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Niente quorum per il referendum contro UE e migranti

viktor orban jobbik

Il presidente dell’Ufficio elettorale nazionale ungherese (Nvi), Andras Patyi, ha detto in tv che il referendum in Ungheria sulla ripartizione dei migranti nell’Ue non ha raggiunto il quorum del 50%. Parlando al telegiornale della sera, Patyi però non ha fornito cifre riservandosi di annunciarle più tardi. L’affluenza alle urne era del 39,88% alle ore 17:30, un’ora e mezza prima della chiusura dei seggi. Il presidente dell’ “Ufficio nazionale delle elezioni” aveva già detto all’agenzia Mti che la consultazione sarebbe finita verosimilmente con un affluenza inferiore al 50%. Alla stessa ora nel referendum del 2008, quello finito con un quorum superato solo di mezzo punto, aveva votato il 46,34%.

Orban mette le mani avanti

Un istituto demoscopico vicino al governo, Nezopot, ha pubblicato un exit-poll secondo il quale – con 3,2 milioni di preferenze – il ‘no’ ha ottenuto il 95% dei voti validi al referendum sui migranti in Ungheria mentre i si’ sarebbero stati appena 170 mila (5%). Con la furbizia tipica dell’animale politico, Viktor Orban aveva detto, parlando al seggio del suo quartiere a Budapest, «non importa se il referendum risulterà valido o meno: conseguenze giuridiche ci saranno comunque. L’importante è che i no siano maggioranza». Orban aveva promesso le dimissioni in caso di vittoria del sì. Tra i leader che avevano parlato delle elezioni in Ungheria c’è anche Matteo Salvini: “la vittoria del no alle quote sarà l’espressione della democrazia degli ungheresi, anche se domani i giornali diranno che hanno vinto la paura e i populisti. Perché in questo momento storico chi dice di no ai migranti è brutto, cattivo e infettivo”. La democrazia si è espressa: alla grande maggioranza dei cittadini ungheresi il referendum non interessava. Nei giorni scorsi Orban ha tra l’altro proposto di espellere i rifugiati in attesa di una decisione sulla loro richiesta di asilo “in una grande isola o in una zona lungo la costa dell’Africa settentrionale”.

L’Ungheria e le quote

L’Ungheria fa parte di un gruppo di paesi est europei accomunati nel rifiuto del progetto sulle quote. Il primo piano di redistribuzione deciso da Bruxelles prevedeva la sistemazione di 160mila persone, 2300 delle quali in Ungheria. Budapest non ha mai tradotto in pratica il compito richiestole e il premier Orban ha adito la Corte di Giustizia dell’Unione Europea per contestare la decisione. Un altro passo compiuto dall’Ungheria in uno dei momenti più drammatici della crisi è consistito nell’edificare un muro anti-migranti lungo 164 chilometri alla frontiera con la Serbia per impedire ogni ingresso. Di fronte all’ondata di critiche che l’ha investita, Budapest ha citato l’esempio delle barriere esistenti nelle enclavi spagnole di Ceuta e Melilla. Budapest ha quindi annunciato che non avrebbe più rispettato le regole sulle richieste di asilo nell’Unione Europea, quelle della Convenzione di Dublino, e quindi che non avrebbe più riaccolto i migranti entrati nella Ue attraverso il territorio ungherese e quindi usciti dal paese.

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