Economia

L’indicizzazione fino a duemila euro per le pensioni

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Con il ritorno alla piena indicizzazione delle pensioni fino a 2000 euro, che ieri il governo ha promesso ai sindacati confederali, l’Esecutivo vuol dare un segnale nei confronti di una fascia di anziani che da tempo vede eroso il proprio potere d’acquisto. Spiega oggi Roberto Giovannini su La Stampa che la novità è emersa nel corso dell’incontro tra i leader di Cgil-Cisl-Uil e il governo al ministero dell’Economia, presenti il ministro Roberto Gualtieri e la titolare del Lavoro Nunzia Catalfo, il viceministro Antonio Misiani e il sottosegretario Pierpaolo Baretta.

La premessa, hanno spiegato i rappresentanti del governo, è la scarsezza di risorse disponibili per esaudire le richieste dei sindacati, che avevano chiesto un intervento molto più forte. Con le risorse a disposizione si può fare ben poco: la proposta governativa è dunque quella di ripristinare al 100% la rivalutazione rispetto all’inflazione per gli assegni tra le tre e le quattro volte il minimo, ovvero tra i 1522 euro lordi (1200 netti circa) e i 2030 euro lordi (circa 1650 euro netti al mese). Questa fascia di pensionati nel 2019 godeva di una rivalutazione pari al 97% dell’inflazione: in altre parole, considerando un tasso d’inflazione dell’1% annuo, l’aumento dell’assegno effettivo sarà di pochi centesimi.

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La differenza tra piena indicizzazione e adeguamento nei rimborsi delle pensioni (Corriere della Sera, 28 giugno 2015)

Il governo aumenterà quindi gli assegni in base all’andamento dell’inflazione, utilizzando risorse per dare soldi ai pensionati e rischiando così di lasciare a secco le altre categorie. Ma oltre a dire Basta Salvini, cosa sta facendo il Conte Bis?

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