Opinioni

Gli sfottò di Calenda al PD sul canone RAI da abolire

La campagna elettorale si preannuncia scoppiettante. Il ministro dello Sviluppo del governo Gentiloni Carlo Calenda, che ha annunciato di non avere intenzione di ricandidarsi, su Twitter stamattina ha sfottuto una proposta del Partito Democratico anticipata in mattinata da Repubblica in cui si parlava di abolire il canone RAI.
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Oltre a cancellare la “tassa sulla tv” , infatti, il segretario dem intende modificare i tetti pubblicitari che penalizzano Viale Mazzini rispetto alle emittenti private. E che favoriscono, ovviamente, anche Mediaset. La proposta è già pronta. Sarà formalizzata di fronte al partito. E avrà una postilla che serve a tenere in piedi l’intero impianto. «Nella fase transitoria – spiega il leader ai big renziani convocati al partito – lo Stato dovrà supplire al canone trasferendo tra un miliardo e mezzo e due miliardi all’anno alla Rai.
È la stessa cifra che chiedevamo ai cittadini con questa brutta tassa. Abbiamo già individuato i tagli di spesa necessari per questa operazione». Un paracadute utile a salvaguardare Viale Mazzini nella fase di transizione, altrimenti insostenibile. Una cifra che dovrà progressivamente ridursi fino a scomparire, appena la tv pubblica si sarà consolidata nel nuovo mercato pubblicitario, libero dai tetti del passato. E sarà in grado di fare piena concorrenza ai colossi privati come Mediaset.

Calenda fa notare che se lo Stato deve supplire al canone dando i soldi alla RAI non ci sono molte differenze rispetto alla situazione attuale: sempre di soldi dei cittadini si tratta. Per questo, spiega il ministro, così sarebbe soltanto una partita di giro anche se di questo probabilmente i cittadini non si accorgerebbero, visto che vedrebbero soltanto che non viene più addebitato il canone nella bolletta dell’elettricità. Così come i “tagli di spesa” – che purtroppo non vengono esplicitati nell’articolo – di solito si risolvono in tagli nei servizi al cittadino, che andrebbe comunque a perderci. A meno che Renzi non abbia individuato qualche cosiddetta “spesa inutile” da tagliare. Nel qual caso sorgerebbe spontanea la domanda: perché non lo ha fatto il PD al governo?

Alessandro D'Amato

Il direttore di neXt Quotidiano