Cultura e scienze

«Salviamo Battisti dai supermarket»

Nei giorni scorsi abbiamo parlato dell’Eterno Ritorno della querelle sullo sfruttamento economico del catalogo di Lucio Battisti che vede su due fronti diversi il coautore di moltissimi suoi brani Mogol e gli eredi dell’autore, la vedova Grazia Letizia Veronese e il figlio Luca. Oggi anche il direttore del Fatto Marco Travaglio entra nella polemica e anche lui dice no al supermarket e sì all’arte:

È allora che il popolo battistiano torna a dividersi, stavolta non più sull’inesistente bandiera politica, ma fra mogoliani e panelliani. Come se, prima dell’impanellamento, Lucio Battisti fosse mai stato semplice e lineare (provate a tradurre in parole povere, appunto, Il nostro caro angelo). Come se Lucio Battisti fosse scomponibile fra un prima e un dopo. Assurdo e impossibile: Lucio Battisti, come tutti i maghi, è durante e per sempre.

Chi ora vuol farne un cantante come tutti gli altri e magari ingrassare su qualche jingle pubblicitario delle sottilette o dei detersivi, delle supposte o dei sofficini, sulle note storpiate di Emozioni , Pensieri e parole, Il mio canto libero, Una donna per amico, non ha che da riascoltare Ma è un canto brasilero, memorabile sberleffo contro il consumismo e filosofia di tutta una vita: “… Io non ti voglio più vedere sul muro davanti ad un bucato dove qualcuno c’ha disegnato pornografia a buon mercato… Col dentifricio pure trasparente dove ti fanno dire che illumina la mente e mentre indossi un super super super reggiseno per casalinga tutta veleno. E mentre parli insieme a una semplice comparsa,vestito da dottore, che brutta farsa. Ti fanno alimentare l’ignoranza fingendo di servirsi della scienza… Io ti vorrei vedere mentre cogli l’insalata dell’orto che vorrei aver coltivato prima di essere morto… Oh no! Anche se guadagni centomila lire al giorno, non ti puoi scordare che la vita è andata e ritorno…”.

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