La macchina del funky

Quello che assalta con il figlio il pullman della Juve

Sulla Stampa di oggi c’è una meravigliosa e surreale intervista a una delle persone che l’altroieri ha assaltato il pullman della Juventus prima del derby di Torino su cui la Digos sta ancora indagando per lo scoppio della bomba carta nella curva granata.

Padre di due figli, delegato al franchising per conto di una catena di negozi di alimentari,è (per il momento) l’unico tifoso identificato dell’assalto all’autobus della Juve. È lui il papà con il bambino al seguito che batteva pugni sulla fiancata: uno, due, tre, quattro volte, poco prima che qualche altro lanciasse la pietra – oppure la bottiglia, ancora non si sa – che ha mandato in frantumi un finestrino.«Diciamolo chiaro: io non ho fatto assolutamente nulla di male. Io non sono un delinquente, uno che va allo stadio per fare a botte, che distrugge o prepara i fumogeni. Io sono un tifoso e basta, da sempre».

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Ma, signor Vincenzo, era o no nel gruppone lungo la strada, e per di più con suo figlio? Ed ecco qui la risposta, che è un’ammissione di colpa – «Sì ero lì»- ma anche un tentativo di spiegare, di far capire l’atmosfera che si respirava domenica, subito dopo pranzo in via Filadelfia, a due passi dallo stadio. «Allora io sono andato lì con mio figlio perché volevamo veder passare il pullman del Toro. C’erano cinquemila persone lungo la strada e ad un certo punto è arrivato l’autobus bianconero». E la folla si è lanciata sulle fiancate. «Ma se guardate bene il video si vede che io batto soltanto sulla carrozzeria. Colpi a mano aperta. Non pugni. In mano non ho nulla, si vede bene, è tutto chiaro».