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Quando un governo si dimette perché il popolo scende in piazza

ponta romania

«La rabbia è legittima. Sarebbe stato un grosso errore ignorarla»: così comincia il messaggio con cui il premier rumeno Victor Ponta ha annunciato la rinuncia al suo incarico: pressato dalla rabbia delle decine di migliaia di persone che sono scese in strada ieri per contestare lui e il suo governo, a seguito degli scandali di corruzione e del rogo in discoteca che venerdì scorso ha fatto 32 morti (un centinaio di persone sono ancora ricoverate in ospedale) Ponta ha scelto di farsi da parte: «Devo ammettere che c’è una rabbia legittima nella nostra società e anche il senso di urgenza legittimo di assumersi maggiori responsabilità di quanto non abbiano fatto i proprietari del nightclub. La gente vuole più di questo e per me sarebbe un grave errore ignorarlo. Non credo sia giusto addossare questa responsabilità alle squadre di soccorritori o ai sindaci, ai sottosegretari o ministri. Io stesso sono pronto a compiere questo gesto chiesto da gran parte della società. A partire da oggi rimetto il mio mandato di primo ministro e il mandato del governo rumeno».

Quando un governo si dimette perché il popolo scende in piazza

Anche il sindaco del municipio di Bucarest dove si trova la discoteca andata a fuoco venerdì sera si è dimesso. “Mi assumo la responsabilita’ morale” della tragedia, ha detto Cristian Popescu Piedone, messo anch’egli sott’accusa nelle manifestazioni di protesta popolari svoltesi ieri sera a Bucarest e in altre città della Romania. Piedone, che fa parte di un piccolo partito liberale alleato nella coalizione di governo, si e’ dimesso poco dopo l’annuncio delle dimissioni dell’intero esecutivo fatto dal premier. Il quale è accusato di evasione fiscale, riciclaggio di denaro e falso. Il dramma nella discoteca, provocato da uno spettacolo di fuochi pirotecnici mentre all’interno del locale era in corso un concerto, ha fatto dunque cadere il governo rumeno. Ma il premier era sotto pressione da mesi a causa dei suoi problemi con la giustizia, risalenti allepoca in cui era avvocato: Ponta è il primo capo di governo rumeno processato per corruzione, in un processo cominciato nel settembre scorso. Dall’inizio della legislatura, nel 2012, il suo governo aveva superato quattro mozioni di sfiducia. “Ponta dimettiti”, “Oprea dimettiti”, “Assassini!”, scandivano i manifestanti ammassati a piazza della Vittoria, nel centro della capitale. Aperta in una ex fabbrica di scarpe nel centro di Bucarest, la discoteca non disponeva delle necessarie autorizzazione per ospitare concerti e ancor meno per spettacoli pirotecnici. La scorsa settimana anche uno degli uomini di fiducia del primo ministro, il vicepremier e ministro degli Interni Gabriel Oprea, è finito al centro delle critiche e rischia un’accusa per abuso d’ufficio per la morte di un agente della polizia stradale che seguiva il corteo delle auto di scorta la sera del 20 ottobre. Il ministro è stato ascoltato come testimone, ma il caso potrebbe passare dal tribunale di Bucarest, che ha aperto un’inchiesta per omicidio colposo, alla Procura anti-corruzione (Dna) che ha competenza sui membri del governo e perché il fatto è avvenuto mentre il ministro era nell’esercizio delle sue funzioni.

I «problemini» di Ponta in Ungheria

La vicenda del poliziotto 28enne Bogdan Gigina, morto mentre cercava di fermare il traffico al passaggio del corteo di auto di Oprea, ha fatto molto scalpore e ha provocato un’ondata di proteste di piazza con la richiesta di dimissioni per il ministro. Sui social media l’opinione pubblica si è scatenata contro le auto blu e i cortei che sfrecciano per le vie di Bucarest bloccando il traffico già congestionato della capitale romena. Anche il presidente Klaus Iohannis ha chiesto “chiarimenti” sul tragico incidente e ha invitato Ponta e il suo ministro a affrontare la situazione. Ponta, diventato premier nel 2012 dopo la caduta del governo di centrodestra, era accusato di aver comprato due appartamenti e un’automobili tramite fatture false, con la complicità di uno studio legale. Altre critiche erano arrivate per il taglio delle tasse deciso dal suo governo (socialista) e per una legge che consentirà un’estesa deforestazione. “Ho parlato con il presidente in maniera estremamente corretta e civile – aveva scritto Ponta sul suo profilo Facebook – rispetto la sua posizione pubblica, ma sono stato scelto dal parlamento e solo il parlamento può chiedere le mie dimissioni! Credo che rispettare i principi della costituzione sia essenziale per la nostra società e in nessun caso accetto che un procuratore sia al di sopra del parlamento, del governo o dei cittadini! al contrario si tratterebbe di una dittatura e credo che 25 anni dopo il 1989 sarebbe un grave errore per noi”. Come si vede, Ponta deve aver cambiato idea nel frattempo. Il premier era accusato anche di conflitto d’interessi: “Da premier Ponta ha nominato Dan Sova-Coman, ad agosto 2012 come ministro per i rapporti con il parlamento, nel dicembre 2012 come ministro delegato per i progetti infrastrutturali e investimenti nazionali ed esteri, nel febbraio 2014 come ministro ad interim dei trasporti e, infine, nel mese di marzo 2014 come ministro dei trasporti – ha scritto la procura – e in passato ha ricevuto da parte di Sova-Coman denaro per un totale di circa 250.000 Lei (circa 56.000 euro, ndr) e il diritto ad uso gratuito di una vettura”.