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Sorpresa! Austerity a rischio in Portogallo

Dalle elezioni politiche del 4 ottobre non è uscita una maggioranza in grado di governare il Portogallo. Sembrava infatti avesse vinto il premier uscente, il conservatore Pedro Passos Coelho. Il risultato elettorale ha sorpreso tutti, perché si immaginava che gli elettori portoghesi avrebbero deciso di “punire” le scelte fatte dal Governo in campo di austerity. Ma così non è stato e Portugal à Frente ha vinto ottenendo il 36,8% dei consensi. Il problema è che la coalizione che sostiene Passos Coelho non è riuscita a ottenere la maggioranza assoluta dei seggi ed è stato chiaro fin da subito che sarebbe nato qualche problema di governabilità.

Una vittoria per l’austerity?

Da molti osservatori stranieri le elezioni erano state presentate come un banco di prova per l’austerity, il Governo portoghese infatti aveva adottato una politica fatta di privatizzazioni, aumento delle tasse e tagli alla spesa pubblica per poter fare fronte al prestito di 78 miliardi di euro per il salvataggio del Paese concesso dalla Troika nel 2011. Pedro Passos Coelho era stato presentato come “il difensore dell’economia” ma anche come colui che aveva imposto al Portogallo pesanti sacrifici. È vero che il Portogallo non è la Grecia, come recitava uno degli slogan del premier uscente, ma è anche vero che il paese non è ancora uscito dalla crisi: la disoccupazione è al 13,5%, il 20% della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà, 485,000 lusitani sono emigrati tra il 2011 e il 2014 e il debito pubblico al 125% del PIL è il secondo più alto dell’Eurozona.  Quello che viene presentato ovunque come il modello dei successi delle misure di austerità, e che ha ricevuto il plauso del Ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble, probabilmente non lo è davvero. In primo luogo perché le misure “corretttive” introdotte dal Governo di centrodestra su suggerimento della Troika sono state definite incostituzionali dalla Corte Costituzionale. In secondo luogo perché le misure imposte dalla Troika hanno avuto un effetto modesto e non risolutivo sul lungo periodo sull’economia portoghese.  


Se è vero che le esportazioni sono in crescita l’altra faccia della medaglia è la contrazione della domanda interna che ha subito un crollo dopo il bailout del Portogallo e nei quattro anni successivi. Il fatto che ora l’economia portoghese torni, anche se debolmente, a sorridere sembra essere imputabile ad una ripresa della domanda interna che non pare sia stata favorita dalle misure di austerity ma, secondo l’opposizione di centrosinistra, è la conseguenza delle sentenze che le hanno definite incostituzionali.

La sconfitta delle ricette della Troika?

E forse è per questo che la coalizione di centro destra ha perso consensi, scendendo dal 50% del 2010 a poco meno del 38% dello scorso 4 ottobre. Passos Coelho non ha i numeri per formare un Governo, con solo novantanove seggi su duecentotrenta gliene servirebbero altri diciassette per poter governare. A questo punto potrebbero entrare nuovamente in gioco i socialisti di António Costa che sono arrivati secondi con il 32% dei consensi e ottanta seggi al Parlamento. Le opzioni sul tavolo sono due: l’appoggio dei socialisti al nuovo Governo Passos Coelho oppure Costa tenterà di dare vita ad un suo Governo tentando l’alleanza con i comunisti. Una situazione per certi versi simile a quella vissuta da noi italiani nel 2013 quando dalle urne non emerse una coalizione vincitrice e Bersani esplorò diverse ipotesi d’alleanza. Costa dovrà quindi negoziare un accordo con Jero­nimo de Sousa del Par­tido Comu­ni­sta Por­tu­guês (PCP) e Cata­rina Mar­tins del Bloco de Esquerda (BE) che hanno ottenuto rispettivamente l’8,3% e il 10,2%. Di recente Costa ha detto che per il Portogallo è il momento di “voltare la pagina dell’austerity” e quindi potrebbe cercare l’appoggio dei due partiti di sinistra che hanno sempre espresso la loro contrarietà alle misure di austerità. Ma come succede anche da noi l’alleanza tra i partiti di centrosinistra non è cosa facile, tra i Socialisti serpeggia già un certo malumore per l’eventuale accordo con i duri e puri di sinistra e non si può dare per scontato che l’operazione vada a buon fine. Oltre al fatto che la leadership di Costa sarebbe a rischio a sinistra ci sono componenti che premono per un’uscita dall’euro e questo ai Socialisti non piace. Insomma a quanto pare se le elezioni hanno decretato che le ricette della Troika non sono piaciute ai portoghesi a causa delle dinamiche interne ai partiti sembra più probabile un appoggio ai centristi che un’alleanza con la sinistra, nonostante i numeri favorevoli per la seconda ipotesi. Di sicuro l’Enrico Mentana portoghese  in questi giorni starà ripetendo il mantra “se Atene piange, Sparta non ride“. L’ultima alternativa è che il Presidente della Repubblica dia lo stesso a Passos Coelho l’incarico di Governo che, senza l’appoggio del Parlamento, potrebbe rimanere in carica solo per sei mesi in attesa di andare a nuove elezioni.