Fatti

Il PD licenzia tutti i dipendenti della Fondazione di Roma

Matteo Orfini

«Una decisione impossibile da evitare», dice Matteo Orfini, commissario del Partito Democratico a Roma e reduce dai trionfi elettorali della Capitale. Sta parlando finalmente delle sue dimissioni? No, non scherziamo. Sta parlando del licenziamento di tutti e dodici i dipendenti della Fondazione di Roma. La lettera è partita ieri e spiega che la decisione è stata presa a causa della “situazione economica-finanziaria non solo grave ma irreversibile”. “Abbiamo in questi due anni tagliato la gran parte dei costi dalle utenze, alla sede della Federazione – si legge nella lettera spedita ai dipendenti- ma purtroppo oggi si rende necessaria una misura anche per far fronte alle conseguenze del ritardo accumulato sul pagamento degli stipendi”.

Il PD licenzia tutti e dodici i dipendenti della Fondazione di Roma

La causa, stando alla missiva, è da ricercare nella legge che ha abolito il “finanziamento pubblico ai partiti politici” e che ha portato la Federazione a “rimodulare l’intera attività con un piano atto a riequilibrare la precaria situazione economico-finanziaria”. La “drastica riduzione delle entrate presenti e future derivanti dalla contribuzione degli eletti all’Assemblea capitolina e degli assessori – continua la lettera – esclude la possibilità di attivare l’adozione di strumenti alternativi”. Da oggi, dunque, prende il via la procedura di licenziamento per i dodici dipendenti, anche se in realtà chi ne subirà le conseguenze saranno solo in quattro. I restanti otto, infatti, sono in aspettativa non retribuita, alcuni perché parlamentari o consiglieri regionali, altri per motivi personali. “Al mio arrivo abbiamo trovato 2 milioni di euro di debiti”, ha detto Orfini. “Si tratta di 12 persone, di cui 8 sono consiglieri regionali o parlamentari – continua -. In questo modo almeno si offre la cassa integrazione alle altre quattro persone” che non percepivano stipendio da mesi. “La prima cosa che ho chiuso quando sono arrivato – continua Orfini – è stata la sede del Pd Roma ed infatti oggi ci appoggiamo alla regionale”. Da oggi, dunque, la Federazione romana del Pd si appoggerà ai volontari. “Purtroppo non c’è più la voglia e la grinta di una volta – racconta un esponente dem -, sarà difficile tenere in piedi una situazione allo sbando”.

Il sospetto di una ritorsione renziana dietro i licenziamenti

E il PD nazionale? “Quella attuale nella Federazione è una situazione molto complicata, la procedura di licenziamento collettivo e’ una scelta che e’ stata fatta a causa dello stato finanziario complicato, ma comunque di 12 dipendenti 8 sono in aspettativa perché ricoprono incarichi istituzionali, ne restano quindi 4 che potranno usufruire della cassintegrazione e una volta superato questo periodo emergenza si può lavorare e sono certo che si potra’ dare una prospettiva. Anche dal partito nazionale c’è piena disponibilità a lavorare insieme”, ha sostenuto il vicesegretario Lorenzo Guerini. Il segretario? Non pervenuto. A lui, si sa, le cattive notizie non piacciono.
renzi orfini playstation
Ma c’è di più. Andrea Arzilli sul Corriere della Sera Roma adombra dietro i licenziamenti il sospetto di una ritorsione renziana.

C’è chi pensa che ci sia una ritorsione «renziana» dietro al licenziamento da parte del Pd romano di dodici dipendenti, alcuni storici e altri in aspettativa come i «politici» entrati in Parlamento o in Consiglio reginale: Roberto Morassut, Marco Miccoli, Micaela Campana, Michele Pompeo Meta, Massimo Pompili e Mario Ciarla, più i due tecnici Caporale e De Cesare. Qualcuno ieri mattina, all’arrivo della mail firmata in calce dal tesoriere Carlo Cotticelli, ha fatto all’istante due collegamenti: il primo segue Piero Latino, l’unico funzionario politico dei quattro dipendenti in servizio appena messi alla porta, che sabato scorso si trovava al Centro congressi frentani per assistere alla nascita della nuova creatura politica di Massimo D’Alema, «ConSenso»; l’altro riguarda l’incontro di mercoledì al Nazareno tra il Viceministro Teresa Bellanova, che segue i tavoli di crisi per il Ministero dello Sviluppo Economico, e il Segretario Matteo Renzi. Solo un caso?

Leggi sull’argomento: Calenda fa a Renzi un’offerta che non potrà rifiutare