Cultura e scienze

Il "resoconto" delle "spese" del Vaticano su Emanuela Orlandi

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Emanuele Fittipaldi su L’Espresso e Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera pubblicano oggi un presunto “resoconto sommario delle spese sostenute dallo stato città del Vaticano per le attività relative alla cittadina Emanuela Orlandi (Roma, 14 gennaio 1968)”. Il resoconto è indirizzato a Giovanni Battista Re e a Jean Luis Tauran, entrambi ancora viventi, reca la data del 28 marzo 1998 ed è firmato dal cardinale Lorenzo Antonetti, allora capo dell’Apsa (l’Amministrazione del patrimonio della Sede apostolica), nel frattempo deceduto a 90 anni. Emanuela Orlandi è scomparsa a Roma (l’ultima volta è stata vista in corso Rinascimento) il 22 giugno del 1983 e non è più tornata a casa: già all’epoca e poi in questi anni le più clamorose piste sono state investigate riguardo la sua sparizione senza alcun successo da parte della magistratura, che ha archiviato anche l’indagine sul presunto coinvolgimento di elementi della banda della Magliana nella sua scomparsa. Il totale delle spese rendicontate nel documento, di cui mancano le pezze d’appoggio e i giustificativi (197 pagine di documenti), è pari a 483 milioni di lire e copre un arco temporale che va dal gennaio 1983 al luglio 1997: quattordici anni in cui la ragazzina di cittadinanza vaticana è stata cercata ovunque. Il documento potrebbe essere un falso redatto ad arte da chi conosceva bene il dossier con l’intenzione di screditare la chiesa. Oppure potrebbe essere il documento chiave in base al quale si può ricostruire la vicenda della Orlandi a 34 anni dalla sua scomparsa.

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La prima pagina del rendiconto su Emanuela Orlandi

Il testo della lettera di accompagnamento al resoconto recita:

Resoconto sommario delle spese sostenute dallo stato città del vaticano per le attività relative alla cittadina emanuela orlandi (roma 14 gennaio1968)
La prefettura dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica ha ricevuto mandato di redigere un documento di sintesi delle prestazioni economiche resosi necessarie a sostenere le attività svolte a seguito dell’allontanamento domiciliare e delle fasi successive allo stesso della cittadina Emanuela Orlandi.
La sezione di riferimento, sotto la mia supervisione, ha provveduto a raccogliere il materiale attraverso gli attori dello Stato che hanno interagito con la vicenda.
Moltissimi limiti nella ricostruzione sono stati riscontrati nell’impossibilità di rintracciare documentazione relativa agli agenti di supporto utilizzati sul suolo italiano stante il divieto postomi di interrogare le fonti, incaricando esclusivamente il capo della Gendarmeria Vaticana in questo senso.
L’attività di Analisi è suddivisa in archi temporali rilevanti per avvenimenti e per spese sostenute.
Il documento non include l’attività commissionata da Sua Eminenza Reverendissima Cardinale Segretario di Stato Emerito Agostino Casaroli al ‘Commando 1’, in quanto alcun organo a noi noto o raggiungibile è a conoscenza di quanto emerso e della quantità di denaro investita nell’attività citata.
I documenti allegati (197 pagine) al presente rapporto sono presentati in originale per la parte relativa ai pagamenti per i quali è stata rilasciata quietanza, sono presentati in forma di resoconto bancario le quantità di denaro utilizzate e prelevate per spese non fatturate.


Il documento sembra il prodotto del misterioso furto avvenuto nella notte tra il 29 e il 30 marzo 2014 nella Prefettura degli Affari economici. Dopo mezzanotte, qualcuno si era introdotto nel palazzo senza rompere alcuna serratura dei portoni di accesso, aveva sgraffignato qualche spicciolo negli uffici delle congregazioni ai primi piani dell’immobile e s’era poi concentrato sulla cassaforte e su uno soltanto dei dodici armadi blindati nascosti in una delle stanze della Prefettura, al quarto piano del grande edificio che si affaccia su piazza San Pietro. Monsignor Alfredo Abbondi spiegò a chi indagava che che nell’ufficio esisteva “un archivio riservato che era sotto la responsabilità del segretario Balda”, custodito inizialmente “in un armadio in una stanza vicina a quella del monsignore”; aggiunse che “dopo il furto, l’archivio riservato venne piazzato direttamente nella stanza di Vallejo”. Quando il promotore di giustizia gli domandò cosa avessero rubato i ladri, Abbondi specificò che, se dalla piccola cassaforte “portarono via soldi e delle monete, dall’armadio blindato prelevarono invece dei documenti dell’archivio riservato… alcuni dei quali vennero poi riconsegnati in busta chiusa nella cassetta della posta del dicastero“.

Abbondi parlò all’epoca di documenti “sgradevoli” tra quelli seppelliti in quell’archivio, poi rubati e infine restituiti. Di certo quello che si legge nei fogli si presta a una interpretazione per nulla lusinghiera nei confronti della Chiesa per la vicenda di Emanuela Orlandi. Che, leggendo questi appunti, pare essere stata organizzata proprio dalla Chiesa per fini ancora incomprensibili ma quasi sicuramente, a questo punto, non solo politici. In particolare si parla di 450mila lire di compenso per una fonte investigativa riguardo l’Atelier di Moda sorelle Fontana, che si trovava relativamente vicino alla scuola di musica dove la Orlandi studiava flauto e che sembra essere al centro della famosa “offerta” di vendere prodotti della Avon che Emanuela, secondo la telefonata fatta a una delle sorelle quel pomeriggio prima di sparire, aveva ricevuto da un tizio che l’aveva fermata per strada. C’è poi un “D. B. Prato della Signora”: in quella via a Roma c’è un complesso residenziale e la prima cosa che viene da pensare è che potrebbe trattarsi del nascondiglio dove lasciare la ragazza dopo il prelevamento che potrebbe essere causa della sua scomparsa. Vengono citate le Ancelle dell’Immacolata di Parma, anche queste destinatarie di un pagamento, e anche queste magari per un soggiorno.  Ci sono le spese per il vitto e l’alloggio al 176 di Chapman Road di Londra: a un indirizzo simile, scrive Fittipaldi, risiedevano i Padri Scalabriniani che tengono un ostello della gioventù . Ci sono cinquanta milioni spesi per una “attività di indagine riservata extra Commando 1 direzione diretta Cardinale Casaroli”, ovvero Agostino Casaroli, segretario di stato dal 1979 al 1990, che i presuntissimi rapitori di Emanuela Orlandi volevano come interlocutore nelle telefonate per la trattativa per il presunto rilascio della ragazza, che non avvenne mai.

Ci sono le spese per la permanenza di Camillo Cibin al 6 di Ellerdale Road a Londra, sede di un convento di Marcelline all’epoca. Perché il poliziotto della Gendarmeria Vaticana che bloccò Alì Agça dopo i primi colpi contribuendo a salvare la vita di Papa Wojtyla andò a Londra nell’ambito dell’affare Orlandi? Si parla poi di una rata omnicomprensiva di 100 milioni di lire per cinque anni, quelle per la clinica St Mary’s Hospital Campus Imperial College  insieme alle spese per una ginecologa, Lesley Regan, che ha ancora una pagina dedicata sul sito dell’istituto. All’epoca la Orlandi, se viva, avrebbe avuto più di 20 anni. Ci sono ottanta milioni per Ugo Poletti, il cardinale vicario di Roma a cui si rivolse monsignor Pietro Vergari per ottenere l’autorizzazione a seppellire Enrico De Pedis nella basilica di Sant’Apollinare, che si trova di fianco all’allora scuola di musica che frequentava Emanuela.

Ci sono infine altri 70 milioni per 4 anni di residenza, altre spese sanitarie per quattro milioni e infine 21 milioni per l’attività generale e trasferimento presso Stato Città del Vaticano con relativo disbrigo di pratiche finali. Inutile dire che la forma in cui è redatto il documento suggerisce che la storia finisca qui. E che finisca con il “trasferimento” di Emanuela Orlandi in Vaticano, dove però non può essere certo arrivata da viva. Ma dove, da morta, non si potrebbe in alcun modo cercare visto che c’è l’extraterritorialità. Insomma, ce n’è abbastanza per ricostruire un percorso di vita e di morte della cittadina vaticana. A cui però manca una risposta alla domanda fondamentale: perché?