Economia

Quanto (ci) costa il contratto Lega-M5S

luigi di maio matteo salvini lega-m5s piano b

Quanto costa il contratto Lega-M5S? Le prime stime, in attesa di definire più precisamente come si farà quello che si è promesso di fare, dicono circa cento miliardi l’anno. Questo il “prezzo” dei tre punti principali del programma grilloleghista: il reddito di cittadinanza, il taglio delle tasse e il superamento della Fornero. Mentre le misure farebbero schizzare il deficit dei conti pubblici al 5,5% del PIL nel 2019.

Quanto (ci) costa il contratto Lega-M5S

Il conto è stato fatto da Oxford Economics in un report redatto dall’economista Nicola Nobile: “I due partiti  sono d’accordo su tre proposte economiche principali: un cambiamento nel sistema di protezione sociale (il reddito di cittadinanza), un taglio radicale alla tassazione sul reddito e una revisione della riforma pensionistica del 2011 (la riforma Fornero). Queste misure hanno un costo di circa 100 miliardi di euro all’anno (5,5% del Pil). Se attuate porterebbero a un drammatico deterioramento del deficit”. Ma, ancora secondo Oxford Economics, “è improbabile che i mercati e la Commissione europea apprezzino simili proposte, quindi ci aspettiamo che vengano annacquate per rispettare il limite (del rapporto deficit/Pil ndr) del 3%“.

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Fonte: Il Sole 24 Ore del 06/03/2018

Il reddito di cittadinanza arriverebbe a costare 30 miliardi, anche se la correzione imposta nell’ultima versione del contratto dovrebbe far scendere drasticamente il suo costo (ma le coperture non potranno venire, se non in minima parte, dal Fondo Sociale Europeo come auspicato nella bozza). La Flat Tax circa sessanta e la riforma delle pensioni altri 15; in più ci sono 31 miliardi da rimediare nel biennio 2019-2020 per fermare l’aumento automatico dell’IVA con le due clausole di salvaguardia.

I conti in tasca ai grilloleghisti

Questa spesa – spiega il report – porterebbe a una crescita boom del Pil del 3 per cento nel 2019 e del 2 per cento nel 2020, contro l’1,4 per cento atteso per il prossimo anno: ma non si tratterebbe, secondo Oxford Economics, di una crescita duratura, in quanto andrebbe affrontato in primo luogo il problema del debito pubblico, il secondo più alto dell’eurozona. L’aumento vertiginoso della spesa porterebbe infatti l’Italia a «far fronte a tassi d’interesse significativamente più elevati in quanto i mercati avranno dubbi sulla sostenibilità della posizione fiscale del Paese».

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L’agenzia di stampa AGI invece riporta le stime  di Carlo Cottarelli, economista e già commissario alla spending review nel governo Letta, e del suo Osservatorio sui conti pubblici italiani istituito presso l’università Cattolica. Secondo l’Osservatorio CPI, il reddito di cittadinanza avrebbe un costo stimato pari a 14,9 miliardi. Il numero proviene dall’Istat, ma bisogna dire che l‘Inps ha una stima diversa e maggiore. La flat tax voluta dal centrodestra – cioè con aliquota unica al 23% e no tax area fino a 12 mila euro – è una proposta diversa da quella della sola Lega, che vorrebbe un’aliquota unica al 15%, e che sarebbe dunque più costosa. Cottarelli dà una stima del costo solo della prima versione, che ammonterebbe a 64 miliardi di euro.

Le altre stime sui costi del contratto Lega-M5S

Secondo una stima riportata in un articolo del Sole 24 Ore nel gennaio 2018, a firma di Gianni Trovati, il costo di una flat tax al 15% sarebbe di 102 miliardi di euro l’anno. L’abolizione della riforma Fornero, infine, avrebbe un costo di 21 miliardi di euro all’anno.  Il costo totale delle tre proposte dipende da alcune variabili: se consideriamo la flat tax al 15% e le stime Inps sul reddito di cittadinanza, arriviamo a circa 160 miliardi di euro. Se invece consideriamo la flat tax nella sua versione al 23% e le stime Istat sul reddito di cittadinanza, arriviamo a 90 miliardi.

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L’analisi di Roberto Perotti sulla flat tax (La Repubblica, 30 gennaio 2018)

Secondo i calcoli di Perotti la “stima realistica” del costo del reddito di cittadinanza è di 29 miliardi di euro all’anno. La flat tax costerebbe poi tra i 50 e i 72 miliardi di euro all’anno in minori entrate, e l’azzeramento della riforma Fornero tra gli 11 e i 15 miliardi di euro all’anno. Dunque il costo totale delle tre proposte, secondo Perotti, oscilla da un minimo di 90 miliardi di euro a un massimo di 116 miliardi di euro.

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