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Come ha preso il Partito Democratico la scoppola a Roma e Torino

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Si profila una sconfitta epocale per Roberto Giachetti e per il Partito Democratico a Roma, dove la vittoria di Virginia Raggi appare nettissima e in perfetta linea con le previsioni. Gli esponenti del Partito Democratico hanno così deciso di cominciare un grande classico: l’analisi della sconfitta. Chiuso nella sua stanza al Nazareno con la vicesegretaria Deborah Serracchiani, il presidente Matteo Orfini ed il tesoriere Francesco Bonifazi, Matteo Renzi sta seguendo lo spoglio tra proiezioni e dati che arrivano dal territorio. Nel quartier generale del Pd, la reazione dei vertici ad un risultato, che si annuncia duro da digerire, è al momento il silenzio. Data per prevista la sconfitta a Roma, è del tutto inaspettata al vertice Pd, invece, quella che si profila a Torino con un ribaltamento del risultato rispetto al primo turno. La nota del Partito Democratico arriva però alle agenzie di stampa: Una “sconfitta netta e senza attenuanti a Roma e Torino contro le candidate M5s” e una “vittoria chiara e forte a Milano e Bologna contro i candidati delle destre”, sostiene l’analisi del Pd ai ballottaggi.

Come ha preso il Partito Democratico la scoppola a Roma

“Il quadro nazionale, invece, è molto articolato. Perdiamo alcuni Comuni dove abbiamo governato a lungo e vinciamo in altri Comuni dove da vent’anni la destra era maggioranza. La Lombardia, per esempio, vede per la prima volta tutti i Comuni capoluogo ormai a guida Pd. Vinciamo da Varese a Caserta, in zone per noi difficili. Ma resta l’amaro in bocca per alcune sconfitte molto dure, da Novara a Trieste. E’ dunque evidente il dato frastagliato del voto territoriale, dato che contiene peraltro anche alcune indicazioni nazionali su cui la Direzione nazionale del Pd rifletterà il prossimo venerdì 24 giugno, a partire dalle 15. A tutte e tutti i sindaci i migliori auguri di buon lavoro da parte del Pd“, conclude la nota. Prima aveva parlato Ettore Rosato, capogruppo PD alla Camera: “Dobbiamo prendere atto del risultato, partendo dagli errori del Pd ma anche della pulizia fatta dal Pd, facendo gli auguri alla Raggi perché faccia bene il sindaco e, inoltre, dicendo che qualsiasi sia il colore del sindaco il governo sarà vicino per governare bene la città”. Intanto il PD romano si diletta nell’analisi della sconfitta. Roberto Morassut, avversario di Giachetti alle primarie di Roma, scrive su Facebook in politichese stretto prendendosela con le correnti (esattamente quello che ha detto il segretario Renzi in tv parlando di lanciafiamme per le correnti romane): «Ora un nuovo PD. Si sciolgano le consorterie correntizie che soffocano la partecipazione e ostacolano l’ingresso di nuove forze. Sono un tappo mortale. Si riparta dalla politica e da un pluralismo di idee. In primo luogo a Roma. Ora più nessun alibi». La dichiarazione, enfatica il giusto nel suo dire poco o nulla, chiede la cancellazione di una realtà che ha caratterizzato tutti i partiti da quando è nata la politica (anche i 5 Stelle ne hanno), senza entrare per nulla nel dettaglio dell’analisi, che costringerebbe a fare nomi e argomenti. Stranamente qualcuno nei commenti gli fa notare che la sconfitta a Roma e l’ultimo chiodo sulla bara del fallito commissariamento di Matteo Orfini, l’ex dalemiano si è dimostrato incapace di conseguire gli obiettivi e oggi incassa una severa batosta contro gli odiati 5 Stelle.

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Il politichese stretto di Morassut

“Non è solo un voto amministrativo, è un chiaro giudizio negativo sulla politica nazionale. Così si rischia di andare a sbattere, occorre cambiare politiche di governo e gestione del partito”, dice invece Federico Fornaro, esponente della minoranza dem dopo gli exit poll dei ballottaggi. “Il risultato – sottolinea l’esponente dem della minoranza – conferma i problemi emersi al primo turno. C’e una rottura con pezzi del nostro elettorato tradizionale. E’ una sconfitta che brucia, nei quartieri popolari di Torino Appendino ha doppiato Fassino”. Per Fornaro “occorre una riflessione seria, non si puo’ mettere la testa sotto la sabbia. Bisogna avere il coraggio di riconoscere la dimensione della vittoria della Raggi e gli altri insuccessi”. Anche Marco Miccoli sembra molto più lucido dei capipartito finora latitanti:
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