Politica

I soldati italiani in Niger

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Il 24 dicembre a mezzogiorno il presidente del Consiglio dei ministri Paolo Gentiloni ha proposto lo spostamento di soldati in Niger dall’Iraq. 470 militari sono quindi pronti ad approdare in quella che il generale Claudio Graziano, capo di stato maggiore dell’esercito, definisce una missione “no combat”: si tratta della stessa attività che gli italiani svolgono in Iraq r in Afghanistan e cioè “preparare le forze locali a conservare la stabilità, a creare una capacità interna di mantenere la sicurezza”. Inizialmente gli italiani – potrebbero essere i parà della Folgore i primi a partire – lavoreranno a Niamey insieme ai francesi, presenti nell’area del Sahel con gli oltre 3mila militari dell’operazione ‘Barkhane’. A Barkhane partecipano anche le forze armate di 5 ex colonie francesi (Burkina Faso, Ciad, Mali, Mauritania e Niger). Ed è possibile che anche altri Paesi europei, come Spagna e Germania, decidano di inviare propri contingenti. Il Niger è un’area nevralgica per il flusso di migranti che dal centro Africa risale verso la Libia attraverso i confini desertici lasciati incontrollati. E nella regione è forte la presenza di milizie jihadiste.

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L’invio dei soldati italiani in Niger (Corriere della Sera, 27 dicembre 2017)

Nel corso del 2018 ci sarà il dimezzamento della missione in Iraq, che conta 1.500 unità. In particolare, sarà ridotto il personale (circa 500 uomini) che presidia il cantiere per la manutenzione della diga di Mosul. I militari italiani dovranno addestrare le forze del Niger nel contrastare il traffico di migranti e il terrorismo, come avviene in Iraq e in Afghanistan. I primi a partire saranno i militari del Genio: dai primi mesi del 2018 in 120 si stabiliranno entro marzo nella regione del Sahel. 120 i mezzi terrestri impiegati oltre a 2 aerei. In tutto sono settemila i militari italiani impiegati in missioni all’estero.