Opinioni

Salvini scopre il Marocco

Matteo Salvini scopre il Marocco. Dopo che la questione della visita in Nigeria è andata come è andata, il segretario della Lega Nord fa una scappata in Africa e, tanto per non perdere l’abitudine al dialogo con Berlusconi, la prima sera è stato ospite a cena dell’imprenditore televisivo Mouaad Rhandi. Scrive Marco Cremonesi sul Corriere che la sua prossima gita sarà di gruppo:

«Porterò qui Roberto Maroni e Luca Zaia. Se non ci viene il governo, farò sentire la collaborazione dei governatori». Il «qui» di Matteo Salvini è il Marocco. Nessuno ci avrebbe scommesso né un euro né un dirham. E invece, il segretario leghista si è innamorato del Marocco, dove si trova giovedì per una visita istituzionale. E si chiede: «Come è possibile che gli imprenditori italiani non siano tutti qui a investire?».

Ed è quantomeno curioso che un movimento che in altre occasioni si era dichiarato contro la delocalizzazione e aveva manifestato il suo dissenso rispetto agli imprenditori italiani che “portavano le fabbriche all’estero”, arrivando anche a chiedere di «Introdurre subito una fiscalità di vantaggio per i territori del Nord, per contrastare la delocalizzazione delle imprese», oggi inviti a investire in Marocco. Ma tant’è:

La missione «diplomatica» del segretario leghista era partita con qualche apprensione. Difficile, magari, farne apprezzare il senso alla base padana. Incerto il dividendo politico. E invece, in meno di 24 ore tra Rabat e Casablanca, il leader leghista è conquistato: «Loro sono disponibilissimi a ragionare con l’Italia di immigrazione. Peccato che l’Italia se ne freghi». La foga rischia di sopraffare il leader leghista: «Il Marocco è una garanzia di stabilità per tutto il Nordafrica ed è un paese di grande tolleranza: la seconda religione, qui, è l’ebraismo». Inoltre, «ci sono investimenti miliardari. È un paese che cresce del 5% all’anno, cinque volte l’Italia. In cui si fanno strade, autostrade, alta velocità… ».


L’intervista si chiude con la benedizione della candidatura dell’ex ENI Paolo Scaroni a sindaco di Milano, il cui nome piace a Berlusconi ma anche al leader della Lega. Non esattamente un nome di estrazione popolare, verrebbe da dire.