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Il PSOE si piega a Rajoy per non morire

rajoy pontevedra

Il Partito Socialista spagnolo ha deciso di consentire al leader conservatore Mariano Rajoy di formare un nuovo governo, mettendo così fine a 10 mesi di paralisi politica ed evitando il ritorno alle urne per la terza volta in un anno. Il comitato federale del Psoe riunito oggi a Madrid ha deciso a larga maggioranza di astenersi al prossimo voto di fiducia per permettere a Rajoy, al potere dal 2011, di formare il governo, questa volta di minoranza. “La ripetizione delle elezioni sarebbe dannosa per gli interessi della Spagna e degli spagnoli”, si legge nella risoluzione approvata oggi dal Comitato, poche settimane dopo le dimissioni del segretario generale Pedro Sanchez che si era sempre opposto a un nuovo governo di Rajoy, dopo un mandato segnato da scandali per corruzione e crescenti disuguaglianze.

La Grande Coalizione in Spagna

Gli avversari di Sanchez hanno preferito ammorbidire la propria posizione e rimanere all’opposizione piuttosto che rischiare un risultato elettorale ancora più umiliante di quelli ottenuti nel dicembre del 2015 e lo scorso giugno. Il partito popolare di Rajoy ha vinto le elezioni sia a dicembre che a giugno, ma senza ottenere la maggioranza assoluta. Per dare vita a un governo di minoranza, il leader conservatore ha bisogno che i socialisti votino la fiducia o si astengano. Con la decisione adottata oggi, Rajoy potrà quindi presentarsi in parlamento già la prossima settimana, il 29 o 30 ottobre, per avere la fiducia e dare alla Spagna, all’inizio di novembre, un nuovo governo dopo oltre 300 giorni di interim.  Eventuali nuove elezioni, secondo i sondaggi, sarebbero state un disastro per il Psoe, con la probabile perdita di un quarto dei suoi attuali deputati, un umiliante sorpasso di Podemos e una schiacciante vittoria del PP. I tempi per evitare le urne però sono strettissimi. Se la Spagna non avrà un premier eletto entro il 31 ottobre scatterà la convocazione di nuove elezioni. Re Felipe avvia domani le consultazioni con i leader politici. Martedì a mezzogiorno il leader provvisorio del Psoe, Javier Fernandez, comunicherà la decisione del consiglio federale al monarca, che designerà Rajoy. Il Congresso poi si riunirà per l’investitura mercoledì o giovedì, e fra sabato e domenica Rajoy sarà eletto al secondo turno (al primo ci vuole una maggioranza assoluta, che non ha) con 170 voti su 350, grazie all’astensione Psoe.

Il PSOE si piega al PP per non morire

Non è escluso che alcuni socialisti, in particolare i catalani, rompano la disciplina di partito per votare ‘no’, rischiando l’espulsione dal gruppo. Inizierà poi una legislatura che tutti prevedono irta di spine per il leader popolare, che governerà con la maggioranza del Congresso contro, costretto a ricercare continui accordi con l’opposizione per non cadere. Molti non danno più di un anno o due al suo governo. La svolta socialista “pone fine a 300 giorni di calvario politico per la Spagna”, sentenzia El Mundo. Ma apre “una legislatura da infarto”, avverte La Vanguardia. Esausto, spaccato, sull’orlo della scissione con i catalani sostenitori del ‘no’ a oltranza al nemico Rajoy, il Psoe così guadagna tempo “per ricostruirsi” dall’opposizione come auspicano Javier Fernandez e altri ‘baroni’ moderati. Un congresso a inizio 2017 eleggerà probabilmente segretario la presidente andalusa Susana Diaz, nuova ‘dama di ferro’ del partito. Oggi è stata lei a intervenire per ultima prima del voto nel consiglio federale, una prerogativa di solito del segretario. Per il Psoe diventa vitale trovare una strategia per resistere alla ‘concorrenza’ di Podemos, che aspira come Syriza in Grecia a diventare il partito egemone della sinistra, ‘divorando’ spazio ed elettorato tradizionali dei socialisti. Il leader dei ‘viola’ Pablo Iglesias già tuona che a sinistra ora rimane solo Podemos perché il via libera socialista a Rajoy fa nascere di fatto una ‘Gran Coalicion’ fra Pp e Psoe, i due grandi partiti della ‘vecchia politica’.

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