Economia

Produzione industriale in calo a marzo, si è inceppata la locomotiva di Di Maio?

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Poco meno di un mese fa il vicepremier e bisministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio ci faceva sapere che «l’Italia spicca ancora una volta» perché il nostro Paese era «la locomotiva nella produzione industriale di tutta Europa in questo momento». Era quello che ci voleva dopo le battute di Conte sull’anno bellissimo e straordinario che ci si prospetta dinnanzi, tant’è che per settimane i 5 Stelle hanno ripetuto ovunque la storiella dell’Italia capofila in Europa per la produzione industriale.

La locomotiva di Di Maio si è già fermata?

Di Maio poi ci aveva spiegato che l’export italiano aveva segnato un record assoluto, un altro segnale secondo il vicepremier che il governo del Cambiamento stava davvero rimettendo in moto il Paese. Oggi sono usciti i dati ISTAT sulla produzione industriale di marzo e la locomotiva non c’è più. Perché l’Istat dice che a marzo 2019 l’indice destagionalizzato della produzione industriale è diminuito dello 0,9% rispetto a febbraio. Non solo perché – scrive l’Istituto di statistica – a marzo 2019 l’indice complessivo è diminuito in termini tendenziali dell’1,4% rispetto a marzo 2018 (pari al -3,1% dei dati grezzi). Si tratta del calo congiunturale più importante dal novembre 2018. L’indice destagionalizzato mensile mostra un modesto aumento congiunturale solo per i beni strumentali (+0,1%); diminuzioni si registrano invece per i beni di consumo (-2,3%) e, in misura più lieve, per l’energia (-0,4%) e per i beni intermedi (-0,3%).

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Cosa farà ora il governo? Dirà che in ogni caso le stime sulla produzione industriale del primo trimestre sono confortanti perché l’Istat scrive che la produzione aumenta dell’1,0% rispetto al trimestre precedente. Il problema è che questo dato (relativo alla produzione industriale di gennaio e febbraio) è praticamente azzerato dalla performance di marzo. Questo significa che il M5S e Di Maio hanno cantato vittoria troppo presto, perché la locomotiva italiana non sembra essere così lanciata e la performance del primo bimestre dell’anno è stata probabilmente frutto anche dell’effetto scorte dovuto alla ricostituzione dei magazzini. Gli analisti inoltre ritengono che «effetti di calendario abbiano contribuito a “spostare crescita” dal 2° al 1° trimestre, con un trend di sostanziale stagnazione al netto della volatilità su base trimestrale». Insomma forse Di Maio dovrebbe mettersi a spingere la locomotiva invece che fare propaganda.

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