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Il caso Quagliariello

Gaetano Quagliariello lascia il ruolo di coordinatore del Nuovo Centrodestra. Il ruolo di coordinatore è un incarico fiduciario – questo il suo ragionamento, spiegato in una lettera inviata ad Angelino Alfano – e in queste settimane è emerso un dissenso sulla linea politica con il presidente del partito Angelino Alfano. L’intenzione, viene spiegato, è quella di affrontare tutte le questioni legate alla linea politica nelle sedi interne del partito ma anche all’esterno in un dibattito pubblico dal quale Quagliariello non ha intenzione di sottrarsi. L’ex ministro ha inviato una lettera ad Angelino Alfano chiedendogli di lasciare il governo per dedicarsi al partito.

quagliariello
La lettera, indirizzata ad Angelino Alfano, con cui Gaetano Quagliariello annuncia le sue dimissioni da coordinatore nazionale del Nuovo centrodestra: le divergenze sulla linea politica, scrive l’ex ministro al leader Ncd, «mi impediscono di continuare»

Il caso Quagliariello

Lo strappo si consuma dopo il voto sulle riforme e soprattutto dopo la decisione della maggioranza di incardinare il testo delle unioni civili nell’Aula del Senato. Da giorni Quagliariello non nasconde irritazione per la linea dell’esecutivo e per il posizionamento del partito. Insieme a lui altri dieci senatori potrebbero lasciare Ncd e formare un gruppo autonomo. La frattura, qualora non si arrivasse al chiarimanto, potrebbe arrivare dopo il via libera alla legge di stabilità. La deflagrazione della componente centrista era però attesa dal Pd da tempo e l’intervento di ieri in aula al Senato di Gaetano Quagliariello è stato l’annuncio che il momento era arrivato. Ora a palazzo Madama, dove i numeri sono quelli che sono, nonostante il buon risultato di ieri sulle riforme, si fanno i conti. I rumors negli ambienti dem raccontano di altri senatori centristi in uscita: tra i 5 e gli 8 potrebbero seguire Quagliariello nell’addio ad Angelino Alfano e alla maggioranza. Il punto sta nella collocazione che gli eventuali fuoriusciti (per ora Quagliariello si è dimesso da coordinatore Ncd e non ancora dal gruppo) sceglieranno. Sembra escluso un ingresso nel gruppo dei verdiniani di Ala. Si parla di un possibile passaggio intermedio nel Misto per poi mirare a un azzardato ritorno in Forza Italia. Ma la voce più insistente è quella della confluenza con la pattuglia dei tosiani al Senato, con i quali il governo ha instaurato un dialogo durante i lavori a palazzo Madama sul ddl Boschi. E Angelino Alfano come l’ha presa?  “Io non trovo nessuna ragione al mondo, in un momento in cui inizia la ripresa e ci si accinge a un referendum sulle riforme, per tornare indietro. Abbiamo fatto tutti una scelta, è stata dolorosa ma secondo me giusta, corretta anche per i risultati e per me definitiva. Ciascuno è libero di fare quello che vuole e tornare indietro, ma noi da quel coraggio non indietreggiamo neanche di un millimetro. Noi siamo forti perché siamo in grado di dire no alle adozioni per le coppie omosessuali, siamo forti se siamo uniti. Non trattengo nessuno”, fa sapere il leader NCD.

E le ripercussioni sul governo

Rivendica i risultati ottenuti anche Maurizio Lupi: “In queste settimane – afferma – le ragioni per cui Ap è al governo diventa ancora più evidente non solo per il successo di queste battaglie ma perchè questo successo si dimostra con i risultati. Tre grandi tabù del furore ideologico dello scontro tra centrodestra e centrosinistra sono stati abbattuti: articolo 18, Imu e Tasi sulla prima casa e contante”, “questi due anni hanno dimostrato che il problema non è il ricatto ma – insiste – la forza delle ragioni e la bontà delle nostre proposte. Con il coraggio delle scelte fatte credo che l’Italia stia cambiano e io credo in meglio”. Rocco Buttiglione, a sua volta, ci tiene a sottolineare che quello del governo “non è un programma di sinistra e nemmeno di destra ma è un programma ‘democristiano’, tipico dei partiti popolari europei”. “La nostra partecipazione – sottolinea – è decisiva e morde sui contenuti. Crediamo di svolgere una funzione decisiva e importante”. Quagliariello ha rilasciato un’intervista a Monica Guerzoni del Corriere della Sera per spiegare le sue intenzioni dicendo che tutto nasce dall’incardinamento al Senato della legge sulle Unioni Civili, a cui NCD è contraria ma che l’esecutivo non avrebbe fermato nonostante il voto favorevole del partito alla riforma del Senato:

Se Alfano non esce dal governo lei farà un nuovo gruppo parlamentare e quanti la seguiranno?
«La risposta di Alfano non mi sembra incoraggiante. Se non si sposta niente ognuno agirà di conseguenza e assumerà la proprie decisioni.Se esco, non sarò solo. Nel partito e nella base molti la pensano come me e tanti che se ne sono andati potrebbero tornare. Ma non è una cosa per ripiombare nel passato».
Tornerà con Berlusconi?
«Noi abbiamo il merito storico di aver salvato il Paese. Ora siamo a un bivio, si tratta di capire se si può andare avanti insieme e se c’è qualcun altro che la pensa come me. Come io spero. In caso contrario, non è un obbligo continuare a fare politica».
Se fallisce lascia il Senato?
«Se non ci saranno forze sufficienti finirò la legislatura, poi farò altro. Io spero che ci sia un sussulto dentro Ncd. In secondo luogo, spero che qualcuno la pensi come me».
Il centrodestra può rinascere con chi ha dato del golpista a Napolitano?
«Se questo centrodestra non cambia profondamente è votato alla sconfitta. Berlusconi è una componente di quell’area, ma è impossibile ripensarla a partire dalla sua centralità».
Farà una sua lista elettorale, con Fitto e Tosi?
«Alle Regionali abbiamo preso il 4 per cento. Ma dove abbiamo fatto alleanze con Tosi e Fitto, abbiamo toccato il 19 per cento. Ora dobbiamo scegliere. O continuiamo su questa linea di ricerca, incompatibile con un ruolo di governo interpretato in modo soft, oppure abbracciamo un’alleanza organica con la sinistra, oggi impedita dalla legge elettorale. Rimanere in mezzo al guado è pura follia».
Roma sarà la prova generale del nuovo centrodestra?
«Alfio Marchini è il candidato naturale. E mi auguro che da Roma nasca un nuovo centrodestra. Questa volta, con la “n” e la “c” rigorosamente minuscole».