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Il piano «segreto» di Matteo Renzi per il 51%

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Cosa c’è dietro la trasformazione dell’Italicum in Renzellum? Perché Matteo Renzi vuole assolutamente cambiare la legge elettorale frutto del Patto del Nazareno per attribuire il premio di maggioranza alla lista che ha ottenuto più voti invece che alla coalizione? Il segreto della risposta sta tutto nelle scatole cinesi del consenso che finora ha manovrato il premier.
 
IL PIANO SEGRETO DI RENZI
Renzi all’indomani delle elezioni del 24 febbraio 2013 ha trasformato la sua minoranza nel Pd in una maggioranza “per mancanza di alternative”. Non a caso si parlò di Opa sul partito anche per la velocità con cui tutti posti di responsabilità furono assegnati a uomini di fiducia. Nel giro di un anno poi Matteo ha soffiato l’ampia maggioranza di Letta e ha insediato un esecutivo “garantito” da un paio di innesti chiesti dal Quirinale (Padoan su tutti). Il tortuoso percorso delle scatole cinesi e ben rappresentato dal fatto che i punti strategici della sua politica (la legge elettorale tramite accordo con Berlusconi) Renzi li ha dovuti imporre prima al suo partito, poi in cdm e infine ha consegnato a incerti iter parlamentari gran parte delle sue aspirazioni. Il sistema a leva è famoso infatti per la sua scarsa efficienza. Un ordine nel passaggio da un livello a quello più in basso perde di forza e chiarezza, la continua contrattazione necessaria con gli interlocutori fa perdere tempo e costringe a compromessi e cambi di priorità. Come una tela con troppe cuciture si più strappare ad ogni sollecitazione in punti diversi. Renzi ha più volte dovuto “alzare la voce” nel suo partito e richiamare all’ordine alleati e ministri. Ogni volta che lo fa appare più debole, perché mentre i ribelli vengono cacciati o blanditi, chi lo sostiene è convinto di maturare crediti nei suoi confronti che presto tenterà di riscuotere. Cambiali che rapidamente diventano troppe per essere pagate. Solo i risultati oggettivi e riconosciuti dall’esterno sono in grado di ricompattare compagini tanto variegate. Vale in finanza come in politica, l’altro modo per fare tutti contenti è garantire dividendi, rendite, vantaggi. Il 40% alle europee si può ascrivere alla prima categoria, ma l’effetto è già svanito. Nella seconda invece Renzi è chiaramente deficitario, come dimostrano le sortite di Alfano, Monti, Civati o le schermaglie al limite del folkoristico con Fassina, Mineo, Minzolini.

matteo renzi
Il crollo del Pil tra 2008 e 2014 (fonte: Corriere della Sera)

LA LEGGE ELETTORALE AD PERSONAM
Ci sono molti motivi per scegliere il cambio di strategia, quindi. Il Renzellum non avrebbe più bisogno di quel complicato groviglio di tagliole – 12%, 8%, 4,5% – previste nell’Italicum e sarebbe introdotta un’unica soglia di ingresso al 3% per impedire un’eccessiva frammentazione. Ma soprattutto, come segnala Francesco Bei, il Renzellum è molto distante dal vecchio Italicum:

Quello si basava su due coalizioni, centrodestra e centrosinistra, che avrebbero marginalizzato il M5S. Il nuovo Renzellum invece è figlio dei tempi nuovi, prende atto della liquefazione del centrodestra e della nuova “vocazione maggioritaria” del Pd. Come rivela il professor Roberto D’Alimonte, uno degli architetti di quel lontano accordo, «nessuno allora sollevò mai l’idea di dare un premio alla lista, sempre si parlò di coalizioni.I problemi con Berlusconi riguardarono semmai le soglie di sbarramento e quella per aggiudicarsi il premio di maggioranza». Insomma, la novità del premio di lista si è materializzata successivamente, circa un mese fa, nell’ultima riunione a palazzo Chigi tra Berlusconi e Renzi (con Guerini e Verdini).E il Cavaliere, parlando davanti all’ufficio di presidenza di Forza Italia, ha fatto intendere sorprendentemente di considerarla ormai come cosa fatta: «Renzi chiederà una modifica all’Italicum e noi probabilmente gliela dovremo votare».

In cambio Berlusconi vuole che Matteo gli garantisca la stabilità del governo e che non si vada alle elezioni in un momento in cui il partito dell’ex premier è piuttosto debole. Inutile dire che la svolta conviene a Renzi:

Uno studio che gira tra i corridoi del Senato ha testato le proiezioni di un voto con la legge elettorale attualmente in vigore,ovvero il Consultellum: proporzionale puro con le preferenze e sbarramenti piuttosto alti. I risultati sono sorprendenti. Basterebbe ottenere un risultato intorno al 44-45 per cento (che gli sbarramenti favorirebbero) per avere la maggioranza sia a Montecitorio sia a Palazzo Madama. Il Pd, grazie al 40,8 delle Europee, è già abbastanza vicino. Un allargamento ai pezzi della sinistra di Sel e ai centristi di Scelta civica lo lancerebbe verso il traguardo. «Quei numeri sono alla nostra portata»,ripete Renzi ai fedelissimi.

E questo è anche il motivo del tentativo di imbarcare Andrea Romano e i resti di Scelta Civica da una parte, e Gennaro Migliore in uscita da SEL dall’altra. Tutto fa brodo per prepararsi a una lotta di percentuali alle prossime urne. In attesa del voto. Che, a dispetto di quanto pensa Silvio, dopo l’ok alla legge elettorale sarà davvero molto più vicino.