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Sì a Draghi: le tappe decisive per un “governo politico”

Quale sarà la maggioranza che sosterrà il governo Draghi? Se fino a ieri mattina il quadro politico sembrava molto incerto dopo il discorso “del tavolino” di Giuseppe Conte si sono sbloccate diverse posizioni. Cosa è successo e cosa vogliono fare Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Lega

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Quale sarà la maggioranza che sosterrà il governo Draghi? Se fino a ieri mattina il quadro politico sembrava molto incerto dopo il discorso “del tavolino” di Giuseppe Conte si sono sbloccate diverse posizioni. Ormai si parla di un esecutivo politico, che rifletta le sensibilità delle forze che sosterranno l’ex numero uno della BCE. Cosa hanno deciso Partito Democratico e Movimento 5 Stelle? Rimane il nodo della Lega

Sì a Draghi: le tappe decisive per un governo politico (ma anche tecnico)

Ieri Conte ha espressamente auspicato la nascita di un governo politico che possa occuparsi delle emergenze del paese: “”Auspico un governo politico che sia solido e che abbia quella sufficiente coesione per poter operare scelte eminentemente politiche perchè le urgenze del paese richiedono scelte politiche e non possono essere affidate a squadre di tecnici”. Parole non scelte a caso perché poi il premier del governo giallorosso ormai passato si è rivolto al Movimento: “Mi rivolgo agli amici dei 5 Stelle: io ci sono e ci sarò. Come pure dico agli amici del Pd e di Leu: noi dobbiamo continuare a lavorare tutti insieme – ha sottolineato il premier – perché il nostro progetto politico, che ho sintetizzato come alleanza per lo sviluppo sostenibile, continui. É un progetto forte, concreto, che aveva già iniziato a dare buoni frutti. Dobbiamo continuare a perseguirlo perché offre una prospettiva reale di modernizzazione del nostro Paese nel segno della transizione energetica, digitale e dell’inclusione sociale”. Conte si propone dunque come il catalizzatore, e come leader, che permetta di continuare l’alleanza politica tra Partito Democratico, LeU e 5 Stelle. Una posizione, quella di apertura a Draghi, che è sempre più condivisa tra i pentastellati. Ieri è arrivato l’endorsement della sincaca di Roma Virginia Raggi che al Foglio ha spiegato: “É il momento di rompere gli schemi: con Mario Draghi si dialoghi. E sui temi!”. Poi Di Maio, ancora prima che Conte parlasse, aveva già chiesto maturità al proprio partito, pur ribadendo la necessità di un governo politico.

Cosa è successo nel Movimento 5 Stelle? Oggi Alessandro Trocino sul Corriere parla di un patto tra Di Maio e Grillo. La sintesi è «Non possiamo dire di no al Quirinale», ha spiegato l’ex capo politico. E Grillo ha convenuto: «Sono convinto anche io». Come si è convinto l’Elevato? Il Fatto racconta che tra Grillo e Draghi c’è stata una telefonata decisiva:

Due ore in cui l’ex presidente della Bce ha ripetuto quanto aveva già detto a Roberto Fico e di fatto a Giuseppe Conte: “Senza i Cinque Stelle il governo non si può fare”. Impossibile, senza il primo gruppo per eletti in Parlamento. Così eccola la seconda mossa in poche ore di Draghi, nel mercoledì dove ha messo le basi per provarci. Prima l’incontro con Conte di oltre un’ora, a Palazzo Chigi. Poi la telefonata a Grillo. Quella che ha convinto il Garante a chiamare Vito Crimi, mercoledì notte: “Devi dire ai parlamentari che bisogna ascoltare Draghi, sedersi al tavolo con lui”. Ma soprattutto, lo ha spinto a richiamare Conte: “Giuseppe, serve un tuo segnale, anche al Movimento”. Viene quasi tutto da lì, dal Grillo che “come al solito ha cambiato le carte in tavola, perché noi fino a poche ore fa eravamo in gran parte per il no” sussurra un ministro.

Mentre Grillo sta arrivando a Roma e potrebbe partecipare alle consultazioni del Movimento 5 Stelle con Draghi che si terranno sabato la fronda dei contrari a Supermario diventa sempre meno folta. Di Maio racconta di essere convinto di poter gestire l’80% dei gruppi parlamentari grillini. Invece Di Battista continua l’arroccamento: “Opporsi a questo scenario è l’unica scelta, propriamente politica, che si possa fare” spiega su Facebook ribadendo: “Ogni ora che passa, per quanto mi riguarda, si aggiungono ragioni su ragioni per dire NO a Draghi”. In quanti lo seguono? Secondo il Corriere lo zoccolo duro dei contrari annovera Lezzi e Morra, ma sono sempre di meno i parlamentari che non accetteranno la fiducia a Draghi. Con questi numeri Dibba, che ora si trova in minoranza, tenterà la scissione o ripiegherà solo sull’aperto dissenso?

Se di governo politico si tratta ci saranno ministri politici. Sembra sicura la partecipazione di Di Maio, mentre per Italia Viva si sceglierà un nome che, si vocifera, sarà quello di Guerini o della Bellanova. Per quanto riguarda il artito Democratico, Zingaretti diventerà ministro? Ieri il leader DEM ha spiegato che si deve si deve “garantire al professor Draghi una maggioranza e una piattaforma programmatica che metta il Paese in condizione di vincere le sfide che ha davanti” e che “Il Pd lavorerà a un governo marcatamente europeista, portando il suo contributo riformista e progressista”. Ma non è chiaro se questo significa il suo ingresso nell’esecutivo Draghi, come spiega anche Tommaso Ciriaco su Repubblica:

Per il segretario del Pd, diventare ministro servirebbe a rimettersi in gioco. Anche solo non escludere un proprio coinvolgimento, inoltre, diventa strumento di pressione per far capire a Salvini che la Lega dovrebbe restare fuori. Zingaretti otterrebbe un ministero di peso, come la Difesa o lo Sviluppo economico. Per ora resta sul vago, ma non nega. «Io ministro? Ne parleremo con Draghi e il Pd, ma sono Governatore e faccio già grande fatica così».

Per quanto riguarda il centrodestra è ormai chiaro che la proclamata compattezza è andata a farsi friggere. Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia si presenteranno separati alle consultazioni. Berlusconi ha dichiarato che “La scelta di Draghi va nella direzione che abbiamo indicato da settimane”. Un palese endorsement che potrebbe far tornare i forzisti al governo con la cosiddetta “maggioranza Ursula”. La Lega è divisa tra le spinte di Giorgetti, che si fa voce anche delle istanze degli imprenditori, e quelle di Salvini. Draghi e Giorgetti si conoscono da lunghissimo tempo ed è proprio il numero 2 della Lega a premere per il sì perché “un fuoriclasse come Ronaldo non può rimanere in panchina. Sarebbe proprio lui, nel caso il Carroccio accettasse di partecipare all’esecutivo, il ministro designato secondo i rumors. Restano però diversi pezzi dal puzzle da mettere insieme. Se il DEM Delrio oggi in un’intervista non pone veti:  «Nel tentativo del Conte ter c’era un appello alle forze europeiste e anti-sovraniste per una coalizione di tipo politico, qui stiamo parlando di un governo che non ha un perimetro politico perché questo è un governo del presidente della Repubblica. Che ha chiesto di rispondere alle emergenze del Paese: non disperdere i fondi del Next generation e rispondere all’emergenza sanitaria e vaccinale. Se la politica vuole fare un salto di qualità questoèil momento. Ognuno risponderà per sé senza porre veti o paletti. Però chiaramente il programma di Draghi dovrà scegliere fra politiche senz’altro diverse. E questo credo sarà lo spartiacque», bisognerà capire come si coniuga la frase di Salvini “Draghi scelga la Lega o il Movimento” con le parole che l’ex presidente della BCE avrebbe detto a Grillo: “Senza i Cinque Stelle il governo non si può fare”.