Cultura e scienze

Tutte le fregnacce sulla scoperta degli esopianeti

A meno che non abbiate trascorso l’intera giornata di ieri dentro una camera anecoica non vi sarà certamente sfuggita la notizia sull’annuncio della scoperta di un sistema solare con sette esopianeti, alcuni dei quali “simili” alla Terra a 40 anni luce di distanza da noi. Una scoperta sicuramente sensazionale che conferma quello che gli astronomi sanno da qualche anno: ovvero che i pianeti “come il nostro” sono più numerosi di quanto crediamo. Certo, qualcuno potrà fare spallucce e dire “ovvio, con tutto lo spazio e le stelle che ci sono là fuori” ma si tratta di qualcosa che fino a non troppi anni fa era difficile se non impossibile provare scientificamente. Ed è tutta qui la siderale differenza tra il sapere una cosa “per istinto” e il conoscerla per via scientifica.
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La NASA sapeva tutto, anzi, gli alieni ci hanno detto tutto

Chi sperava che la NASA desse un qualche annuncio ancora più eccitante è rimasto deluso: niente forme di vita aliena, niente viaggi interstellari, niente tracce di acqua. Almeno, non ufficialmente perché gli esperti sanno che l’acronimo NASA sta per Never A Straight Answer e che quindi la conferenza stampa di ieri pomeriggio sia servita per nascondere qualcosa d’altro. Ne sembra convinto Jaden Smith, il figlio di Will Smith che quattro anni fa ci ha regalato l’epica: “How Can Mirrors Be Real If Our Eyes Aren’t Real“. Per tener fede al suo personaggio si chiede e se non fossimo noi a trovare “loro” ma fossero “loro” a trovare noi? Magari Jaden sta scherzando ma là fuori c’è gente che queste domande se le fa sul serio.
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A complicare ulteriormente le cose c’è la “coincidenza” riguardante il fatto che il sistema solare di Trappist-1 si trova nella costellazione dell’Acquario e non siamo forse nell’Era dell’Acquario che come ben sappiamo (dite di sì) è l’era della grande rivelazione? E non c’è rivelazione più grande che venire a sapere che non siamo soli nell’Universo.
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Il giornalista esperto di rettiliani e cose aliene Pablo Ayo si è accorto invece di qualcos’altro: i ricercatori e gli esperti della NASA sembravano tutti molto stressati e preoccupati. Ma preoccupati per cosa, o meglio di cosa? C’è qualcosa che non ci dicono, è evidente. Quel qualcosa indovinate chi l’ha scoperto? Pablo che infatti sul suo blog ci informa di tutti i dettagli della questione che – pensate un po’ – parte dal famoso “ritrovamento” di Roswell:

Eppure, eppure. Qualcuno, tra i corridoi degli informatori ufologici – affollati di buffoni, spergiuri, bufalari, ex agenti dell’intelligence, gole profonde e militari pentiti – parla di un progetto ultra segreto della NASA. Si vocifera di una iniziativa nata in seguito al presunto UFO crash di Roswell e sviluppata meglio in seguito. Il governo USA, dicono in molti, ha già astronavi in grado di viaggiare a curvatura, rendendo pianeti come quelli del sistema solare Trappist 1 davvero “vicini”. Alcuni rivelatori (tra cui ricordiamo l’ex hacker britannico Gary McKinnon) sostengono che esista un programma Top Secret chiamato “Solar Warden”, nel novero del quale una task force spaziale americana avrebbe sfruttato le conoscenze tecnologiche desunte dai dischi volanti alieni precipitati per costruire otto astronavi madre a forma di sigaro e 43 navette esplorative più piccole. Tale struttura operativa segreta opererebbe nella Rete Navale degli USA e sotto l’egida del Comando delle Operazioni Spaziali (NNSOC).

In fondo è cosa nota che Marte sia già stata esplorata per bene e che ci siano persone che ci vivono da anni, cosa vuoi che sia fare un (iper)salto a quaranta anni luce di distanza. La conoscenza però non può essere rivelata al popolo in una volta sola ed è necessario un rilascio graduale delle informazioni.
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Insomma, la notizia sorprende al massimo noi “profani” perché a quanto pare tutti sapevano già dell’esistenza di queste sette pianeti, perfino gli egizi. E non fatevi illusioni perché ormai OGNI COSA che ha a che fare con lo spazio appartiene alla Russia, che pare abbia decine di colonie extramondo dove scimmie addestratissime scrivono i discorsi di Donald Trump.
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Nel dubbio io mi affido sempre alle interpretazioni di Ufologo Franco.
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Ma quanto ci costano gli esopianeti?

Molti hanno commentato la notizia facendo battute sulle birre belghe, altri hanno chiesto se c’è la possibilità – anche remota – di spedirci sopra il politico di turno (sciocchi, non sapete che i politici sono tutti rettiliani?). Ma i più precisi si sono preoccupati di problemi concreti: quanto ci costa questa scoperta e soprattutto chi paga? La risposta alla seconda domanda è facile: noi! E a quel punto laggente, che vuole aprire la NASA come una scatoletta di tonno di Nettuno, ha cominciato a lamentarsi. Non è meglio utilizzare i soldi per rimettere a posto il Pianeta che già abbiamo. O almeno l’Italia, dai.
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Del resto se non ci possiamo andare subito, o al limite entro un paio d’anni che senso ha buttare i soldi in quel buco nero che è la ricerca spaziale.
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Ma di nuovo siamo qui a chiederci “cosa c’è sotto?”. Diamo per assodato che non siano gli alieni ma qualcosa d’altro. Cosa? Facile: alla NASA servono soldi, soldi per le sue costose – ed inutili, perché che ci vuole a scoprire un pianeta dai vedi una stella e dici “ci sarà un pianeta intorno” e passi alla prossima. Quanto ci ho messo? Un minuto scarso.
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Ed è in questo momento che irrompe sulla scena Natalino Balasso come al solito in vena di spiegarci la realtà quotidiana. Ad esempio, il grande clamore mediatico attorno alla “sensazionale scoperta” rilasciata col contagocce in realtà è una “grande palese distrazione”. Cosa aggiunge sapere che gli esopianeti sono 3500 o 3507 se non sappiamo nemmeno se c’è acqua, se sono rocciosi o se sono abitabili? Di sicuro grazie a questa scoperta scientifica sappiamo che non ci sono molti comici bravi. Sulla Terra.