Comune «ritiene che la Conferenza dei Servizi non possa concludersi con esito favorevole». Spiega il Messaggero:

Per motivare l’«esito non favorevole» della valutazione, il Comune ha ammesso che l’area scelta dai privati è a rischio inondazione, come aveva già certificato l’Autorità di Bacino e come è stato sottolineato anche dagli esperti dell’Istituto nazionale di Urbanistica. «In tale condizione – si legge nel documento di Palazzo Senatorio – nessuna variante urbanistica sulle aree a rischio per fenomeni idraulici potrà essere adottata da Roma Capitale».
Secondo il dipartimento Urbanistica del Campidoglio, il parere positivo della conferenza, «che sostituisce ogni autorizzazione o permesso a costruire», non può essere rilasciato«fino alla dichiarazione di non pericolosità idraulica delle aree interessate». Una certificazione che però «non potrà intervenire prima della realizzazione delle opere di difesa e del relativo collaudo, a seguito di una specifica richiesta, da avanzarsi a cura della Regione Lazio, secondo la procedura ordinaria (non in deroga) prevista dal Piano di Assetto Idrogeologico».

Ora, prima di entrare nel merito della discussione conviene ricordare una vicenda accaduta qualche settimana fa: Il Tempo di Roma, su chiara ispirazione berdiniana, pubblicò un articolo in cui diceva che lo Stadio della Roma era a rischio perché c’era una lettera della Soprintendenza che bocciava le torri. In realtà quel parere non era vincolante. Ma intanto Berdini aveva avuto la sua soddisfazione. Per quanto riguarda il rischio idrogeologico comunicato dal dipartimento all’Urbanistica, in primo luogo va segnalato che la questione è talmente decisiva che viene sollevata oggi dopo due anni che si parla del progetto e dopo sette mesi di assessorato Berdini. In secondo luogo bisogna ricordare che tutto quello che viene detto nella lettera aveva già un iter incastrato nel progetto di stadio della Roma nel 2014, come ha spiegato StadiodellaRomaFAQ:

In sede di Conferenza dei Servizi preliminare, l’Autorità di Bacino segnala la presenza nell’area prescelta di un rischio idraulico legato al fosso di Vallerano[3][5] (e non al fiume Tevere, come invece denunciato erroneamente da alcuni istituti privati e partiti politici) e, non avendo rilevato nulla di ostativo alla realizzazione del complesso, pone la sua messa in sicurezza definitiva come unica condizione necessaria, per quanto le concerne, alla dichiarazione di pubblico interesse[4] (consentirà al quartiere Torrino-Decima, tra l’altro, di vedere finalmente declassato il suo indice di rischio R4, a decenni dalla costruzione) riservandosi, in sede di Conferenza dei Servizi decisoria, di valutare l’impatto delle nuove strutture e disporre, eventualmente, ulteriori prescrizioni[5] (alcune già previste dal proponente, come ad esempio la realizzazione di tutto il complesso su un piano rialzato);
In data 2 dicembre 2015, si conclude l’attività di indagine geologica sull’area interessata dall’intervento, che ne accerta la compatibilità con lo stesso[7].

Ci sarebbe infatti da ricordare che strutture quali Stadio Olimpico, Stadio Flaminio o Auditorium sorgono adiacenti a zone il cui attuale indice di rischio è il medesimo di una porzione dell’ex Ippodromo di Tor di Valle:

Per i primi si tratta di zone di rischio del reticolo primario (fiume Tevere) mentre Tor di Valle è interessata dal rischio del reticolo secondario. Dal momento che per queste aree non è previsto alcun intervento, si può ragionevolmente affermare che, al termine degli interventi di messa in sicurezza definitiva del fosso di Vallerano, anche raggiungere e sfollare (oltre che, ovviamente, frequentare) i luoghi dell’evento sarà più sicuro nel nuovo Stadio della Roma di quanto non lo sia nelle suddette zone.

È stato infatti chiarito non oggi, ma nel novembre 2014 dall’ingegner Carlo Ferranti dell’Autorità del Bacino che:

“La posizione dell’Autorità di Bacino è che la proposta è condizionata dal Fosso di Vallerano, le mappe che sono state pubblicate dimostrano che il rischio idraulico proviene da lì. Parere condizionato a che avvenga la messa in sicurezza del progetto che ci sarà. Poi esprimeremo il parere sulle opere lì proposte. In termini pratici si tratta di realizzare opere di potenziamento arginale, il Fosso mette sotto rischio circa 10000 persone al Torrino, abbiamo previsto indipendentemente dallo stadio un potenziamento arginale e una cassa di espansione per un certo importo da definire. 5 milioni di euro per il Fosso di Vallerano? Quella risulta dal piano finanziario che abbiamo visionato, per quanto riguarda l’efficacia degli interventi bisogna vedere che tipo di intervento verrà proposto. Sono una mera previsione inserita in un piano finanziario”.

Ovvero, la messa in sicurezza che il dipartimento all’Urbanistica sta chiedendo è già compresa nel progetto. La storia del Comune che blocca tutto denunciando il rischio idrogeologico non sta in piedi proprio perché dell’argomento si è già discusso e a tal proposito si è già deciso. Paolo Berdini e il MoVimento 5 Stelle romano dovrebbero rassegnarsi: non ci sono altre strade per fermare l’opera, l’unica cosa che possono fare è votare la delibera che toglie il pubblico interesse all’«Ecomostro», come lo chiama il giornale di Caltagirone.
EDIT: L’Autorità di bacino della Regione smentisce oggi le deliranti affermazioni contenute nell’articolo del Messaggero:

L’Autorità di bacino del Tevere non ravvede rischi di inondazione dell’area di Tor di Valle, scelta per la realizzazione dello Stadio della Roma, perché sarebbero le opere stesse previste dal progetto ad abbassarli drasticamente, fino a renderli praticamente nulli. A sollevare la questione del rischio idrogeologico era stato ieri il Campidoglio. Oltre alla richiesta di sospensiva (mittente la sindaca Virginia Raggi) dal Campidoglio è arrivata ieri per conoscenza alla Regione Lazio una seconda lettera sullo Stadio, dagli uffici del dipartimento dell’Urbanistica, quello cioè legato alla carica dell’assessore Paolo Berdini. La lettera, indirizzata all’Autorità di bacino, sarebbe arrivata anche qualche ora prima rispetto all’altra e sottolinea, stando a chi l’ha letta, il rischio idrogeologico di inondazione dell’area di Tor di Valle dove dovrebbe sorgere la struttura sportiva. Nella lettera il dipartimento scrive di conseguenza di ritenere che “la Conferenza dei servizi non possa concludersi con esito favorevole”. Ma da parte dell’Autorità di bacino, stando ai rumors riportati dalla stampa e confermati oggi da fonti qualificate, il parere sarebbe invece favorevole.