Politica

Quanti italiani vogliono uscire dall'euro e dall'Europa?

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Il cinquantesimo rapporto Censis sulla situazione sociale del paese, presentato ieri, disegna un paese sostanzialmente fermo, che si sostiene sui risparmi degli anni precedenti ma non li investe. Dal 2007 a oggi gli italiani hanno accumulato 114 miliardi di euro di liquidità aggiuntiva tenuta come riserva nell’incertezza del domani. E più delle cifre, sono le “età” dei patrimoni a ritrarre il potenziale perso o sprecato che dir si voglia del Paese. Le risorse sono per lo più nelle mani degli anziani. L’ultimo rapporto firmato da Giuseppe De Rita, storico presidente dell’istituto, che oggi ha annunciato che l’anno prossimo non sarà più lui a presentarlo, racconta tra l’altro che + nata una “seconda era del sommerso” che punta, dal risparmio cash alla sharing economy, alla “ricerca di più redditi”. Fenomeno diverso da quella degli anni ’70 che apriva a “una saga di sviluppo industriale e imprenditoriale”, perché si tratta di una “arma di pura difesa”. Negli ultimi due anni, “pur se segnati da una “diffusa sensazione di impoverimento”, “c’è stata una grande esplosione dei comportamenti volti all’accumulazione di redditi, di risparmi, di patrimoni e alla decisa volontà di farli ulteriormente fruttare”. Si va dall’attuazione di “una puntuale politica del risparmio” all’esplosione “negli ultimissimi anni di un grande risparmio cash”: dall’inizio della crisi gli italiani hanno accumulato un incremento di cash pari a 114,3 miliardi di euro: una montagna di denaro ‘tenuta sotto il materasso’ soprattutto per paura.

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Il rapporto Censis, gli italiani, l’Europa e l’euro (Il Messaggero, 3 dicembre 2016)

Il Censis registra il “ko economico dei Millennials” che hanno “un reddito inferiore del 15,1% rispetto alla media dei cittadini” e una ricchezza familiare che, per i nuclei under 35, è quasi la metà della media (-41,2%). Invece per la popolazione complessiva il reddito si è ridotto solo dell’8,3% e per gli over 65 anni è addirittura aumentato del 24,3%. Un divario che si è ampliato nel corso del tempo: 25 anni fa i redditi dei giovani erano superiori alla media del 5,9%. Se da noi, però, non ha preso quota il populismo neonazionalista come accaduto in altri Paesi, tuttavia un’increspatura nella ‘fede’ europeista è percepibile, visto che l’uscita dall’Unione trova contrario il 67% degli italiani ma favorevole un sostanzioso 22,6% e un 10,4% di indecisi. Percentuale ancora più alta quella di chi è favorevole al ritorno alla lira (28,7%) contro il 61,3% di contrari, e saliamo ancora se consideriamo chi è favorevole alla rottura del patto di Schengen e alla chiusura delle frontiere italiane (30,6%) che vede contrario il 60,4%.