La macchina del funky

Il ricatto alla Juve e il calciatore accusato di andare con una minorenne

martin caceres

Nelle more dell’inchiesta sulla Juventus e sulla ‘ndrangheta spunta anche un tentato ricatto alla società. L’antimafia torinese sta lavorando da luglio su un’indagine che riguarda i biglietti dello stadio della Juventus e le figure di Dino Mocciola e Ciccio Bucci, mentre nell’inchiesta è uscito anche il nome di Andrea Agnelli. Ma La Stampa racconta oggi anche un’altra storia, che è uscita grazie alle intercettazioni dell’indagine, e che riguarda l’ex bianconero Martin Caceres:

Gli investigatori incappano in questa storia ascoltando i telefoni dei manager juventini. Ma per capire meglio lo scenario allargano il raggio d’ascolto alla famiglia della ragazza, diciassettenne nel 2014, residente in prima cintura. «Anche se la famiglia non sembra avere rapporti con gli esponenti della compagine criminale su cui si indaga – si legge negli atti – le modalità di contatto con il personale della società inducono a ritenere che lo stesso (il papà ndr) possa essere in relazione con gli ambienti ’ndranghetistici e abbia ideato una probabile estorsione ai danni dei calciatori e dei dirigenti sportivi».
Ma c’è un secondo motivo di interesse per i pm: «Occorre – scrivono ritenendo indispensabile intercettare la famiglia – svolgere accertamenti sulla vicenda che presenta inquietanti profili attinenti anche a reati concernenti la sfera sessuale di soggetti minorenni». Gli incontri, stando alle accuse del genitore, avvengono nel parcheggio dell’8 Gallery. Un paio di volte, grazie a contatti whatsapp.

andrea agnelli stadio juve ndrangheta
Un incontro sarebbe stato filmato e fotografato da amici della ragazza e da una sua sorella:

Da qui l’ipotesi estorsiva degli investigatori: dalle intercettazioni si scopre infatti che un amico della diciassettenne, in quei giorni, cerca senza successo di vendere il materiale ad un’agenzia giornalistica per 20 mila euro. Tutto avviene mentre il padre fa pressione sulla security della Juve per incontrare Caceres, per «rimproverarlo». E dice al telefono: «Ho le sue foto in auto…», «Sono un padre, voglio vederlo in faccia». Poi nega di essere a conoscenza del tentativo di vendere le foto. Il calciatore, convocato in sede nei giorni successivi, giura di essere estraneo alla vicenda: dice che «non è successo niente» e afferma di avere le prove. Anche questo aspetto emerge da un’intercettazione tra l’addetto alla security del club e una sua amica.
La polizia, nei giorni successivi all’11 marzo, rintraccia la ragazza e la verbalizzata. «Gli agenti ci hanno preso i cellulari per cercare le foto» dice il papà. La figlia avrebbe confermato di aver incontrato Caceres. Le intercettazioni, inserite negli atti dell’inchiesta coordinata dai pm Toso e Abbatecola, non sono state stralciate e le indagini non sono ancora chiuse.

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