Economia

Un reddito di cittadinanza da 300 euro?

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Il reddito di cittadinanza sarà inserito nella legge di Bilancio del prossimo anno, e a settembre del 2019 sarà già operativo. Luigi Di Maio, vice presidente del Consiglio, ieri in una delle sue apparizioni tv ha ribadito l’annuncio della nuova misura già nel prossimo provvedimento economico del governo ma rettificando pesantemente quanto annunciato qualche tempo fa da Laura Castelli, che parlava di misura pronta già per gennaio.

Un reddito di cittadinanza da 300 euro?

Invece non sarà gennaio e non sarà nemmeno maggio, mentre Di Maio è tornato ad assicurare l’intero importo di 780 euro al mese, che verrà corrisposto, nei piani del governo, anche alle pensioni di cittadinanza con fondi recuperati dal taglio di quelle d’oro su cui però da tempo non c’è accordo tra M5S e Lega. Ma c’è un problema. Come sappiamo, il reddito di cittadinanza, che assorbirà il Reddito di inserimento varato dal governo Gentiloni, prevede un sussidio a fronte dell’iscrizione nelle liste di collocamento e la ricerca attiva di un lavoro. Potrebbe essere introdotto gradualmente, dati i costi elevati, in funzione delle effettive disponibilità di bilancio. Per il 2019 servono già 13 miliardi per scongiurare l’aumento dell’Iva e per il reddito di cittadinanza si ipotizza una spesa dell’ordine di 5-6 miliardi. Ma c’è anche la flat tax per le Partite IVA da implementare.

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Reddito di cittadinanza, le proposte (La Repubblica)

Proprio per questo, racconta oggi Repubblica, i 5 Stelle continuano a parlare di 780 euro per tutti e di un intervento che investirà 8 milioni di cittadini in povertà. Ma sarà possibile? La risposta dei tecnici è “no”. La versione originaria costa ben 17 miliardi.

La cifra a disposizione è invece molto più bassa. Se Tria riuscirà a trovare le coperture si tratterà al massimo di 5 miliardi che coinvolgeranno 1 milione e mezzo di italiani in condizioni di disagio che tuttavia non potranno aspirare ai 780 euro ma a soli 300 euro. Giusto? Sbagliato? Massimo Baldini, dell’Università di Modena, collaboratore de lavoce.info, ha simulato per Repubblica quanti “poveri” si possono sussidiare e con che cifra mensile, date le risorse oggi realisticamente disponibili.

Ne emerge che, in buona sostanza, non si potrà andare oltre un potenziamento del Rei, il reddito di inclusione, già attivato dal precedente governo, e che ha caratteristiche assai differenti come costi e platea. «Mi sembra assai più ragionevole non gettare via l’esperienza in corso, che sta coinvolgendo Comuni e terzo settore, e che è assai più compatibile con gli equilibri di bilancio», osserva Baldini.

Un potenziamento del reddito di inclusione, per ora

Insomma, con i fondi oggi a disposizione difficilmente si andrà più lontani rispetto al “semplice” potenziamento del reddito di inclusione varato dal governo Gentiloni.

Le differenze sono sostanziali: la cifra ha base fissa e varia solo con il numero dei componenti del nucleo, circa 300 euro in media, riducendo il rischio di comportamenti opportunistici; inoltre la platea è ridotta a chi ha meno di 2.250 euro all’anno netti per un sigle. Un mini reddito ma più mirato.

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Reddito di inclusione e platea allargata (Il Messaggero, 2 luglio 2018)

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