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Quanto tempo ha Conte per salvare il governo (e chi lo vuole appoggiare)

Il day after di Giuseppe Conte è iniziato con un minivertice con Pd, M5s e Leu. ed è finito con il Presidente del Consiglio al Quirinale per un colloquio con il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Cosa succede ora?

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Il day after di Giuseppe Conte è iniziato con un minivertice con Pd, M5s e Leu. ed è finito con il Presidente del Consiglio al Quirinale per un colloquio con il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Quali sono le prospettive del Conte 2 Bis e quando tempo ha il premier per evitare le dimissioni o addirittura le urne?

Quanto tempo ha Conte per salvare il governo (e chi lo vuole appoggiare)

Uno dei fattori fondamentali, spiega Marzio Breda sul Corriere, è il tempo. Mattarella ha chiesto a Conte come e in quanto tempo pensa di poter allargare la maggioranza che sostiene il Conte 2 Bis. Troppo alta la posta in gioco in questo momento per il Paese. C’è la questione del Recovery Plan che non può subire ritardi ma anche quella dell’iter delle vaccinazioni anti COVID:

Data la precarietà numerica del governo, in che modo (cioè con quali gruppi o sottogruppi di «volenterosi») e con che tempi pensate di allargare il perimetro dell’alleanza? Ritenete di poter proporre un patto di legislatura in grado di supportare l’evoluzione qualitativaequantitativa della maggioranza? Chi se ne farà carico? Il premier o magari un partner come il Partito democratico? È proprio esclusa una ricomposizione con Matteo Renzi? Infine, su quali ministeri meditate un avvicendamento che accontenti tutti? La seconda questione riguarda il programma e chiama in causa anche le incognite sul rapporto con un’Europa in allarme, che il presidente cita spesso e al quale giustamente tiene come vuole guadagnare le settimane perse sul Recovery Plan, e sulla governance che dovrebbe guidarne l’applicazione? E su vaccinazioni di massa, ristori e altre misure finanziate dalla Ue e legate alla pandemia sanitaria, economica e sociale, non volete darvi un cronoprogramma in grado di tranquillizzare la gente?

Conte, scrive Monica Guerzoni sul Corriere, ha dieci giorni di tempo per puntellare il Conte 2 Bis e superare quella soglia dei 161 voti di sostegno all’alleanza giallorossa che non è stato possibile recuperare al Senato per la fiducia. Con dei paletti ben chiari  e piantati. Con Italia Viva non si torna. Per questo Palazzo Chigi ha smentito le accuse di aver offerto poltrone per sostenere il governo. Non solo per buttare la palla nuovamente nel campo di Renzi ma anche per non scoraggiare chi sta in questi giorni decidendo di aderire al progetto governativo. I posti per Agricoltura, Famiglia e delega ai servizi segreti sono la dote che verrà assegnata quando nascerà il gruppo. Conte punta quindi al rimpasto e non ha nessuna intenzione, almeno per ora, di dare le dimissioni:

Per rispondere alle aspettative del Quirinale, Conte deve riuscire a creare a Palazzo Madama un gruppo analogo a quello che sta mettendo su a Montecitorio Bruno Tabacci, che è per Conte un solido punto di riferimento nel mondo ex Dc. Ma per ora l’appello europeista e anti-sovranista ai popolari, ai liberali, ai socialisti e ai renziani pentiti ha fatto assai meno proseliti di quelli che l’avvocato si aspettava. Il bersaglio grosso è Forza Italia, che il premier proverà ancora a sedurre con la promessa del proporzionale attraverso Renato Brunetta e Gianni Letta. Ma il pressing più forte Conte lo sta esercitando su Lorenzo Cesa per il simbolo dell’Udc, che vale tre senatori e che potrebbe attrarre «una decina» di transfughi di Forza Italia.

Per il Fatto Quotidiano Conte invece ha un orizzonte ancora più stretto: una settimana,  prima che Italia Viva possa mettere in difficoltà il governo quando mercoledì prossimo si voterà in Senato la Relazione annuale della Giustizia di Bonafede. Quindi la formazione dei gruppi parlamentari dei Responsabili, o Costruttori, sia alla Camera che al Senato è il primo pensiero del Presidente del Consiglio in questo momento. Conte però nega, anche se i sondaggi sono lusinghieri, che ora quei gruppi siano propedeutici alla nascita di una sua lista personale. Dove pescherà i parlamentari disposti a seguirlo? Sempre De Carolis e Marra spiegano sul Fatto:

“Lavoriamo su tutti i fronti” dicono dal governo. Ma l’operazione politica più importante è quella nei confronti di Forza Italia. Ci sta lavorando direttamente Conte, insieme a Dario Franceschini. E l’interlocutore numero uno è Gianni Letta. Oltre alla sopravvivenza dell’esecutivo, in gioco per il premier c’è la possibilità di fare una propria lista, mentre per il Pd l’obiettivo è portare a casa quella coalizione elettorale anti-sovranista teorizzata da Goffredo Bettini fin dalla nascita del governo giallorosso. Ma sul tavolo ci sono anche gli equilibri dentro l’esecutivo, dopo giornate molto nervose nella maggioranza. I Cinque Stelle più volte hanno richiamato gli alleati ad agire con più forza sui renziani per riportarli nel Pd. Anche per questo i dem ieri ci tenevano a ribadire lo sforzo fatto da loro. Il capogruppo alla Camera, Graziano Delrio, da giorni sottolinea di aver portato sul sì l’intero gruppo dem (anche gente come Luciano Pizzetti che non aveva mai votato una fiducia) e di aver recuperato i renziani Vito De Filippo e Michela Rostan, oltre a Renata Polverini. Per quel che riguarda il Senato, plurime fonti dem raccontano che il capogruppo Andrea Marcucci ha lavorato per settimane su Riccardo Nencini, che conosce da sempre. Sono proprio Marcucci e Delrio, due tra i più critici nei confronti del premier, tanto da insistere per un Conte ter. Ma su questo il premier non vuole ancora cedere

E Tommaso Ciriaco su Repubblica inizia a fare qualche nome. Entro sabato due o tre parlamentari renziani potrebbero lasciare Italia Viva per tornare nel Partito Democratico. Non solo. Tre forzisti starebbero per confluire nel gruppo Maie abbandonando Berlusconi. Sperando che si crei l’effetto palla di neve trascinando altri senatori nel gruppo per Conte. Al momento però il pallottoliere si ferma a 5:

Il progetto benedetto da Palazzo Chigi è quello di dar vita a un gruppo centrista prima di mercoledì, per non rompersi l’osso del collo sulla giustizia. Renzi, infatti, si salderà con il centrodestra, contro il Guardasigilli. E occorrono numeri certi per fermare il blitz. Al centro della trama giallorossa c’è un senatore berlusconiano, Luigi Vitali, e poi altre tre azzurre i cui nomi sono già circolati, tra le smentite: Minuto, Minardo, Tiraboschi. Chi dovesse entrare in maggioranza, costituirà con i cinque senatori del Maie – e forse con Maria Rosaria Rossi (che martedì sera, dopo il sì alla fiducia, è stata avvistata a Palazzo Chigi) – il nuovo gruppo necessario a bilanciare le commissioni parlamentari del Senato, altrimenti in mano alle opposizioni. In queste ore si tratta anche con l’Udc. Ma la fotografia rimanda a un partito spaccato, con il senatore veneto Antonio De Poli ancorato al centrodestra e marcato a vista da Nicolò Ghedini, Lorenzo Cesa corteggiato dal premier, Antonio Saccone orientato a seguire il segretario, Paola Binetti tentata dall’ingresso in maggioranza. Parallelamente, la corrente dem di Base riformista si muove per convincere i renziani a tornare a casa. Tra loro, sono a un passo dall’addio i senatori di Iv Comincini e Grimani. In bilico anche Marino, mentre intensi sono i contatti con Sbrollini e Parente. Quanto a Riccardo Nencini, tratta con Conte reclamando un ministero. L’alternativa è garantire al suo Psi un sottosegretariato per il segretario Vincenzo Maraio. I ministeri lasciati liberi dai renziani serviranno dunque a saldare i nuovi ingressi. Non con un “Conte ter”, però: il premier in linea di principio non può escluderlo, ma ritiene vitale limitarsi a un semplice e mirato rimpasto. Toccare equilibri già precari rischia di essere fatale

Se tutto va come desidera Conte il rimpasto potrebbe avvenire attraverso l’assegnazione delle deleghe di Iv e lo spacchettamento di alcuni ministeri come i Trasporti e le infrastrutture e la Cultura e il Turismo.