Politica

Quando la Lega di Maroni e Salvini regolarizzò 200mila immigrati

roberto maroni matteo salvini

Oggi il Presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni annuncia che ci saranno dei tagli nei trasferimenti dalla Regione a quei comuni lombardi che decideranno di accogliere le richieste del Governo e dare ospitalità a profughi e rifugiati. Wuella di Maroni è solo la classica sparata (a salve) leghista perché in realtà le decisioni in materia di politiche dell’immigrazione non sono un argomento di competenza delle regioni. E il Presidente della Lombardia dovrebbe ben sapere come funzionano le cose perché lui al Governo ci è stato in più di un’occasione. In particolare nel 2002 quando l’allora Governo Berlusconi II (in carica dal 2001 al 2005) regolarizzò ben 200.000 immigrati.

fonte: http://www3.istat.it/dati/pubbsci/contributi/Contributi/contr_2005/2005_17.pdf
fonte: http://www3.istat.it/dati/pubbsci/contributi/Contributi/contr_2005/2005_17.pdf

LA LEGA DI LOTTA E DI GOVERNO E LA BOSSI-FINI
All’epoca, come ricordato qui, Maroni era ministro per Lavoro e delle Politiche sociali e fu proprio quel Governo a ratificare il regolamento di Dublino II. L’ultima revisione dell’accordo (il cosiddetto regolamento di Dublino III) avvenne nel 2013 e venne ratificata dal Governo Letta. Un documento dell’ISTAT ci ricorda che in quel periodo, oltre al tanto contestato (oggi che la Lega è all’opposizione) regolamento di Dublino l’allora Governo Berlusconi si rese protagonista di un’altra iniziativa sulla quale i leghisti ebbero poco o nulla da eccepire: la regolarizzazione – nel 2002 – di 200.000 immigrati, la maggior parte dei quali (come si evince dalla cartina qui sopra) nelle provincie e nelle regioni del Nord. A dare l’avvio a quella che è stata la più imponente opera di messa in regola degli immigrati è stata la Legge 189 del 2002 nota anche con il nome di Legge Bossi-Fini. Ecco come andarono le cose:

Oltre ad aver introdotto delle novità nei criteri per l’assunzione dei lavoratori extracomunitari, la legge Bossi-Fini ha dato l’avvio alla più grande regolarizzazione della
presenza degli stranieri effettuata in Italia. Il provvedimento inserito all’interno della legge stessa sull’emersione del lavoro irregolare dei cittadini extracomunitari impiegati in attività di assistenza o di lavoro domestico presso le famiglie ha suscitato l’interesse del mondo imprenditoriale italiano che ha spinto per ottenere l’estensione della regolarizzazione anche
agli altri lavoratori subordinati. Il governo, con il Decreto Legge n.195 del 1 O settembre 20026, ha recepito le istanze degli imprenditori, prevedendo che chiunque nell’esercizio di
un’attività di impresa, sia in forma individuale che societaria, abbia occupato alle proprie dipendenze nel trimestre precedente all’entrata in vigore della norma (quindi a partire almeno
dal 10 giugno 2002), lavoratori di nazionalità extracomunitaria in posizione irregolare, cioè in violazione delle norme che disciplinano il rilascio dei permessi di soggiorno per motivi di
lavoro, potesse regolarizzarne il rapporto di lavoro presentando una dichiarazione di emersione alla Prefettura, attraverso gli uffici postali, contestualmente al pagamento di un
contributo forfetario di 700 euro. Il rapporto di lavoro da regolarizzare poteva essere a tempo indeterminato oppure a tempo determinato, in quest’ultimo caso di durata non inferiore a un
anno. La scadenza per la presentazione delle domande di regolarizzazione era fissata all’11 novembre 2002.

L’ISTAT stima che tra il settembre 2002 e il dicembre 2003 grazie al provvedimento del Governo siano stati regolarizzati 247.525 lavoratori immigrati:

A livello regionale è la Lombardia a presentare il maggior numero di extracomunitari regolarizzati, con una quota pari al 28,2% del totale Italia, seguita dal Veneto e dal Lazio in
cui si registrano, rispettivamente il 12,3% e il 10,8 del totale nazionale. Quote inferiori caratterizzano l’Emilia-Romagna (9,0%) e la Toscana (8,5% ). Tra le regioni del Sud, che
complessivamente assorbono il 10,2 per cento dei regolarizzati, l’unica a presentare una quota rilevante è la Campania, con il 5,6 per cento.

E che dire di quello che Maroni disse riguardo la redistribuzione degli immigrati su base Regionale quando era ministro dell’Interno?